
Il method dressing di Margot Robbie colpisce ancora L'attrice australiana è una Catherine Earnshaw moderna anche fuori lo schermo

Un film si vende anche con un press tour. Timothée Chalamet lo ha dimostrato, passando dal look trasandato di Bob Dylan per A Complete Unknown all’arancione sgargiante di Marty Supreme. Ciò che ha fatto il divo era stato già sperimentato da Margot Robbie nel 2023, quando in giro per il mondo portava il successo al botteghino del Barbie diretto da Greta Gerwig. Una cura nel vestiario, con un’attenzione all’attinenza tra dentro e fuori lo schermo, che è diventata libro l’anno successivo con l’uscita del Barbie: The World Tour. Una raccolta in cui si ripercorrono i look indossati dall’attrice a cui ha lavorato lei stessa insieme al suo stylist Andrew Mukamal, in cui rivivono le creazioni più iconiche ispirate alla bambola Mattel, sfoggiate sul tappeto rosso e a cui hanno contribuito le più importanti firme da Donatella Versace a Giorgio Armani.
Il Method Dressing
MARGOT ROBBIE HAS KICKED OFF THE WUTHERING HEIGHTS PRESS TOUR. pic.twitter.com/tnfYZMaJAl
— aidan (@AlDANS_) January 26, 2026
Robbie ha fatto lo stesso col Cime tempestose di Emerald Fennell, accompagnata ancora una volta da Mukamal. L’adattamento dal romanzo di Emily Brontë pubblicato nel 1847 mescola pizzi e corsetti dell’epoca con uno spiccato gusto romantico, abbracciato dall’attrice sia nel film che nella vita vera. Un continuo richiamo al lavoro svolto da Jacqueline Durran, costume designer di Cime tempestose, di cui gli elementi moderni hanno destato da prima scompiglio tra i fan del romanzo che non trovavano un’accuratezza storica tra il libro e le prime immagini proposte dall’opera. Ma che si abbinano poi benissimo al gusto eccessivo e lussurioso che Fennell ha voluto esprimere col suo film, a cui è venuto in soccorso anche l’aiuto della scenografia di Suzie Davies.
Un vero e proprio method dressing quello dell’interprete di Catherine Earnshaw, di cui lo spirito ha infuso gli abiti gotici-vittoriani indossati da Parigi fino all’Australia, con tanto di Taj Mahal Diamond sfoggiato alla première losangelina del film, gioiello appartenuto in precedenza a Elizabeth Taylor come regalo dell’allora marito Richard Burton, la cui creazione risale alla corte dell'Impero Indiano. Una maniera di portare il film al di là dello schermo, come è riuscita a fare l’interprete dando un tocco appassionato al proprio look fin dalla prima apparizione in Roberto Cavalli con chocker con pendenti e Louboutin vertigionese, il cui rosso della suola è stato riproposto continuamente quasi a fare da leitmotiv del press tour.
Il colore va dal corset dress rubino pitonato di Dilara Findikoglu, ispirato alla frase del romanzo "Preferirei essere stretto da un serpente”, allo stile divistico dell’abito Schiaparelli indossato in California il cui orlo rosso sale trasformando la gonna nera. Arrivando fino al dettaglio delle parigine per il look d'archivio di John Galliano, SS92, il cui capo principale è un un cappotto di redingote con lana grezza rosa su colletto e polsi, per poi esplodere con l’abito di Chanel disegnato da Matthieu Blazy con cui ha incantato tutti al red carpet di Parigi, per uno stile che sembra un ulteriore richiamo al Via col vento già citato dal poster del film.
L'estetica Gothic Chic
Proprio come Fennell ha riletto Cime tempestose, così Robbie e Mukamal hanno riletto il film per restituire al pubblico il gusto che l’autrice ha espresso nella propria opera e di cui la protagonista porta in giro l’emanazione. Dove il gotic chic diventa la cifra da rispettare e mantenere fino in fondo. Una maniera di comunicare il film che non usa l’identificazione di Chalamet come, ad esempio, con la riunione su Zoom diventata virale, sebbene molti hanno visto nelle interazioni tra Robbie e il collega Jacob Elordi una ricerca del tema dell’ossessione e del travolgimento durante le interviste. Ma che parla del titolo attraverso gli abiti, gli accessori, il trucco.
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Come dimostra un altro outfit di Dilara Findikoglu indossato dall’attrice alla première londinese, un abito con corsetto coperto da un velo di chiffon di seta trasparente su cui scorrono delle trecce sintetiche. I capelli sono infatti un riferimento visivo a Cime tempestose, con Robbie la quale ha abbinato all’abito un bracciale fatto di capelli veri, a sua volta riferimento ad un accessorio da lutto di 175 anni fa posseduto da Charlotte Brontë in memoria della sorella Emily.
Un modo per trasmettere la vicinanza col testo originale e che permette di proseguire un discorso che non si limita alla sala cinematografica, per un mondo fatto di vestiti a colonna (il Thom Browne indossato per un photocall sempre nella capitale francese) e di spettri della brughiera (il vestito Ashi Studio della tappa a Sydney). Chissà se anche questo press tour, così come quello di Barbie, diventerà un libro. Il potenziale c’è tutto.










































