
Il Gruppo Prada conferma il ritorno di Atelier Versace In attesa dell’arrivo di Mulier, il gruppo ha presentato degli ottimi risultati annuali
Ieri, durante l'annuncio dei risultati finanziari per l'anno fiscale terminato lo scorso 31 dicembre, il Gruppo Prada ha confermato il prossimo ritorno di Atelier Versace, la storica linea di haute couture del brand acquisito di recente e affidato a Pieter Mulier. L'annuncio è arrivato nel corso della conference call con gli analisti, dove Lorenzo Bertelli, erede del Gruppo Prada e presidente di Versace, ha delineato i piani per il rilancio del brand, ponendo l'accento sulla visione creativa del nuovo chief creative officer. Una decisione, quella di riaprire la linea Haute Couture, che fa ben capire la strategia di riposizionamento di Versace all'interno del portafoglio Prada.
Atelier Versace come simbolo di una nuova era
Quando un brand si impegna a presentare collezioni di Haute Couture, dovendo sottostare alle varie regole operative che consentono di potersi fregiare di questo nome, l’intento di riposizionamento è chiarissimo. Non si tratta solo di stimolare le vendite o aumentare la visibilità (Versace ne ha già tantissima) ma di mandare un messaggio chiaro e cioè che si sta parlando di un brand estremamente sofisticato, raffinato e in dialogo con i gruppi più esclusivi e altospendenti della clientela mondiale.
Lorenzo Bertelli ha annunciato che la collezione couture sarà riavviata proprio con l'arrivo del designer belga, che assumerà il ruolo di chief creative officer a luglio 2026 e ha appena salutato per l’ultima volta Alaïa. «La prima sfilata che presenterà la nuova visione di Versace è prevista all’inizio del prossimo anno, quando verrà mostrata la prima collezione del nuovo corso creativo guidato da Pieter Mulier», ha spiegato Bertelli durante la call senza specificare se Mulier atterrerà correndo con una collezione di Haute Couture fin da subito o se invece si tratterà di ready-to-wear. Date le tempistiche delle sfilate di inizio anno, pare più plausibile la seconda opzione con il ritorno di Atelier Versace in un secondo momento, dopo che si sarà saggiato il terreno.
Il ritorno di Atelier Versace rappresenta un tassello importante nella strategia di turnaround del brand anche perché sarà connesso a non meglio specificati “progetti speciali” che potrebbero portare rilevanza per Versace con collaborazioni artistiche (Miu Miu e Prada in questo caso rappresentano il blueprint) ma anche altri tipi di operazioni che intendono elevare il portato culturale di un brand che è commercialmente amato ma risulta a oggi forse un poco superficiale e privo di un vero carattere.
Bertelli ha in effetti enfatizzato il grande potenziale di Versace: «Abbiamo iniziato questo viaggio contando su diversi fattori: innanzitutto, la straordinaria e duratura awareness di Versace; in secondo luogo, la sua base clienti diversificata, con sovrapposizioni limitate rispetto a quella di Prada e Miu Miu; una forte legittimità nell'haute couture, nel menswear, nel womenswear e in tutte le categorie di prodotto; e la sua rilevanza culturale e il brand equity».
Come sarà riposizionato Versace?
Pieter mulier at Versace owned by Prada will actually alter the chemicals in m brain and change the trajectory of my life btw… maybe even bring back the spark in my eyes
— mar (@vogueheroine) February 6, 2026
Prima dell’esordio effettivo di Mulier, il nuovo management si concentrerà su due pilastri iniziali: l'analisi delle collezioni attuali per identificare aree di miglioramento in termini di qualità e struttura, e l'ottimizzazione dei canali di distribuzione, del posizionamento del brand e del passaggio verso vendite full-price di alta qualità. Verrà interrotta la linea di diffusione Versace Jeans Couture e le catene di fornitura attuali di Versace saranno reintegrate nelle piattaforme manifatturiere del Gruppo Prada per contenere i costi.
Il messaggio che traspare, comunque, pare abbastanza chiaro. Nell’ultimo decennio Versace ha fatto una certa fatica a stare al passo con l’evoluzione dei codici collettivi della moda. In un mondo di decostruzionismo, Phoebe Phil-ismo ed estetica preppy, le stampe barocche, i prodotti iper-logati e la forte enfasi data a categorie ultra-commerciali avevano cominciato a sembrare eccessivamente formulaici e privi di direzione.
La cosa che il gruppo si attende da Mulier è una nuova it-bag come la Teckel o le celebri ballerine a rete: prodotti molto vendibili ma anche molto lussuosi e sofisticati che, probabilmente, vogliono ricostituire la reputazione del brand che, a oggi, risulta forse troppo autoreferenziale e noveau riche. L'estetica Versace degli ultimi anni ha infatti celebrato un glamour molto assertivo e opulento, con forti accenti logati, silhouette provocanti e un immaginario che ha talvolta sfiorato codici di un lusso più esibizionista e immediato, oltre che datato, perdendo in parte quella sottigliezza che oggi molti associano alla desiderabilità contemporanea.
Grandi spese con grandi ritorni
Il grande rilancio di Versace si situa comunque in un quadro di forte crescita per il Gruppo Prada. I risultati finanziari del 2025 sono stati infatti ottimi, con ricavi netti in crescita del 9% saliti a 5,72 miliardi di euro. Nonostante l’operazione Versace, acquisito a dicembre 2025, abbia introdotto alcune complessità, il gruppo ha mantenuto una traiettoria di crescita costante per il quinto anno consecutivo, anche in un contesto di rallentamento del mercato del lusso.
E anche se Versace ha contribuito con ricavi netti di 684 milioni di euro nel 2025, il Gruppo Prada ha avvertito che il rilancio potrebbe pesare sul fatturato nel breve termine date le inevitabili spese da affrontare. L’intero lavoro di reset del brand dovrebbe diluire i margini netti del gruppo nel 2026 ma se tutto andrà in porto il miglioramento si dovrebbe subito sentire negli anni successivi.
A livello di singoli brand, Miu Miu si è riconfermato come il vero campione del gruppo, con una crescita del 35% anno su anno e un margine lordo salito da 4,34 miliardi di euro a 4,59 miliardi. Prada invece ha registrato un calo dell'1% nelle vendite retail, con segnali di miglioramento nella seconda metà dell'anno e un quarto trimestre positivo. E anche se idealmente i vertici del gruppo vorrebbero vedere anche Prada prendere un po’ più di rincorsa, la formula imbastita negli ultimi anni pare funzionare benissimo, con il brand flagship che propone un’estetica più raffinata e Miu Miu che invece, con una proposta più casual e giovanile, spazza via tutta la concorrenza.
Nel mondo, il mercato dell’Asia-Pacifico (che include anche la Cina) rimane il più grande e ha visto una crescita dell'11%, mentre l'Europa ha registrato un +5%. In America le vendite sono aumentate del 18% e in Giappone, +3% mentre nel Medio Oriente sono salite del +15%. L’attuale conflitto in corso, che sta infiammando l’intero Golfo, porterà però a chiusure temporanee dei negozi e dunque potrebbe impattare i guadagni dell’anno in corso.













































