I giovani hanno cambiato idea sulle biblioteche Le biblioteche sono l’ultimo spazio libero delle città

I giovani hanno cambiato idea sulle biblioteche  Le biblioteche sono l’ultimo spazio libero delle città

Per anni abbiamo pensato alle biblioteche come a dei non-luoghi. Spazi un po’ sospesi nel tempo, pieni di scaffali, silenzio obbligato e quell’estetica istituzionale che sembrava destinata a scomparire sotto i colpi dello streaming, dei coworking e dei caffè pieni di laptop. Erano il territorio dei ricercatori solitari o il rifugio temporaneo degli studenti in sessione, quelli che arrivano con le occhiaie e una pila di appunti. Poi è successo qualcosa di curioso: le biblioteche hanno ricominciato a riempirsi.

Perché stiamo tornando in biblioteca?

@zandoprojects Sarah Jessica Parker on the importance of public libraries for #BannedBooksWeek #letfreedomread #sjplit #sarahjessicaparker #readersoftiktok Getting Better - Danilo Stankovic

Non è un fenomeno isolato. In molte città europee e non solo, sempre più giovani passano ore dentro questi spazi: tavoli pieni, computer aperti, gruppi di studio. E no, non è solo per il Wi-Fi gratuito. C’entra piuttosto un cambiamento più grande nel modo in cui viviamo le città.

Oggi quasi ogni spazio urbano richiede una transazione. Per stare seduto da qualche parte devi ordinare un caffè, pagare un biglietto, consumare qualcosa. La biblioteca invece rimane uno degli ultimi posti dove puoi semplicemente stare. Entrare, sederti, aprire un libro o un computer e restare lì senza che nessuno ti chieda nulla. In una città come Milano, dove il ritmo è sempre più veloce e ogni luogo sembra progettato per produrre qualcosa, questa cosa ha un valore enorme.

Forse è anche per questo che molti ragazzi stanno tornando in biblioteca. Non solo per studiare, ma per trovare un tipo di concentrazione che altrove è difficile da ottenere. È quasi l’opposto dell’algoritmo: niente notifiche, niente feed infinito, niente rumore costante. Solo persone sedute nello stesso spazio, immerse nelle proprie cose.

Il contributo dell'architettura 

@adventurewithjune A rainy day at the Oodi Library in Helsinki #traveltiktok #traveltok #reisen #fujifilm #explore #finland #oodi #oodilibrary #finnland #helsinki #exchangestudent #exchangeyear #library #helsinkitips fine line acoustic - h

Negli ultimi anni anche l’architettura ha contribuito a cambiare la percezione di questi luoghi. Alcune biblioteche contemporanee sono state progettate proprio per essere vissute come spazi pubblici, quasi come piazze coperte. La Oodi Library a Helsinki è diventata un simbolo di questo approccio: oltre ai libri ci sono studi di registrazione, laboratori creativi e spazi dove lavorare o incontrarsi. In Danimarca la Dokk1 è uno dei luoghi più frequentati della città, affacciata sul porto e pensata come un vero hub urbano. E poi c’è la Tianjin Binhai Library, diventata virale per la sua architettura spettacolare, quasi più visitata come spazio che come biblioteca nel senso tradizionale.

Una nuova forma di socialità

Il punto però non è solo il design. È il fatto che questi luoghi funzionano perché permettono una forma di socialità molto strana, ma anche molto bella: quella silenziosa. Decine di persone nello stesso spazio, ognuna concentrata sul proprio lavoro, ma comunque parte di una piccola comunità temporanea. E in un’epoca dominata dalle dating app, sta diventando quasi cool anche conoscere qualcuno tra gli scaffali di una biblioteca. Uno sguardo che si incrocia tra due tavoli, una pausa nello stesso corridoio, la sensazione di riconoscere qualcuno dopo giorni passati nello stesso posto alla stessa ora.

Un luogo in cui rallentare 

C’è una biblioteca in cui ho passato molto tempo. Ci ho scritto e studiato dentro per mesi, spesso nello stesso posto, circondato da persone che non conoscevo ma con cui condividevo lo stesso silenzio. È lì che ho finito di scrivere il mio primo libro. Quando l’ho concluso mi è sembrato naturale lasciare una copia proprio lì, tra quegli scaffali. Non per fare un gesto simbolico o romantico, ma perché quel libro, in fondo, è nato anche grazie a quello spazio.

Ed è forse questo il motivo per cui le biblioteche stanno tornando piene di giovani. Non sono solo luoghi dove si conservano libri. Sono uno degli ultimi posti nelle città dove si può rallentare abbastanza da studiare, pensare, scrivere. O anche solo accorgersi di chi hai seduto davanti.