
Gli Oscar 2026 sono stati i più divertenti in anni Specialmente perchè Michael B. Jordan ha rubato da sotto il naso la statuetta a Timothée Chalamet
Per gli Oscar 2026 avevamo preventivato grande divertimento e così è stato. È bene chiarire però cosa intendiamo quando usiamo la parola divertimento. Non ci riferiamo solamente alla sfera dell’intrattenimento, bensì ad un intero spettro di possibilità che ci si attenderebbe da un evento come quello dell’Academy, il quale quest’anno ha mantenuto le aspettative. Non parliamo solo dei vincitori della statuetta. È stato l’insieme delle occasioni che la manifestazione aveva e non ha mancato di rispettare che l’ha resa una serata da ricordare, per il tempo breve con cui tendiamo a ricordarci di una vittoria agli Oscar, ovviamente.
L'annata delle donne
A riempire il cuore è stato veder trionfare per la prima volta una donna nella categoria della Miglior fotografia, premio andato a Autumn Durald Arkapaw per Sinners. Un riconoscimento arrivato a una donna novantotto anni dopo la nascita degli Oscar e che mostra come sia possibile trovare professioniste per ruoli di rilievo anche dove era insolito trovarle. Così come l’emozione del Miglior casting andato a Cassandra Kulukundis per Una battaglia dopo l’altra, la quale inaspettatamente batte la collega Francine Maisler dopo che quest’ultima aveva già “conquistato” lateralmente il premio per il miglior ensemble agli Actor Awards con Sinners, per una categoria dove al suo primo anno ha quattro donne su cinque tra i candidati.
Oltre ai traguardi, gli Oscar 2026 sono stati la notte delle lacrime per Bob Reiner, Diane Keaton, Catherine O’Hara e Robert Redford, con un tributo nientemeno che da Barbra Streisand. Quella di ieri è stata anche la serata che ha decretato ufficialmente Emma Stone come erede di Meryl Streep perché, pur non avendo alcuna chance di vincere con Bugonia (va bene così, a trentacinque anni aveva già guadagnato due Oscar), aveva comunque un posto riservato in prima fila. C’è stato poi il momento in cui gli Academy hanno voluto vagamente imitare Sanremo, ma invece che papere e paperi in IA ha riprodotto e mandato in onda una manciata di Michael B. Jordan fatti in serie. L’incubo di Timothée Chalamet, si potrebbe dire.
Per gli attori principali Jessie Buckley si porta a casa la statuetta con stupore di nessuno ma la gioia di tanti per Hamnet mentre Amy Madigan ha vinto la statuetta come Migliore attrice non protagonista per Weapons, segnando la prima delle conferme/sorprese nella sezione degli attori della notte degli Academy, le categorie più impreviste che durante questa lunga awards season hanno visto ognuno degli attori e delle attrici più papabili conquistare almeno un premio importante.
Sean Penn e la questione politica
@cinemajestic Sean Penn wins the Oscar for Best Supporting Actor for his role in One Battle After Another. His third Academy Award. #onebattleafteranother #oscar #academyawards original sound - Cinemajestic
Ha vinto Sean Penn, sempre per Una battaglia dopo l'altra, ma al suo terzo Oscar in carriera, dopo Mystic River e Milk, l’interprete non si presenta a seguito di una stagione dei premi insolita dove è stato più o meno presente e, quando c’era, era come se si trovasse in un altro luogo, come quando ha fumato indisturbato nel teatro dei Golden Globe. Una poltrona lasciata vuota in quanto, secondo il New York Times, Penn aveva in programma o stava preparando un prossimo viaggio in Ucraina. Le posizioni dell’attore sono state sempre molto ferree dal punto di vista politico, tanto che nel 2023 realizzò un documentario dal titolo Superpowers su ciò che la Russia aveva scatenato sull’Ucraina.
A prendere in mano le redini del discorso politico, nonostante l’entrata a gamba tesa anche del conduttore Conan O’Brien col suo monologo d’apertura tra conflitti sottintesi e Epstein Files, è stato Javier Bardem, presentatore insieme a Priyanka Chopra del Miglior film internazionale. Una posizione a metà da parte dell’Academy, come quella di molti durante la serata. Un non esporsi pubblicamente, ma lasciando fare ad altri il lavoro sporco. E, lasciandoglielo fare, almeno accondiscendere in qualche modo.
Affidare a Bardem un palco e un microfono, un attore che da mesi si espone e denuncia ciò che sta accadendo a Gaza e nel mondo, vuol dire non fargli perdere l’occasione di fare un intervento, facendo presumere una solidarietà da parte dell’organizzazione degli Oscar la quale gli ha riservato non a caso lo slot del film internazionale in cui gareggiavano titoli come La voce di Hind Rajab e Un semplice incidente. Non poteva perciò che contenere con un “No alla guerra e Palestina libera” la sua presentazione, ad amplificare quanto riportato dalla vistosa scritta che ha sfoggiato anche sul red carpet.
Michael B. Jordan vs. Timothée Chalamet
@nssmagazine Michael B. Jordan at In-N-Out after the 2026 #Oscars, where he won Best Actor for Sinners. Dj Short (via X) #michaelbjordan #oscars2026 #win #bestactor Sound ig - LoddyFr
A seguirla è Michael B. Jordan per Sinners in quella che è stata una delle rimonte più galoppanti che si sono viste negli ultimi anni agli Oscar. Superata forse solamente da Mickey Madison che nel 2025 conquista la statuetta per Anora al posto della certissima Demi Moore per The Substance. Chiariamolo subito: Jordan non ha vinto per le dichiarazioni di Timothée Chalamet sull’opera e il balletto (vi prego, qualcuno faccia un colpo di telefono a Timmy per sapere come sta), avvenute troppo poco tempo prima la chiusura delle votazioni, ovvero circa ventiquattr’ore dallo svolgersi del fattaccio.
Che il doppio protagonista di Sinners fosse diventato il golden boy del momento lo si era potuto intuire nelle ultime settimane, quando la discrezione di Michael B. Jordan risuonava più delle sparate alla Marty Mauser del suo interprete Chalamet. La débâcle di Chalamet è stata comunque esagerata, se non persino ingiusta, pur ritenendo la sua uscita sulla lirica e il balletto infelice. Con una campagna marketing lunghissima, forse troppo, il cui risultato è stato finire per vedersi rivoltare contro lo stesso Marty Supreme e il suo protagonista.
this ceremony is a Timothee Chalamet humiliation ritual lmfaooo #Oscars pic.twitter.com/W0EHGKCdyI
— ً (@chernobyldenier) March 15, 2026
Ma scambiare il voler raggiungere uno scopo con la presunzione in un ambiente come Hollywood è un po’ come guardarsi allo specchio e non (voler) vedere il proprio riflesso. Un ambiente in cui anche solo nominare Marty Supreme o Timothée Chalamet faceva calare il gelo in sala, come quando sono tutti coscienti di quel fattaccio di cui non si può fare a meno di bisbigliare.
Felici comunque per il miglior attore protagonista e ancor più per ogni premio guadagnato da Sinners. Un titolo che ha fatto la storia in tanti modi: dalle sedici nomination conquistate al successo al box-office, dal valore culturale che ci porteremo dietro alla centralità della visione in sala. E che ha mostrato che è possibile pensare ancora a storie originali, senza fare sequel, prequel, reboot o spin-off. Ed è ironico che a ricordarlo è un film che, come quello di PTA, viene da una Warner Bros. che deve essere venduta perché ha accumulato negli anni un debito da dover estinguere e stava finendo in mano al re dello streaming Netflix. Non che con Paramount ora sia meglio, ma questa è un’altra storia.
Gli altri momenti della serata
Conan O Brien at 2026 #Oscars
— ZEEZ (@Swaggzeez1) March 15, 2026
“There are no British nominees in the Best Actor or Actress categories because “they arrest their pedophiles.”
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Per il resto, tra gli ovvi premi come la migliore canzone a Golden di K-pop Demon Hunters e gli effetti visivi a Avatar - Fuoco e cenere, Una battaglia dopo l’altra e Sinners hanno condotto un onesto testa a testa con il film di PTA che complessivamente ha battuto i vampiri di Ryan Coogler sei statuette e quattro. Di questi grandi sceneggiatori e registi rimarranno due momenti della serata: le lacrime trattenute da Anderson al suo primo Oscar in trent’anni di carriera (e quattordici nomination) e l’abbraccio intravisto tra Ryan Coogler e Chloé Zhao, regista di Hamnet, con i due che si conosco dai tempi dei Sundance Labs e entrambi candidati con i propri film alla 98esima edizione della cerimonia.
Un plauso finale va a Conan O’Brien, che nonostante il simpatico sketch in chiusura della serata (citazione al film di PTA, per chi non lo avesse visto) ci auguriamo prenda davvero in mano le redini anche dei prossimi Oscar.
Un vero professionista, come ha dimostrato da subito con la corsa forsennata ad imitare Weapons in cui si è cimentato, ripercorrendo tutti e dieci i titoli candidati a miglior film e anche qualcosina di più. Un presentatore che ci ha ricordato che lo scorso anno durante la serata Los Angeles stava andando in fiamme, mentre in questo 2026 “le cose vanno bene” facendo occhiolino alla camera. È proprio vero che una risata o un Oscar (o una crisi mondiale, un genocidio, dei politici invasati) ci seppellirà.













































