
Ma che brand indossava Lee McQueen? Una nuova asta ci dà uno scorcio del guardaroba personale del grande designer inglese
Lee McQueen è forse uno dei designer più studiati della sua generazione. Negli anni si sono susseguite diverse biografie, più o meno sincere, sulle circostanze della sua vita: da quelle più politicamente corrette e istituzionali a quelle più aperte a discutere i lati oscuri della sua vita. Ma una cosa di cui nessuno discute, né nessuno ha mai documentato sistematicamente lo stile personale del designer. Ma oggi la casa d’aste Kerry Taylor ha annunciato la vendita di una serie di capi d’archivio maschili tra cui si trova anche una selezione degli abiti personali di Lee McQueen.
Ma quindi cos’è che indossava?
McQueen e la moda di lusso
La selezione presentata da Kerry Taylor proviene da quella che potremmo definire la “seconda fase” della carriera del designer, iniziata con il celebre show Voss della stagione FW01. Dal 2000 in avanti, infatti, non solo la carriera di McQueen prese il volo, ma il brand passò dall’essere un nome indipendente a essere acquisito dal Gucci Group che sarebbe poi diventato il Kering che conosciamo. Fu dunque un momento in cui McQueen ebbe più successo e più budget, anche personale, il che si riflette chiaramente negli abiti che indossava.
La selezione si apre con un completo doppiopetto bianco in viscosa della SS03 di Gucci indossato dal designer per il Gala del CFDA a New York nel 2003 e poi ancora nel finale dello show FW04 Pantheon ad Lucem. Sempre del Gucci di Tom Ford (di cui probabilmente McQueen amava la silhouette rigida e incisiva) ci sono anche due cappotti: uno di montone rovesciato e un altro, lungo e di pelle e privo di colletto, della collezione FW01.
Ci sono anche diversi completi e scarpe della linea menswear dello stesso McQueen: un abito blu e un paio di derby verdi iridescenti della collezione SS09, un altro completo grigio del 2008, un caban beige della FW06 e stivali e poi anche un paio di sneaker hi-top della collaborazione di McQueen con Puma anch’esse del 2008. Tra le altre scarpe ci sono anche un paio di sandali di pelle intrecciati del Balenciaga di Nicolas Ghesquiere, un paio di stivaletti neri di Carol Christian Poell (bisognava attendersi che fosse un intenditore) e anche un raro paio di sneaker, le Nike Terminator High Supreme QS 'Matagi' del 2009 che devono aver attratto il designer per il loro aspetto quasi barbarico, le cuciture a X e i dettagli in pelliccia.
Guardando poi al resto della selezione, tutta relativamente minimalistica, vediamo tre pezzi di Margiela: un trench di camoscio marrone, un cappotto di lana nero della FW09 e pantaloni grigi della FW10. Seguono due blazer e un completo di Prada, acquistati tra la fine degli anni ’90 e il 2006, un completo di Hermès, uno di Ralph Lauren e uno stupendo blazer di seta beige di Helmut Lang che, qui forse fantastichiamo noi, ricorda molto da vicino quello indossato da George Forsyth al matrimonio con il designer nel 2001.
Il guardaroba di McQueen che non vediamo
Notevole assente dalla selezione è Comme des Garçons, notoriamente il brand preferito di McQueen che parlando con David Bowie nel 1996 disse: «La mia designer preferita, però, è Rei Kawakubo. È l'unica che compro, gli unici vestiti che compro per me sono quelli di Comme des Garçons. L'anno scorso ho speso circa 1.000 sterline (non dovrei dirlo) in abiti da uomo di Comme des Garçons». Solo l’anno successivo avrebbe sfilato per Comme des Garçons, durante lo show FW97, mentre una menzione su Vogue ci dice che era tra gli invitati allo show SS99 del brand.
Ma lo stile personale di McQueen negli anni ’90, ovvero nella sua fase studentesca, era molto meno pulito e levigato di quanto la selezione dell’asta di Kerry Taylor potrebbe far indovinare. Un articolo di fine anni ’90 del Daily Telegraph, citato da Another Magazine, lo descriveva così: «capelli arruffati, barba incolta, [indossava] uno strano abbinamento che si rivelò essere una camicia di Comme des Garçons e pantaloni militari “bosniaci”». E qui arriviamo al dunque: nelle prime e più incisive fasi della carriera di McQueen, il suo stile molto trasandato era una specie di marchio di fabbrica, in linea con l’atteggiamento a dir poco abrasivo del giovane Lee, tanto da far supporre una sorta di calcolata ribellione alla formalità della moda. Nelle prime fasi della sua carriera, in effetti, la stampa amava caratterizzarlo come il figlio di un tassista dell’East End miracolosamente emerso dai bassifondi di Londra per scioccare pubblico, critici e stampa.
Le foto di backstage delle sfilate dell’epoca e in generale del designer nel tempo libero ci restituiscono quest’immagine chiaramente: tute adidas, sneaker di Nike, jeans e maglie smanicate, fruste camicie a quadri o vecchie magliette. Non mancano però elementi più formali, come il maglione di Saint Laurent indossato per la chiusura di Joan o la camicia a quadri Ralph Lauren vista per la chiusura di The Overlook, ma anche la camicia di Burberry in cui lo ricorda l’autore Andrew Wilson ai tempi di Givenchy.
Ma aiutano ancora di più le descrizioni che vengono dalle sue biografie. In Gods & Kings, Dana Thomas dice che indossava logore t-shirt e jeans sia nei giorni spesi a Savile Row che alla London Fashion Week del ’93. Al suo primo giorno di scuola al CSM viene ricordato con jeans da raver a zampa e una giacca da baseball vintage. In Blood Beneath the Skin di Andrew Wilson invece si trovano altri riferimenti più variegati.
La camicia a quadri e i jeans baggy sono ricorrenti in entrambi i libri (ne mise una pure per incontrare Lady Diana) così come entrambi parlano di un gilet in pelle di pecora che aveva fatto una pessima impressione a tutti. Per i colloqui di lavoro con Koji Tatsuno e Alberta Ferretti, negli anni ’90, si era presentato con completi e outfit più formali. A fine anni ’90 non disdegnava nemmeno di indossare il completo con le sneaker. Wilson nota, in effetti, che dal 2000 in avanti dopo il fidanzamento e poi matrimonio con George Forsyth il suo stile cambiò e divenne assai meno punk, sempre in corrispondenza con il boom della sua carriera.
Tutti i biografi, comunque, e in realtà Lee stesso nelle sue interviste, fanno emergere il fatto che McQueen fosse abbastanza nervoso circa il proprio aspetto fisico e che gli abiti molto baggy servissero a nascondere il suo fisico. Fu per questo che subito dopo i 2000, all’inizio della seconda fase della sua carriera, e dopo l’inizio della relazione con Forsyth, McQueen si sottopose anche a diverse operazioni di chirurgia estetica, tra liposuzioni e by-pass gastrici, cambiando radicalmente il proprio aspetto. Ma la cosa più interessante rimane comunque l'esercizio di provare a ricostruire la complessa mentalità del designer a partire dagli abiti che sceglieva, dalle cose che amava mostrare e da quelle che invece voleva nascondere. Un'evoluzione di stile personale che rasenta quasi una biografia simbolica.





















































































