Il mercato dei videogiochi continua ad espandersi Quando la nostalgia diventa investimento

C’è stato un momento in cui i videogiochi erano soltanto videogiochi. Cartucce infilate nella console senza aggiornamenti da scaricare, pomeriggi interi passati davanti alla TV, giochi ricevuti a Natale o per il compleanno e consumati per mesi, perché semplicemente non ce n’erano altri. Prima che arrivassero quotazioni, aste, teche antimanomissione e certificazioni, erano soprattutto questo: oggetti domestici, affettivi, pieni di memoria. Oggi quel mondo sta cambiando forma.

Per la prima volta in Europa, infatti, i videogiochi da collezione sono entrati nel circuito delle aste istituzionali con Pop Culture #1 - Video Games, il progetto promosso da The Games Market insieme a Galleria Allegrini e Meeting Art. Un passaggio che non riguarda solo il retrogaming, ma anche il modo in cui la nostra generazione inizia a guardare ai propri oggetti culturali: non più semplici reliquie da scaffale, ma beni da tutelare, certificare, scambiare e, in alcuni casi, su cui investire.

The Games Market by Trussardi

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Il contesto è quello di un mercato dei collectibles che ha già superato i 300 miliardi di dollari nel 2024 e che, secondo le stime, potrebbe oltrepassare i 500 miliardi entro il 2033. In questo scenario anche il collezionismo videoludico sta uscendo dalla sua nicchia per entrare in un sistema più strutturato, fatto di standard qualitativi, tracciabilità e canali ufficiali. The Games Market, fondata da Alberto Trussardi, si muove esattamente in questa direzione: è la prima realtà italiana specializzata nel collezionismo videoludico e ha sviluppato TGM Grading, un sistema proprietario di grading conforme agli standard ISO 9001 e certificato da Bureau Veritas, che utilizza anche scansioni a raggi X a bassa intensità per verificare i titoli in modo non invasivo.

In altre parole, anche il videogioco sta iniziando a essere trattato come già accade da tempo per monete, carte collezionabili, fumetti o memorabilia sportivi. La differenza è che qui entra in gioco qualcosa di ancora più personale: la nostalgia. Ed è proprio da questa frizione tra dimensione emotiva e valore economico che siamo partiti per parlare con Alberto Trussardi e con Pablo Carrara, Presidente di Meeting Art.

Il retrogaming come investimento

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Il retrogaming nasce quasi sempre dalla nostalgia. Per Alberto Trussardi, founder di The Games Market, è difficile immaginare un collezionista che non abbia un ricordo personale legato ai videogiochi della propria infanzia. È questa dimensione emotiva che continua a essere il vero motore del collezionismo. Negli ultimi anni, però, a questa spinta si è affiancata una nuova consapevolezza: alcuni videogiochi, soprattutto nelle versioni più rare o conservate in condizioni perfette, iniziano a essere percepiti come beni da collezione strutturati. La passione non scompare, ma diventa la base su cui si costruisce un mercato più maturo. Una dinamica che si riflette anche nel modo in cui questi oggetti vengono valutati.

Il sistema di grading, oggi centrale nel collezionismo videoludico, nasce in realtà molto prima, nel mondo della numismatica, come risposta a un’esigenza semplice: rendere oggettiva la valutazione di un oggetto. Da lì si è esteso ad altri settori fino ad arrivare ai videogiochi, seguendo una traiettoria già consolidata negli Stati Uniti. Secondo Trussardi, è proprio l’introduzione di standard condivisi ad aver trasformato il mercato, portando trasparenza e fiducia negli scambi.

Oggi i videogiochi certificati possono raggiungere cifre molto alte e il mercato globale continua a crescere rapidamente. In Europa, invece, siamo ancora in una fase iniziale, più simile all'accumulo che al collezionismo strutturato. Ma qualcosa sta cambiando. Sempre più persone iniziano a riconoscere che quegli oggetti conservati negli anni rappresentano anche un patrimonio culturale. Per questo il grading non è solo una valutazione tecnica, ma uno strumento che contribuisce a costruire un mercato. Le aste, poi, rendono quel valore visibile, pubblico e misurabile.

I nuovi asset del mercato 

Se il mercato evolve, però, la radice resta sempre la stessa. Trussardi la riporta a un’immagine precisa: il primo Game Boy con Tetris, le pile che si scaricano, i pomeriggi passati a inseguire un record. Poi arrivano i momenti condivisi: Pokémon, Super Mario Bros., Duck Hunt, esperienze che non appartengono solo a una singola storia, ma a un’intera generazione. Ed è qui che il videogioco si distingue. Non è solo tecnologia, ma memoria. Non è solo prodotto, ma cultura pop. Come lo definisce lo stesso Trussardi, è un contenitore di memoria. Un oggetto che racconta un’epoca in cui il videogioco era davvero tuo: inserivi la cartuccia e giocavi, senza aggiornamenti, senza contenuti extra.

Accanto a questa dimensione emotiva, però, si muove anche quella più strutturata del mercato. Meeting Art, storica casa d’aste italiana, ha scelto di aprire ai videogiochi proprio intercettando questa evoluzione. Da sempre attenta a cogliere in anticipo trend e opportunità, ha visto nel collezionismo videoludico un ambito ancora poco esplorato ma con un potenziale evidente. Secondo Pablo Carrara, presidente di Meeting Art, valore culturale e valore economico non sono in contraddizione. Anzi, si alimentano a vicenda. È la rarità a determinare il prezzo di mercato, ma è il significato culturale dell’oggetto a spingere davvero il collezionista a investire. A differenza di altri settori, nelle aste di videogiochi l’emozione resta centrale: ogni lotto può essere legato a un ricordo personale, a una storia, a un momento.

Il valore dei videogiochi

Allo stesso tempo, l’ingresso nel circuito delle aste segna anche un passaggio più pragmatico: per Meeting Art si tratta di riconoscere il valore culturale dei videogiochi, ma anche di individuare nuove opportunità di mercato. Il comparto, oggi, appare abbastanza maturo da sostenere un contesto istituzionale, aprendo nuove possibilità di sviluppo. E proprio questa apertura cambia il pubblico. Il collezionismo videoludico non è più solo nostalgia. Come sottolinea Trussardi, oggi il mercato è composto da attori molto diversi: collezionisti, investitori, musei, appassionati di design, fino ai cosiddetti “teca lovers”, attratti dall’oggetto anche come elemento estetico.

La nostalgia resta il punto di partenza, ma non è più l’unico motore. Il collezionismo videoludico sta iniziando a parlare a un pubblico più ampio, che non necessariamente ha vissuto quei giochi in prima persona. Anche per Meeting Art, l’ingresso nelle aste istituzionali apre il settore a nuovi profili: collezionisti di altri ambiti, investitori, operatori interessati a forme alternative di investimento. Un’espansione che, inevitabilmente, contribuirà alla crescita del mercato.

Un'espansione inarrestabile 

Il risultato, intanto, è già arrivato. Pop Culture #1 – Video Games, l’asta promossa da The Games Market, Galleria Allegrini e Meeting Art a Vercelli, si è conclusa con 50 lotti su 50 venduti per un totale di 69.500 euro, quasi il doppio rispetto alle stime iniziali. Un segnale che non racconta solo il buon esito di un evento, ma il fatto che in Europa esista ormai un interesse reale per questo mercato, con partecipanti provenienti da diversi Paesi e profili che vanno dai collezionisti d’arte ai mercanti. Tra i top lot ci sono stati Monkey Island 2, battuto a 8.900 euro, Indiana Jones and the Fate of Atlantis a 5.900 euro, Taro Maru a 3.500 euro, Tekken a 2.600 euro, Golden Sun: L’Era Perduta in prima stampa italiana a 2.200 euro, la Sony PlayStation SCPH 9002-C a 2.000 euro e Golden Sun a 1.700 euro.

Forse è proprio questo il punto. I videogiochi da collezione oggi stanno smettendo di essere soltanto reliquie intime da scaffale per trasformarsi in qualcosa di più ambiguo e contemporaneo: oggetti che tengono insieme affetto, design, memoria, cultura pop e finanza. E in fondo è normale che succeda proprio ora. Quando una generazione cresce davvero, iniziano a salire di valore anche i simboli con cui è cresciuta.