C’è chi vuole boicottare i David di Donatello 2026 Delle candidature e di cosa sta succedendo nel cinema italiano

Le nomination dei David di Donatello 2026 non si sono svolte in un clima molto sereno per il cinema italiano. Il giorno che ha preceduto le candidature ha visto il Coordinamento Autori Autrici (100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC, WGI) lanciare una lettera aperta dal titolo Non c'è Italia Senza Cinema in cui si manifestava la preoccupazione verso il taglio delle risorse del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo di 90 milioni, mentre sale da 40 a 100 milioni la quota del tax credit dedicata ai film stranieri girati in Italia. Un documento firmato da voci come Paolo Sorrentino, Valeria Golino, Paolo Genovese e tanti altri, a cui si unisce l’appoggio di professionisti di altri compartimenti dell’audiovisivo, come gli attori e le attrici andando da Filippo Timi a Jasmine Trinca.

Un appello nobile, contrastato però da un’altra frangia interna dell’industria dello spettacolo, che rimprovera ai colleghi e alle colleghe di essere intervenuti troppo tardi. Siamo ai titoli di coda, movimento politico culturale indipendente del settore cinema e audiovisivo, ha evidenziato il ritardo con cui i rappresentati illustri si sono mossi, accusando una scarsa lungimiranza e una perdita di tempo che potrebbe aver compromesso ulteriori manovre oltre che rallentamenti all’interno della ripresa del mercato del Bel paese.

Tagli al Fondo Cinema e crisi del settore audiovisivo in Italia

Perché, nonostante l’offerta prospera di cui si è parlato durante la conferenza stampa dei David di Donatello - con un elogio alla qualità e alla diversità di un settore che però, a vedersi, sembra nominare (e finanche premiare) sempre gli stessi nomi e sempre le stesse cose - ciò che sembra star accadendo lì fuori è ben peggiore di quanto viene raccontato negli ambiti istituzionali. Con un “Decreto ministeriale per la ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo” che è stato ridotto dai 696 milioni di euro del 2025 ai 606 milioni del 2026, per quello che sembra un continuo battere al ribasso per ciò che concerne creatività e sviluppo dei suoi rappresentanti in Italia. Rischiando quindi una crisi che sta già cominciando ad intaccare le produzioni medie e soprattutto piccole e che potrebbe portare alla scomparsa del cinema indipendente italiano - o, comunque, a rendergli la vita molto più difficile.

Una divisione interna all’industria stessa che mostra uno dei più grandi problemi del settore e non certo di recente scoperta: un’incapacità di fare sistema che mette a repentaglio il lavoro di molti per un mondo che sembra parlare a pochi e che ancora una volta si è dimostrato distante e frammentato invece di agire come un fronte comune. È per questo che Siamo ai titoli di coda chiede di mandare un messaggio ai firmatari di Non c'è Italia Senza Cinema, un gesto che possa amplificare quanto scritto nella lettera e cercare di lanciare un effettivo segnale al settore audiovisivo e al di fuori: boicottare la serata dei David di Donatello che si terrà il 6 maggio e che verrà trasmessa in prima serata su Rai Uno, ancora una volta accolta nei teatri storici di Cinecittà, perno cinematografico della capitale e d’Italia.

Le nomination ai David di Donatello 2026

Un altro dei grandi problemi del cinema italiano, però, è che non basterà certo qualche poltrona vuota (o molte) per far luce su ciò che sta attraversando. Specialmente prendendo come palcoscenico per accendere su di sé i riflettori un appuntamento come quello dei David di Donatello, il quale il pubblico a casa tende solitamente ad ignorare. L’invito è stato comunque lanciato e sta adesso ai candidati al premio decidere cosa fare, se partecipare all’evento o disertare. Ad esempio tra tutti l’assenza di Paolo Sorrentino potrebbe essere certamente qualcosa di cui parlare, col suo La grazia nominato con ben quattordici David, se non fosse che già lo scorso anno il regista e sceneggiatore si era assentato nonostante le candidature di Parthenope per ragioni, così si diceva, personali.

E proprio mentre il cinema più laterale rischia di affrontare la sua ora più buia, il vincitore di questi David, a prescindere da come andrà la premiazione, è senz’altro Le città di pianura di Francesco Sossai, film a basso budget girato per i territori del Veneto in cui gli spettatori erano guidati da Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla e Filippo Scotti - quest’ultimo unico non candidato a differenza persino degli attori non protagonisti Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Sedici nomination con una bandierina in ognuna delle categorie più importanti. Il nostro Sinners, senza però i vampiri ma un tasso simile se non ben più alto di alcol. Un titolo che meriterebbe di conquistare tutto, sia perché sarebbe giusto, sia vista soprattutto la pigrizia delle candidature di quest’anno. O forse addirittura di un cinema tutto che, nonostante sia di valore, ha avuto poche frecce da tirare nel 2025, adagiandosi su pattern già scritti e opere convenzionali.

Outsider, assenze e polemiche

Per questo a risaltare di più sono le grandi assenze che avrebbero potuto fare la differenza. La comicità acida de Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, l’horror di Paolo Strippoli con La valle dei sorrisi, il western rivisitato nelle lande laziali di Testa o croce?. L’unica sorpresa sono le cinque candidature a Gioia mia, film piccolo di debutto di Margherita Spampinato. Candidata anche per il miglior esordio dove sono quattro le donne nominate su cinque, a compensare la totale assenza nelle categorie di Miglior film e Miglior regia. Un appunto che Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica della Fondazione David di Donatello, ha tenuto a sua volta a sottolineare come simpatico remainder per i produttori: è vero che è facile investire nelle registe alle opere prime, ma che ci si ricordasse anche di credere in loro quando devono proseguire la propria carriera, non lasciandole indietro e alzando magari loro il budget.

In fondo siamo ancora una manifestazione che tiene come dicitura “Miglior autore della fotografia”, come se le donne non potessero svolgere la mansione di dop. E pensare che in Italia abbiamo avuto una direttrice della fotografia vincitrice prima degli Oscar, nei quali nel 2026 ha trionfato la prima donna in assoluto in novant’anni, Autumn Durald Arkapaw di Sinners. Che poi sia sempre più o meno una sola a venir candidata, ovvero la brava Daria D’Antonio, è un altro punto che ci dice molto di questo mestiere e che non è da sottovalutare.

Le nomination più discutibili dei David di Donatello

Per il resto i David di Donatello hanno riservato le solite gemme che spesso gli competono. Intanto nella categoria miglior canzone è stato candidato un brano del 2014 di Brunori Sas, Arrivederci tristezza, sostituito dopo essersi accorti dell’errore con Lasciare qualche scia dal film Nonostante. In più nella stessa categoria La prostata enflamada di Luca Medici aka Checco Zalone di Buen Camino compete con la Vaster Than Empires di Trent Reznor e Atticus Ross per Queer. Un film che sembra provenire da epoca distante visto che Luca Guadagnino nel frattempo ha presentato un altro film a Venezia (After the Hunt) ed è pronto col successivo (Artificial), ma almeno possiamo dire che i David hanno vendicato gli Oscar dove il titolo non ha ricevuto nemmeno una nomination.

Per il resto altre anomalie non mancano, niente di insolito che ai David di Donatello non abbiamo già visto passare (ad esempio con gli ultimi anni segnati dalla polemica film/serie tv), come le candidature in eccesso dove invece di cinque persone ne sono nominate sei. Plus riservato maggiormente alle categorie degli interpreti, spesso sempre gli stessi, e che perciò rendono impossibile non fare il tifo per gli outsider (rispetto all’animo mainstream del nostro cinema) come Aurora Quattrocchi di Gioia Mia, il cast de Le città di pianura e Milvia Marigliano, la stratosferica critica d’arte Coco Valori de La grazia. Che ne sarà dunque della rivolta (o meno) del cinema italiano bisogna aspettare il 6 maggio 2026 per scoprirlo, giorno della cerimonia della 71esima edizione dei David di Donatello.