
I 5 migliori momenti della Paris Fashion Week FW26 Il mese della moda è finalmente finito
Dopo essere iniziata con la settimana dell’uomo a gennaio, oggi possiamo finalmente dire che, dopo due lunghissimi mesi, un’Olimpiade e perfino una guerra nel mezzo, la fashion season dedicata alle collezioni FW26 si è ufficialmente conclusa. A chiudere il cerchio, come sempre, è stata la Paris Fashion Week, che ha contato da calendario 68 show e 31 presentazioni. Un programma forse un po’ fiacco rispetto alle stagioni passate, sicuramente più focalizzato sulla quantità che sulla qualità. Nonostante questo, però, ci sono stati alcuni momenti capaci di attirare davvero l’attenzione dell’intero fashion system: ecco quindi i cinque migliori momenti della Paris Fashion Week FW26.
I cappelli pazzi di LV
Chi avrebbe mai detto che Nicolas Ghesquière avrebbe ritrovato il suo estro creativo da Louis Vuitton? Il designer franco-belga, dopo aver portato avanti per oltre un decennio un’immagine spesso percepita come un po’ tediosa per la Maison, durante la sua ultima sfilata ha dimostrato di saper ancora sorprendere. In passerella sono apparse silhouette ironiche e teatrali, accompagnate da una serie di copricapi decisamente inusuali per LV. Tra questi spiccavano una versione 2026 dei tradizionali bonnet olandesi, ma anche cappelli dalla struttura quasi architettonica, simili a piccoli gazebo, e cuffie a cono che ricordavano vagamente il cappello di Pinocchio.
Sarah Burton è degna erede di Lee McQueen (e Hubert de Givenchy)
givenchy fall-winter 2026 rtw by sarah burton pic.twitter.com/ddDLywjate
— bri (@bottegasveneta) March 7, 2026
Se il debutto non aveva convinto del tutto, la seconda collezione di Sarah Burton per Givenchy ha dimostrato senza troppi dubbi che la designer inglese è una degna erede del suo mentore. La FW26 della Maison parigina è stata un esercizio di tailoring quasi impeccabile, costruito su proporzioni rigorose e su una grande attenzione alla costruzione del capo. In passerella si sono visti doppiopetti gessati, cappotti dalla silhouette a clessidra e abiti drappeggiati con una precisione quasi scultorea. A fare il loro ritorno sono stati anche gli shark boot, questa volta riproposti in versione thigh-high, capaci di rendere ogni look estremamente sensuale pur coprendo completamente la lunghezza delle gambe delle modelle.
Courrèges e la borsa fantasma
Front and side views of the new Courrèges Shadow bag: completely flat, but made of stretch jersey coated in leather, so you can actually slip a ton of stuff inside. Kind of genius. pic.twitter.com/fb30vMcfEi
— Vanessa Friedman (@VVFriedman) March 4, 2026
Per questa stagione Nicolas Di Felice ha deciso di portare in passerella qualcosa che sembrava quasi impossibile: la borsa più sottile mai esistita. È nata così la Shadow bag di Courrèges, un accessorio che a prima vista sembra completamente piatto. Guardandola frontalmente o di lato sembra quasi inesistente, come se fosse stata schiacciata tra due superfici. In realtà il trucco sta nella costruzione. La borsa è realizzata in jersey stretch rivestito in pelle, un materiale elastico che permette di infilare al suo interno sorprendentemente molte cose senza alterarne troppo la forma.
La security di Celine
Per la seconda collezione di Michael Rider, lo show di Celine è iniziato ancora prima che le modelle mettessero piede in passerella. A catturare l’attenzione degli ospiti, infatti, è stata la security, che presidiava l’ingresso e l’area della sfilata con un dettaglio tutt’altro che casuale. Nonostante a un primo sguardo potessero facilmente essere scambiati per modelli, gli addetti alla sicurezza indossavano una serie di cravatte della Maison. Le cravatte variavano da stampe più giocose, con motivi di pianoforti e cani, fino a versioni più classiche, impreziosite da lavorazioni in crochet.
Julian Klausner non se sbaglia una
@nssmagazine Come with us backstage at the latest Dries Van Noten show in Paris #driesvannoten #parisfashionweek #pfw #backstage #tiktokfashion original sound - SaintValiant
E se dobbiamo parlare di degni eredi, non possiamo non menzionare l’enfant prodige della nuova guardia di designer, Julian Klausner, che stagione dopo stagione, tra womenswear e menswear, continua a convincere l’intero fashion system che dopo Dries solo lui avrebbe potuto preservare i codici della Maison, pur riuscendo allo stesso tempo a modernizzare il brand. Secondo quanto dichiarato dal designer, la collezione è «una celebrazione della trasformazione, del dialogo silenzioso ma potente tra passato e futuro». Un leitmotiv che traspare soprattutto nell’uso dei materiali e nei dettagli degli ultimi look della sfilata, dove i tasselli diventano veri protagonisti.












































