
Il Gruppo OTB ha retto bene alla crisi del lusso E i vertici della società paiono molto ottimisti
Esaminare i risultati annuali o trimestrali dei gruppi di moda è un po’ come contare i feriti sul campo di battaglia. La realtà della crisi del lusso è ineludibile: il pubblico spende meno, i costi sono più alti e la dissoluzione degli equilibri geopolitici mondiali pesa tanto sui conti che sulle coscienze. Alcuni grandi player della moda però resistono meglio di altri. È il caso del Gruppo OTB, il cui 2025 è andato relativamente bene, in termini di vendite, rispetto a LVMH e Kering ma meno bene di gruppi come Prada o Hermès.
Sul lato relativo alla moda, il gruppo che possiede Diesel, Jil Sander, Maison Margiela, Marni e Viktor & Rolf, oltre alle divisioni produttive Staff International e Brave Kid e una partecipazione in Amiri, ha sofferto proprio come LVMH e Kering il calo delle vendite. A differenza degli altri è però riuscito a migliorare la propria posizione finanziaria azzerando i debiti, è cresciuto in mercati chiave, ha brand forti e in salute e ha investito 64 milioni di euro nel rinnovamento di tutti i propri asset.
Il gruppo ha cambiato i direttori creativi di tre dei suoi brand principali nel corso dell’anno e questo, come vedremo, ha inciso sulla performance generale. Ma al netto di questi rallentamenti fisiologici, le basi del gruppo si sono rivelate solide e questo traspare anche dalla sicurezza del fondatore Renzo Rosso e del CEO Ubaldo Minelli. Dunque cos’ha funzionato e cosa no?
I punti di forza
@nssmagazine pov: you’re the creative director of both Diesel and Maison Margiela #glennmartens #diesel #maisonmargiela #MFW #fashiontiktok original sound - spotlightkiddo
Nonostante un calo nelle vendite, OTB è riuscito a chiudere l’anno fiscale senza debiti e con una generazione di cassa in positivo. Il fatturato complessivo si aggira intorno a 1,7 miliardi di euro, cifra più bassa del 4,8% rispetto al 2024. Le vendite nette hanno raggiunto 1,6 miliardi di euro, scendendo anche loro del 5% a cambi costanti o -5,9% considerando le variazioni effettive.
Sul fronte della liquidità e cioè la “riserva” di fondi dell’azienda, la situazione è molto migliorata: la quantità di fondi che il gruppo ha in termini di cassa e investimenti liquidi rispetto ai debiti a breve termine è cresciuta del 29%, arrivando a 40 milioni di euro rispetto ai 31 milioni del 2024. Questo miglioramento dovuto a due fattori principali: gli investimenti in nuovi negozi, innovazione, nuovi creativi ed espansione in nuovi mercati; e una razionalizzazione del wholesale, un controllo dei costi e dei buoni profitti da Diesel hanno portato nei conti del gruppo 44 milioni.
A livello di brand (il gruppo non pubblica sempre dati per ciascuna azienda) Maison Margiela è cresciuta dell'8,4% ed è ufficialmente un brand che scoppia di salute. Un buon periodo dovuto sia al successo della nuova direzione creativa di Glenn Martens che a una mirata espansione strategica in Canada e Messico, un rafforzamento del business in Medio Oriente, e nuove aperture a Shenzhen, Chongqing e Singapore. Anche Diesel ha chiuso il miglior bilancio degli ultimi 10 anni grazie a un riuscito riposizionamento, alla razionalizzazione del canale wholesale e all'apertura di nuovi grandi negozi a Berlino e Seoul.
In generale, sul piano dei mercati in tutto il mondo, il Nord America è cresciuto del 5,9%, il Medio Oriente del 9%. Il Giappone invece rimane il mercato principale e si “preso” il 27,4% di tutte le vendite dell’anno. Altri elementi positivi includono il rinnovo per cinque anni dell'accordo con Dsquared2 per produzione e distribuzione delle collezioni e l’accordo con Amiri per la distribuzione in Giappone. Anche Brave Kid ha internalizzato ricerca, sviluppo, produzione e distribuzione della linea footwear per Diesel e la licenza Max&Co, ottimizzando i processi.
Cosa non ha funzionato?
Ovviamente, come anticipavamo, il gruppo ha fatto meglio di molti competitor ma peggio di altri. I punti più deboli della performance annuale sono stati quelli influenzati da tutte le turbolenze geopolitiche e valutarie che hanno fatto calare le vendite del 5%, come si diceva, e del fatturato che è sceso del 4,8%. Nel 2025 il guadagno dalle attività principali prima di tasse, interessi e ammortamenti è sceso del 14% a 237,3 milioni di euro, pari al 15,1% delle vendite nette (nel 2024 era 275,8 milioni e il 16,3%). Dopo aver sottratto anche gli ammortamenti, il risultato operativo è rimasto a soli 10,1 milioni di euro, contro i 44 milioni dell’anno precedente.
Questo risultato operativo è stato dovuto sia alla spesa fatta in investimenti ma anche ai molti cambi di direzione creativa da Margiela, Jil Sander e Marni che, pur avvenuti alla scadenza naturale dei contratti quindi senza scossoni o bordate, hanno comunque comportato una revisione completa dell'offerta. I cambi portano a svalutazioni delle collezioni precedenti che spesso si traducono in perdite ed erodono i margini.
Ci sono poi tra i fattori negativi i rallentamenti dei mercati europei e cinesi. In generale in Asia, il gruppo è da poco entrato in Corea del Sud ed è fortissimo in Giappone ma i paesi restanti paiono ancora deboli. Un altro fattore non positivo ma gestito con prudenza è stato il danno dovuto al fallimento di Saks Global, che ha danneggiato il business pur senza causare enormi danni.
E adesso?
Glenn Martens’ #Diesel show is going to be an enormous Easter Egg hunt through the streets of Milan and everyone can play, the first 5 people to find all the eggs win a custom-made show look. pic.twitter.com/wb2bxzVVU7
— Vanessa Friedman (@VVFriedman) September 23, 2025
In generale, nel corso dell’anno passato OTB ha speso molto sul piano operativo, razionalizzando le vendite all’ingrosso, aprendo nuovi negozi, stringendo nuove alleanze commerciali e investendo anche in AI. Ci sono state anche acquisizioni sul lato industriale e manifatturiero, investimenti che rendono la struttura più forte ma le tasche leggermente più vuote. Ma già si pensa all’anno in corso.
Una priorità assoluta è continuare a far crescere Maison Margiela. È per questo che ci sarà una sfilata a Shanghai in marzo, seguita da una serie di mostre a Pechino, Shenzhen e Chengdu. Diesel continuerà il riposizionamento e probabilmente si espanderà ancora continuando a razionalizzare le offerte mentre gli altri brand attendono la piena realizzazione dei debutti e cambi creativi. Il da fare non manca di certo tra i nuovi mercati in Messico e Corea da sviluppare e la sempre presente opzione della quotazione in borsa per cui, diciamo, nessuno ha fretta e che può avvenire se le circostanze fossero favorevoli.
Takeaways
- Il Gruppo OTB nel 2025 ha resistito meglio di molti concorrenti nel settore del lusso, come LVMH e Kering, che hanno subito cali più forti, anche se non ha performato bene quanto Prada o Hermès.
- Le vendite sono calate del 5% (arrivando a 1,6 miliardi di euro netti) a causa della crisi generale del lusso, con consumatori che spendono meno e problemi geopolitici e valutari, ma l’azienda ha chiuso l’anno senza debiti e con una posizione finanziaria migliorata del 29% (40 milioni di euro di liquidità positiva).
- Ha generato 44 milioni di cassa grazie a una gestione attenta dei costi, alla razionalizzazione del canale all’ingrosso e ai buoni risultati di Diesel, mentre ha investito 64 milioni in nuovi negozi, innovazione e espansione.
- Maison Margiela è cresciuta dell’8,4% e Diesel ha avuto il miglior anno di profittabilità degli ultimi 10 anni, mentre i cambi di direttore creativo in tre marchi (Margiela, Jil Sander e Marni) hanno creato costi extra e svalutazioni di merce vecchia, riducendo i margini e l’utile operativo a soli 10,1 milioni.
- Guardando avanti, OTB punta a far crescere ancora Margiela (con eventi in Cina), a sviluppare mercati come Messico e Corea, e mantiene aperta l’opzione della quotazione in borsa senza fretta, confidando nelle basi solide del gruppo.















































