"Se solo potessi ti prenderei a calci" è un incubo extra-sensoriale Il film di Mary Bronstein con protagonista la candidata agli Oscar Rose Byrne

Se solo potessi ti prenderei a calci è un incubo extra-sensoriale  Il film di Mary Bronstein con protagonista la candidata agli Oscar Rose Byrne

Ciò che colpisce di più di Se solo potessi ti prenderei a calci è la capacità del film di rendere visibile l’invisibile. Di dare completo sfogo all’immaginario, di mettere in scrittura elementi suggestivi e surreali e saperli poi trasportare sullo schermo restituendo esattamente le sensazioni che la sceneggiatrice e regista Mary Bronstein, insieme alla sua protagonista Rose Byrne, volevano far provare. 

È tutta colpa di un buco nel soffitto. Costretta a dover combattere per qualche giorno con un problema idraulico che ha reso invivibile la loro casa, Linda (Byrne) e la figlia trovano una soluzione di fortuna alloggiando per un breve periodo in un motel mentre il marito è impegnato con un lavoro che lo tiene lontano. La donna deve fare tutto da sola: deve pensare a come far riparare il danno, deve prendersi cura della bambina affetta da una malattia congenita e deve cercare di non impazzire mentre tutto ciò che la circonda sembra star per crollare, metaforicamente e non vista la voragine sopra al suo letto.

I veri temi del film

Linda, però, non vuole vedere ed è esattamente di questo che parla Se solo potessi ti prenderei a calci. Di non voler affrontare i problemi, che siano i propri o quelli degli altri, preferendo girare lo sguardo e rivolgendolo altrove. Bronstein lo fa capire bene attraverso due scelte registiche. La prima è privando lo spettatore del volto della figlia, intubata e forzata dal desiderio del genitore di poter liberarsi da quella che sembra una costrizione per poter cominciare a vivere una vita normale. Dall’altra con il buco a cui gli occhi e la mente di Linda torneranno più volte, un confine liminale dove perdersi e ricercare un contatto con se stessi.

@a24

It won’t! Rose Byrne is on the verge in IF I HAD LEGS I’D KICK YOU, now playing nationwide.

original sound - A24

O, talvolta, semplicemente col desiderio di sparire.Linda si concede qualche bicchierino di troppo e non disdegna l’uso di stupefacenti. Anestetici per una vita frenetica in cui sente di stare per impazzire, sensazione che lo spettatore finisce per provare sulla propria pelle, come se la forza centripeta del buco attirasse non solo la protagonista, ma anche chi è seduto a seguirne la storia. Stessa cosa per le giornate interminabili e asfissianti in cui la protagonista sente di star perdendo il controllo, lasciando confuso il pubblico che, a sua volta, vede sfumare gradualmente ciò che è reale stando dietro ai timori, ai pensieri e alle difficoltà quotidiane della donna.  

La sfida alle convenzioni

@oscars Rose Byrne as Linda in IF I HAD LEGS I’D KICK YOU. Nominated for Actress in a Leading Role at the 98th Oscars. Watch the #Oscars LIVE on Sunday, March 15th, at 7e/4p on ABC and Hulu. #OnlyAtTheOscars #RoseByrne #IfIHadLegsIdKickYou #Oscars #Oscar #AcademyAwards #AcademyAward #Movies #Film original sound - The Oscars

Le giornate di Linda diventano una sfida costante alle convenzioni, all’impossibilità di poter portare a termine anche i compiti più semplici a causa di un peso che la schiaccia e che, gradualmente, sentono sulla mente e sul petto anche gli spettatori. Una psicosi che si fa collettiva, che agita e disorienta sia la protagonista che il pubblico, sulla medesima barca quando si tratta di dover trovare una soluzione al caos inascoltato di cui è prigioniera Linda e da cui deve cercare di fuggire. La protagonista, infatti, parla eppure nessuno la sente. Prova ad aprirsi, ma viene costantemente respinta. 

Ironico che non riesca più a comunicare con gli altri pur ricoprendo lei in primis il ruolo di una psicologa, di cui ha a propria volta bisogno, peccato che nemmeno il suo voglia ascoltarla - a onor del vero è un collega dello stesso studio e non sarebbe professionale, interpretato tra l’altro da Conan O’Brien. Tutto ciò che Linda non riesce ad esprimere lo fa di riflesso Se solo potessi ti prenderei a calci.

Gli spazi immaginifici diventano un terreno fertile per smarrirsi, interrogarsi sul senso delle cose, su come ci sentiamo nel mondo. E nel film lo facciamo attraverso la storia di una donna e una madre che non sa più come scendere a patti con le difficoltà che sta passando, entrando e uscendo continuamente dalla sua mente, vivendo più di percezioni epidermiche e oculari che di informazioni concrete.

Il successo di una storia vera 

È libero e evocativo Se solo potessi ti prenderei a calci. È lo scollegamento graduale dalla realtà che Mary Bronstein racconta con gli strumenti del cinema e quindi dando anche a ciò che si muove dentro una forma, una luce, un colore. Byrne è bravissima in questa prova che le ha valso l’Orso d'argento per la miglior interpretazione al festival di Berlino del 2025, un Golden Globe e una candidatura ai premi Oscar. È nevrotica, implacabile, esausta e in cerca di cambiamenti che non sembrano arrivare.

È anche umoristica, cifra che sappiamo appartenere all’attrice e che si collega alla comicità inverosimile del film, come la scena in macchina con un inquieto criceto per cui Bronstein ha dichiarato di essersi ispirata al Jack Nicholson di Shining. Un’opera che nasce da un’esperienza semi-personale, poiché anche la regista ha dovuto affrontare la malattia di una figlia, che trova sublimazione nel cinema. Che non rimane però un caso isolato, un unicum ombelicale, bensì si apre al mondo. Anzi, ad un intero universo.