Le località che stanno adottando le criptovalute come strumenti di pagamento Da Lugano a El Slavador

Le criptovalute si stanno affermando ancora come strumento di investimento principale. Negli ultimi mesi, però, il contesto economico e politico internazionale, caratterizzato da una forte instabilità, ha modificato le scelte di molti investitori. Le tensioni legate alle politiche commerciali annunciate da Trump, i suoi interventi nello scenario politico venezuelano e l’atteggiamento sempre più conflittuale nei confronti dei Paesi europei hanno contribuito a rafforzare un clima di incertezza, spingendo parte del capitale d'investimento verso asset considerati più sicuri, come l’oro e altri metalli preziosi.

@andrewchanvc Venture tends to run in repeat cycles I think the crypto winter that’s started the last couple weeks leads to the next crypto bubble just as the climate tech winter many startups in that sector are facing will lead to another bubble there. these sectors often rely on hype more than substance and as a venture capitalist it’s often tough to avoid that, hence why it keeps happening. think pendulum, not fads for most of these trends #venturecapital #startuptiktok #siliconvalley original sound - Andrew | VC and Startups

In questo scenario anche il Bitcoin, la criptovaluta più diffusa e utilizzata come indicatore dell’intero settore, ha subito un forte ridimensionamento. Dopo aver toccato il suo massimo storico nell’ottobre del 2025, quando aveva superato i 105 mila euro, il suo valore è sceso rapidamente fino a circa 52 mila euro nel febbraio del 2026. Oscillazioni di questo tipo non sono una novità per il mercato delle criptovalute, da sempre soggetto a fasi di crescita improvvisa seguite da crolli altrettanto rapidi. Questi periodi di calo prolungato vengono comunemente definiti crypto winter. Secondo alcuni osservatori, questa fase potrebbe avere un effetto selettivo, favorendo nel lungo periodo i progetti più solidi e penalizzando quelli basati su dinamiche puramente speculative.

La scelta di Lugano

Uno degli obiettivi condivisi da operatori, addetti ai lavori e appassionati è che le criptovalute vengano utilizzate sempre più più come strumenti di pagamento. Per esempio, in Europa, uno dei casi studio più interessanti è Lugano, che sta cercando di integrare le criptovalute nei sistemi economici locali. Nel centro svizzero è possibile pagare in Bitcoin e USDT (una stablecoin ancorata al dollaro), oltre che con il LVGA, una moneta digitale cittadina. Quest’ultimo è un token pensato per i pagamenti quotidiani e viene accettato in numerose attività commerciali, oltre che da diversi servizi pubblici.

Il sistema di pagamenti alternativi ha trasformato Lugano, che conta poco più di 60mila abitanti, in un punto di riferimento per il settore delle criptovalute, non solo in Europa. Oggi il centro svizzero attira start-up, imprenditori e ricercatori da tutto il mondo interessati ai pagamenti digitali, grazie all’ecosistema tecnologico sviluppato attorno a queste soluzioni, e ai fondi disponibili per finanziare progetti di ricerca e nuovi posti di lavoro. L’obiettivo dell’amministrazione locale è consolidare l’ascesa di tale ambito in città, creando una sorta di distretto specializzato. Il progetto ha suscitato l’interesse anche di altri comuni svizzeri, che stanno chiedendo a Lugano di poter replicare il modello del LVGA e di condividerne la tecnologia.

El Salvador e i bitcoin

Un'altra località tenuta d'occhio da chi si occupa di criptovalute è El Salvador, un piccolo stato dell’America centrale dove i bitcoin sono più diffusi che in altri Paesi. El Salvador ha deciso di togliere al bitcoin lo status di valuta legale, rendendo di nuovo facoltativa la sua accettazione nei negozi e vietandone l’uso per il pagamento delle tasse a seguito di una lunga trattativa con il Fondo monetario internazionale che ha concesso un prestito da 1,4 miliardi di dollari a condizione di ridurre i rischi legati all’uso della criptovaluta. Il bitcoin era stato riconosciuto come moneta legale nel 2021 su forte spinta del presidente Nayib Bukele, nonostante l’opposizione della maggioranza della popolazione.

La riforma di Bukele puntava a ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, facilitare l’invio di rimesse dall’estero e attirare investimenti nel settore delle criptovalute. Tuttavia, l’esperimento non ha prodotto i risultati sperati: nonostante ingenti investimenti pubblici in infrastrutture e incentivi legati alle criptovalute, l’uso dei portafogli digitali da parte dei cittadini è rimasto molto limitato – segno che questo genere di pagamenti è ancora una cosa per pochi, e che non a tutte le latitudini funziona. Inoltre, sono emersi problemi legati a truffe e al mancato rispetto delle norme antiriciclaggio. Nonostante il passo indietro sul piano normativo, il governo salvadoregno continua comunque a supportare la causa e detenere una consistente riserva di bitcoin, che secondo fonti ufficiali vale circa 610 milioni di dollari, e ha continuato ad acquistarne anche di recente.