
La leggerezza di Jacquemus torna in passerella per la SS27 «Volevo tornare a quello che facevo quindici o sedici anni fa, ma con il savoir-faire che abbiamo oggi»
Fashion
29 Giugno 2026
29 Giugno 2026
C'è qualcosa di profondamente ironico nel presentare una collezione sotto il sole cocente della Corsica, con il vento che cambia continuamente direzione e il caldo che rende ogni movimento più vero. Prima ancora di parlare di silhouette o di savoir-faire nel backstage, Simon Porte Jacquemus ha sorriso davanti all'evidenza. «Non è la perfezione che immaginiamo, ma allo stesso tempo questa è la vita.» Una frase che ha raccontato questa mattinata meglio di qualsiasi comunicato stampa. Dopo stagioni passate ad allargare l'universo di Jacquemus attraverso location sempre più spettacolari, per la SS27 lo stilista è tornato nel Mediterraneo, scegliendo Calvi, in Corsica. Non per nostalgia, ma per ricordare a sé stesso quale fosse l'essenza del marchio.
Nel backstage, Simon ha raccontato che tutto è nato da una domanda. Con il lancio della linea beauty previsto per il prossimo anno, si è ritrovato a chiedersi: «Che cosa voglio che le persone vedano quando pensano a Jacquemus? Qual è davvero lo spirito di Jacquemus? La leggerezza.» Leggerezza nei colori, nelle costruzioni, nelle emozioni. Guardando la collezione, era impossibile non accorgersi di come ogni look fosse costruito attorno a questa idea. Gialli burro, rossi pomodoro, bianchi luminosi, righe e pois evocavano il Mediterraneo senza mai cadere nello stereotipo. Più che una cartolina, sembrava un ricordo.
@nssmagazine Jacquemus invited guests to Corsica to unveil its SS27 collection #jacquemus #corsica #simonportejacquemus #tiktokfashion original sound -
Questa nuova leggerezza nasce anche da qualcosa di molto personale. Simon ha raccontato di come i suoi figli, Mia e Sun, abbiano cambiato il suo modo di guardare il colore. «Mi danno la forza di usare il giallo, il rosso, le righe, i pois… delle slippers facili con cui puoi entrare direttamente in acqua.» Ascoltandolo, è diventato evidente che la collezione non parlava semplicemente del Sud della Francia, ma dello sguardo con cui lo si osserva quando tutto sembra ancora possibile. Anche le silhouette guardavano alle origini del marchio. Brassière, crop top e linee essenziali riportavano ai primi anni di Jacquemus, ma con una maturità tecnica completamente diversa. «Volevo tornare a quello che facevo quindici o sedici anni fa, ma con il savoir-faire che abbiamo oggi.»
Probabilmente è questa la frase che descrive meglio l'intera collezione. Più che reinventare il proprio linguaggio, Simon lo ha distillato. I ricami scomparivano all'interno della costruzione dei capi invece di imporsi sulla superficie. Le piume diventavano parte della struttura. Le pelli assumevano texture ispirate a frutta e verdura, mentre i drappeggi rendevano le silhouette morbide senza rinunciare alla precisione. «Non volevo che nulla fosse troppo rumoroso.» Ed è proprio questa sottrazione ad aver reso la collezione così convincente. Ogni dettaglio chiedeva di essere scoperto, mai ostentato.
Guardando i modelli allontanarsi nel paesaggio di Calvi al faro, era evidente che non si trattasse di una sfilata costruita sullo spettacolo. Era un esercizio di identità. Il tentativo di capire che, a volte, il gesto più contemporaneo che un designer possa fare è tornare esattamente da dove tutto è iniziato. Con la SS27, Simon Porte Jacquemus non ha reinventato il proprio universo. Ci ha semplicemente ricordato perché ce ne siamo innamorati.