
La vita segreta dei costumi di “Hamnet” Come gli abiti del film di Chloé Zhao raccontano la vita interiore dei protagonisti
L’anno è appena iniziato e già si sa quale sia uno dei suoi film migliori: Hamnet, diretto dalla visionaria regista Chloé Zhao, adattamento dell’omonimo romanzo del 2020 di Maggie O'Farrell, che racconta la vita intima e travagliata della famiglia Shakespeare e di come, a partire dal dolore del lutto, si possa trovare ispirazione per creare un’arte in grado di farci trascendere la morte.
Nel film, in uscita il prossimo 5 febbraio in Italia e già vincitore come Miglior Film e Miglior Attrice Protagonista agli ultimi Golden Globes e nominato agli Oscar, Paul Mescal interpreta William Shakespeare, ritratto non come il bardo leggendario, ma come un giovane uomo tormentato dal suo passato e dalle ambizioni letterarie; mentre Jessie Buckley dà vita ad Agnes Hathaway, sua moglie, una donna forte e connessa alla natura. Insieme, i due devono affrontare la tragica morte del loro figlio undicenne, Hamnet, a causa delle peste. Un evento che, secondo la finzione del romanzo, avrebbe poi ispirato la creazione della celebre tragedia Amleto.
È chiaro che il film non è una semplice storia in costume ma una meditazione poetica sul lutto e le capacità di sublimarlo che ci dà l’arte. E proprio tutta la poesia del film viene non solo dalle magistrali interpretazioni degli attori (si parla già di Oscar per Jessie Buckley) ma anche da un comparto tecnico fortissimo che parte dalla regista per arrivare alla fotografia curata da Łukasz Żal e soprattutto dalla costumista Malgosia Turzanska che non si è limitata a una semplice ricostruzione storica ma ha fatto dei costumi di Hamnet un condotto fondamentale della narrativa.
Che ruolo hanno i costumi nella trama di Hamnet?
Per far sì che i costumi avessero un ruolo nel nel plasmare il tono emotivo e narrativo, fungendo da estensione visiva dei personaggi e del loro mondo interiore, la costumista Malgosia Turzanska ha adottato un approccio che ha preferito infrangere alcune regole storiche per dare più spazio al flusso della storia. In primo luogo, essendo gli abiti quasi parte delle scene e altrettanto strumentali nell’evocare il mondo elegiaco e “naturale” del ‘500, integra i costumi con ambienti come foreste primordiali, case buie e teatri di legno per simboleggiare la transizione da vita rurale a urbana, da gioia a perdita.
Ad esempio, le palette cromatiche si spostano da vibranti e organiche a smorte e desaturate dopo la morte di Hamnet, ma con bagliori di intensa vitalità rappresentata nei costumi teatrali di Amleto per mostrare come la bellezza e l’arte possano emergere dalla distruzione e dalla tristezza. Tutti i colori sono utilizzati in per riflettere gli stati d'animo dei personaggi: tonalità terrose e vivaci ma anche i grigi e i blu e verdi riecheggiano la mite bellezza contemplativa del paesaggio rurale inglese, dei suoi boschi e fiumi; man mano i colori non cambiano ma la loro tonalità diventa sempre più scura, con abiti grigi, ruggine e prugna che rappresentano i sentimenti macerati dal lutto mentre la vitalità, la trasformazione e la passione poetica sono annunciati, sullo schermo, da elementi rossi e arancioni.
In molti resoconti del suo processo creativo, Turzanska ha parlato anche della texture dei costumi, prodotti e colorati con materiali come il cuoio ricavato dai funghi inciso con il laser per creare texture irregolari, l’inchiostro gallico ricavato dalle noci di galla delle querce e dalla ruggine per tingere gli abiti, tessuti africani ricavati dalla corteccia degli alberi e l'argilla che si crepa, che aggiungono strati tattili che, da un lato rendono i vestiti autenticamente vissuti, e dall’altro associano i costumi stessi agli elementi del paesaggio naturale seguendo gli stessi temi di decadenza e rinascita che dominano la storia del film.
I costumi di Paul Mescal per William Shakespeare
I costumi indossati da Paul Mescal per il ruolo di William Shakespeare, o Will, sono nati da un mix di ispirazioni. Nel film, il drammaturgo è segnato da un’infanzia violenta insieme a un padre manesco e rabbioso e proprio qui, all’inizio del film, si vedono le imbottiture e giacche trapuntate ispirate a equipaggiamenti sportivi vintage per simboleggiare un "cuscino" contro i traumi paterni, creando un senso di vulnerabilità nascosta sotto rigidi strati di stoffa.
I colori dominanti dei costumi sono grigi e azzurri, e molti sono stati tinti con l'inchiostro gallico (una vera mistura storica che era probabilmente proprio quello usato da Shakespeare per scrivere) per far sì che Will “indossasse” letteralmente la sua vocazione poetica e di scrittore. I colori blu e l’inchiostro sono legati anche alle onnipresenti acque dei fiumi come l'Avon e il Tamigi dove, nel corso del film, vediamo Will nuotare per elaborare le proprie emozioni.
Molti degli abiti di Will presentano dei tagli veramente ispirati ai vestiti storici elisabettiani e alle tecniche dette “pinking” e “slashing” che rappresentano delle ferite simboliche che si allargano insieme al dolore del personaggio. Man mano che la trama avanza, i tagli iniziano ad apparire per la prima volta per rappresentare i propri dubbi sulla paternità dopo la nascita della figlia Susanna e per poi diventare grossi squarci dopo la morte del figlio. Nel climax del film, poi, durante la messa in scena di Amleto, Mescal indossa un sudario di lino coperto di argilla che si secca e crepa, sbriciolandosi come una crisalide fatta di terra che rappresentano l'emergere dal dolore e la catarsi artistica.
I costumi di Jessie Buckley per Agnes Hathaway
Se il protagonista del film è William Shakespeare, il vero centro emotivo è sua moglie Agnes, interpretata da Jessie Buckley. I suoi sono i costumi più spettacolari perché il suo personaggio è quello più legato al mondo naturale e più carico di simbolismi: a inizio film i costumi sono dominati da rossi, tonalità di arancio e di ruggine per simboleggiare la sua vitalità intensa e la sua allegria specialmente in contrasto con le palette più spente e marroncine che la circondano e con i colori scuri e le ombre della casa di Shakespeare.
Anche qui, come per gli abiti di Will, la texture è stata una parte fondamentale del racconto. Per diversi vestiti, sempre con l’idea di trasmettere tattilmente la rozzezza dei filati e la loro somiglianza con gli elementi naturali del paesaggio, è stato usato il tessuto di corteccia, la cui origine non è certo inglese ma africana, e nello specifico ugandese. È lì che da secoli il popolo Baganda lo produce a partire da diverse cortecce di alberi il più famoso dei quali è l’albero di Mutuba.
Il risultato è una serie di abiti dalla consistenza fibrosa e granulosa, con ricami irregolari che ricordano le forme organiche di vene e radici, ma privi di strutture rigide per rappresentare lo spirito libero di personaggio. I colori degli abiti sono dei rossi scuri e terrosi che fanno sì che il personaggio si mimetizzi col terreno quando si trova nella natura ma risalti come un elemento in contesti domestici. Con l'avanzare della trama, i colori passano dai toni accesi della maternità, ai prugna e ai marroni purpurei dopo la morte del primogenito, con tessuti molto grezzi che ricordano il muschio o i materiali crostificati e proporzioni più allungate nei volumi per trasmettere la depressione che “secca” ciò che era vitale un tempo
Nel finale, quando il personaggio di Buckley va a Londra per vedere la prima teatrale di Amleto, torna però a indossare l’abito rosso con cui l’avevamo vista inizialmente per simboleggiare l’avvenuta elaborazione del lutto e il ritorno della vita e del colore nella sua vita. Tutta un’evoluzione che eleva Agnes a fulcro emotivo del film e rendendo i suoi abiti forse il più esplicito simbolo di resilienza contro la perdita e la tragedia.




































































