“Un anno di scuola” ci fa sentire un’altra volta adolescenti Laura Samani adatta il libro di Giani Stuparich rendendolo universale

Laura Samani ci teneva ad adattare Un anno di scuola. Il film è liberamente ispirato al romanzo omonimo di Giani Stuparich pubblicato nel 1929, il che mostra la volontà da parte della regista e sceneggiatrice, alla scrittura insieme a Elisa Dondi, di riportare il testo alla contemporaneità. Una scelta che conduce però i personaggi qualche tempo addietro rispetto al 2025, anno del primo passaggio sul grande schermo del titolo durante la Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Un 2007 in cui la socialità era ancora (solo) dal vivo e che Samani srotola per le strade di Triste, la quale diventa la nuova casa della giovane Fredrika (Stella Wendick), appena trasferitasi dalla Svezia in Italia per il lavoro del padre.

Che fosse stato il 1929, il 2007 o qualsiasi altro anno deciso per la trasposizione dell’opera poco sarebbe cambiato nell’atmosfera di Un anno di scuola. Certo che il suo essere collocato a cavallo del primo decennio del nuovo secolo si porta dietro un proprio bagaglio culturale e, quindi, un determinato umore, vedi la presenza nella playlist dei brani dei Tre Allegri Ragazzi Morti o dei Prozac+ a dettare una specifica appartenenza da parte dei protagonisti, così come la moda degli abiti della costumista Loredana Buscemi. Ma è il carico emotivo che, in ogni caso, sarebbe stato lo stesso, perché Samani e la collaboratrice Dondi riescono a descrivere nel dettaglio, senza mai renderlo più analitico che commovente, cosa significa avere quegli anni.

Gli anni di quando frequenti il liceo, delle lezioni da cui si scappa di nascosto e delle notti passate fuori dicendo che stai dormendo a casa di un amico. Delle serate a bere quando non si avrebbe ancora l’età giusta per farlo, ma è esattamente in quel momento in cui ci si scola qualsiasi cosa. Della scoperta dei legami affettivi, amorosi o fraterni, a volte persino entrambi. Gli anni delle sensazioni più forti provate mai nella vita che, per quanto potrà cambiare e diventare meravigliosa, non si sentiranno più con lo stesso grado di intensità. 

Nella storia specifica di Fred, soprannome della protagonista, inserita nel contesto di un terzetto di soli maschi, c’è la possibilità di riscoprire un mondo interiore che è quello che, a proprio modo, ogni spettatore ha esperienziato e che per un momento rivive osservandolo sullo schermo. La capacità di Samani e Dondi è di condensare in quell’anno finale tutti i paradigmi dell’adolescenza. Aggiungendo un tratto specifico e mirato nel racconto di una protagonista che comincia a conoscere e comprendere il mondo attraverso la lente ristretta della sua stessa classe, la quale diventa ancora più piccola e circoscritta al quartetto di cui entra a fare parte. 

@luckyreditalia Grande emozione per il debutto di #UnAnnoDiScuola di Laura Samani, in concorso nella sezione Orizzonti di #Venezia82. #davedere #cinemaitaliano suono originale - Lucky Red

Un punto di vista femminile che si apre all’immedesimazione dello spettatore, che nel raccontare dell’universalità del periodo dell’adolescenza mostra anche cosa vuol dire nascere per poi crescere e diventare una donna in un contesto che è spesso dominato da logiche, sentimenti e imposizioni maschili. Un tema che è portante in Un anno di scuola e che passa come accade nella vita: sotto traccia, non visibile ma presente, di cui ci si rende conto quando lo si vive e ciò comincia ad avvenire giorno dopo giorno.

Dolce e delicato, semplice e affettuoso, il secondo film di Laura Samani si allontana dal realismo magico del debutto Piccolo corpo per adeguarsi a una narrazione più classica che non abbandona mai un velo di lirica. Più sottile del sorprendente esordio, che resta un esperimento ben più sbalorditivo, ma che mostra un adattamento mimetico da parte dell’autrice verso le storie che vuole raccontare, trovando per ognuna una specifica cifra. La quale stavolta sarà meno complessa e stratificata del primo film, però non meno valida. Perché Un anno di scuola lo abbiamo passato tutti e con il film di Samani è come se lo rivivessimo ancora un’altra volta.