
Il lusso ha perso 100 miliardi di dollari in borsa La guerra ha colpito il mercato delle grandi firme
La crisi del lusso sembra sempre più drammatica, con il repentino calo del turismo negli Emirati Arabi che sta avendo pesanti ripercussioni sulle vendite dei grandi brand inseriti nella regione con spazi di vendita fisici e digitali. Anche se, dopo più di quaranta giorni di guerra tra USA, Israele e Iran, negli ultimi giorni è stata instaurata una tregua estesa anche al fronte libanese, sarà difficile per le aziende del settore lusso recuperare i 100 miliardi di dollari di valore in borsa pesi in questo ultimo mese.
MF Fashion scrive che a Dubai i negozi stanno cercando di rimanere aperti a tutti i costi, per evitare allarmismi e tranquillizzare i consumatori, ma ormai la clientela si è già ritirata, con i clienti locali che non raggiungono neanche il 40% delle vendite abituali. Ci sono maison che stanno cercando di mitigare il problema lavorando direttamente con i clienti più importanti, ma la situazione sembra davvero complessa anche a fronte di un leggero rialzo in borsa avvenuto appena dopo l'inizio della tregua. L'unica speranza per la regione araba, spiega la testata, è il revenge spending (fenomeno di acquisto liberatorio che segue periodi di forte crisi, come era successo post-Covid-19) del dopoguerra.
Un momento difficile per il paradiso fiscale di Dubai
A taxi driver in Dubai describes how the area used to be difficult to enter because of heavy traffic. Now it's empty. The change is strange and gloomy, he says. pic.twitter.com/rtcogFB4ly
— (@RealChImran) April 7, 2026
Ciò che sembra indebolire maggiormente il mercato arabo è l'incongruenza tra la reputazione che ha sempre conservato la città di Dubai, dove si concentrano i maggiori centri commerciali del lusso, e l'attuale sensazione di pericolo e incertezza che governa il Paese. Il conflitto in Medio Oriente non solo sta mettendo a rischio le risorse energetiche e le spedizioni internazionali, ma la stessa fama di Dubai, da anni considerata capitale del lusso, del turismo alto-spendente e del tax free. Nella città che a lungo tempo ha contribuito a una media del 5-10% della spesa del lusso globale, nonché all'80% della crescita degli Emirati, la paura sta prendendo il sopravvento, tirando il freno non solo sullo shopping, ma sull'economia intera del Paese e di chi ci ha scommesso per anni.
I brand che hanno perso più valore per colpa della guerra
Con una perdita complessiva del 20% in borsa, per un valore totale pari a 100 miliardi di dollari, il lusso si ritrova alle strette, specialmente in Europa. Dall'inizio della crisi, LVMH ha perso il 16% del suo valore in borsa e Ferrari circa il 15%. Quest'ultimo ha persino annunciato che sospenderà temporaneamente le consegne in Medio Oriente. Tra i marchi a rischio sono stati segnalati anche Bentley e Maserati, che hanno fermato le spedizioni nella regione a fronte di complicazioni logistiche.
Quali sono le città alternative a Dubai?
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Gli expat che stanno lasciando Dubai sembrano spostarsi sempre più su alternative come Montecarlo, Barcellona e Milano. Qui la popolazione di milionari continua a crescere, motivata anche da agevolazioni fiscali come la Golden Visa del capoluogo lombardo, attirando nuovi residenti così come un crescente numero di turisti alto-spendenti. Queste tre città potrebbero a tutti gli effetti diventare destinazioni secondarie a Dubai, sottraendo alla città araba buona parte della spesa del lusso turistica - che fino a poco fa, riporta Morgan Stanley, corrispondeva al 60% della spesa del lusso dell'intera regione degli Emirati.














































