
I pantaloni di Zara e altri articoli diventati virali in quanto difettosi Pantaloni assassini, suole che si sbriciolano e rossetti mutanti
Che il fast fashion sia pericoloso per la salute e per il pianeta, ve lo diciamo da un po’. Certo, i nostri avvertimenti non si riferivano proprio a femori rotti e menti ricuciti (tutt’al più ad una sudorazione eccessiva da poliestere), ma, come si suol dire, non c’è limite al peggio. Il web è recentemente impazzito per un paio di pantaloni della linea Full Length in similraso (poliestere 100%) di Zara, prontamente etichettati «the deadly pants» (o «the hazard trousers»), poiché accusati di causare incidenti a coloro che osano indossarli.
Il problema è tanto banale quanto pericoloso: il tessuto scivoloso e leggero del capo non ha abbastanza peso o struttura per cadere in modo prevedibile, e l’orlo eccessivamente lungo si infila sotto la suola della scarpa opposta durante la camminata, provocando incidenti veri e propri. Per utilizzare un neologismo di TikTok, «the saxophones are getting louder» (un riferimento alla colonna sonora del film Boyz n the Hood del 1991).
Su TikTok sono comparsi centinaia di diari di sopravvivenza, con ragazze che raccontano di essere scivolate sulle scale mobili o costrette a sollevare i lembi del tessuto come per guadare un fiume pur di scendere le scale della metropolitana senza cadere. Non è la prima volta che un prodotto non funziona come dovrebbe, provocando una crisi aziendale o la nascita di migliaia di meme online.
Ecco altri casi, distanti nel tempo e nelle categorie merceologiche, che mostrano come un problema di produzione possa trasformarsi in un fenomeno virale.
Le dermatiti da contatto dei Fitbit Force (2014)
I miss wearing my #fitbit but the #fitbitrash just won't go away. :(
— Carol Hope (@run_carol_run) August 16, 2015
Un caso da manuale di attivismo digitale spontaneo, nato prima ancora dell'era TikTok. A gennaio 2014 gli utenti del bracciale fitness Fitbit Force iniziarono a postare foto di arrossamenti, vesciche e vere e proprie "ustioni" nel punto di contatto tra polso e dispositivo.
Una singola utente, Kim Reichelt, creò un database pubblico per le vittime del tracker, alimentando una vera mobilitazione online: in poco tempo, la lista crebbe da 198 a quasi 800 testimonianze, con quasi mille persone che avevano dichiarato sintomi simili nel forum ufficiale Fitbit. Il colpevole? Stando alle dichiarazioni rilasciate da James Park, chief executive e co-fondatore dell’azienda, alcuni utenti potevano reagire al nichel presente nell’acciaio inox del dispositivo. Altri, sempre secondo Park, potevano riscontrare una reazione allergica più specifica ai materiali del cinturino o agli adesivi utilizzati per assemblare il prodotto. Il caso portò a un richiamo di un milione di unità negli USA, a un rimborso agli acquirenti e alla dismissione totale del prodotto.
Le suole delle adidas Yeezy Boost 350
@sunnyutkvy4 I haven't worn it for more than a year, and I can't bear to lose it #shoes #sneakers #diy #fashion #asmrsounds #asmr #shoerepair #CleanTok #cleaning #shoeswashing #yeezy #yeezy350 #fyp original sound - sunny_bee
La community sneaker, proprio nel momento di massima esplosione dello streetwear, si è divisa tra Reddit e YouTube, tra chi condannava (si fa per dire) il proprio idolo Kanye West e chi lo difendeva a spada tratta. La suola in poliuretano espanso di alcuni modelli Yeezy 350 mostrava segni di un processo chimico chiamato idrolisi: l'umidità presente nell'aria e nel suolo degrada nel tempo i legami chimici del poliuretano, trasformando una suola compatta e resistente in una massa friabile che si crepa o si sbriciola.
Un destino che colpisce anche le scarpe mai indossate e conservate perfettamente nella scatola originale, perché il processo non dipende dall’uso, ma semplicemente dal tempo trascorso e dalle condizioni climatiche di conservazione. La stessa suola ha poi mostrato altre problematicità, tra cui l’ingiallimento dovuto all’ossidazione del materiale a contatto con la luce, che ha portato i fedeli consumatori a inventare e vendere online coprisuole protettive per rallentarne il degrado.
Il fenomeno ha generato una piccola industria parallela di riparatori di suole Yeezy, artigiani o geni del fai-da-te che pubblicavano video di sostituzione della suola, ed è diventato un inside joke tra gli appassionati: comprare Yeezy come investimento e ritrovarsele decomposte nell'armadio qualche anno dopo, insieme al valore di mercato al resale crollato. Questo tipo di malfunzionamento, comune anche ad altri modelli di scarpe e ad altre case produttrici che utilizzavano polimeri simili, ha spinto la community a interrogarsi sull'indossare i propri costosi acquisti (anche a costo di rischiare di rovinarli) anziché lasciarli deteriorare silenziosamente nella scatola nel tentativo di preservarli.
Jaclyn Cosmetics x Morphe: i rossetti incriminati (2019)
It’s normal for Jaclyn Hill Cosmetics
— here for the tea (@HereForTheTea2) June 10, 2019
Nel maggio 2019, la youtuber Jaclyn Hill annunciò la collaborazione con il brand di cosmetici Morphe. La partecipazione della creator a partnership con brand di makeup (tra cui, in precedenza, Becca e lo stesso Morphe) aveva dato risultati dubbi, portando le aziende a ritirare alcuni lotti di prodotti dal mercato. Una storia pregressa che avrebbe dovuto insospettire, ma che invece non ha impedito a migliaia di clienti di acquistare i rossetti della nuova collezione Morphe x Jaclyn Hill, spinti dalla fanbase enorme della creator. Ad attenderli, prodotti visibilmente deformati: bolle d'aria intrappolate nella formula, superfici grumose e irregolari invece della consueta finitura liscia, e corpi estranei incastonati nella formula, apparentemente simili a peli.
Stando ad alcune teorie, i prodotti sarebbero rimasti per anni chiusi in scatoloni dentro i magazzini, per attendere la chiusura delle pratiche di divorzio della creator prima di lanciarli sul mercato. Tra le accuse e le cospirazioni dietro questo disastro produttivo, il marchio ammise che alcuni prodotti potevano essersi danneggiati nel corso del processo produttivo, ma che questo non ne inficiava la sicurezza. Il caso esplose su Twitter e TikTok in poche ore, portando a un boicottaggio e a mesi di controversie sui social, a cui la creator rispose negli anni successivi, ironizzando sull’accaduto e quasi trasformando il fatto in un marchio di fabbrica della propria storia personale.
Le Crocs si sciolgono
TikTok@ayyyjonathan i guess that’s how that works huh
Formation - Irum Jam
A differenza degli altri casi, quello delle Crocs non è un singolo evento databile ma un fenomeno stagionale e ricorrente, quasi un rito collettivo che si ripete ogni estate. Ogni anno, Crocs diventa protagonista dell’hashtag #meltedcrocs, un bacino di video e diari di avventura provenienti da tutto il mondo in cui le persone documentano le proprie ciabatte ridotte a forme irriconoscibili. Il Croslite, la resina espansa con cui vengono realizzate le note ciabatte, tende ad ammorbidirsi, deformarsi, addirittura sciogliersi quando esposta a temperature troppo elevate.
Quello che rende il fenomeno diverso dagli altri casi elencati è la reazione del pubblico: non indignazione né richiami sanitari, ma un'accettazione quasi affettuosa, alimentata dallo stesso marchio, che negli anni ha costruito gran parte della propria identità proprio sull'autoironia (basti pensare alle collaborazioni bizzarre e ai modelli volutamente "brutti" diventati di culto). Le Crocs sciolte non minacciano una causa legale collettiva: generano contenuti, engagement, e paradossalmente rafforzano il legame emotivo tra il pubblico e un prodotto che, difetto o meno, resta uno degli oggetti di culto più duraturi della cultura pop contemporanea.