I dipendenti McQueen che dovevano essere licenziati hanno trovato un accordo con Kering «La crisi non può essere scaricata sulle persone», protestano i sindacati

UPDATE 05-06-2026: Dopo lo sciopero del 20 maggio a Scandicci, Firenze, nella mattina del 4 giugno Kering ha incontrato le Segreterie Nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl, e Uiltec Uil. Al termine del confronto, le parti hanno raggiunto un accordo che tutelerà i lavoratori del Gruppo dai licenziamenti unilaterali. Secondo il nuovo patto, voluto all’unanimità dai dipendenti della maison McQueen, le scadenze di licenziamento verranno rinviate a settembre. In merito al drastico taglio del personale in azienda, il CEO Luca de Meo ha affermato che, pur trattandosi di una decisione difficile, era necessaria. Il provvedimento, ha dichiarato il CEO, «è coerente con il nuovo modello operativo della Maison, e con la revisione strategica delle sue attività a livello globale, finalizzate a riportare il business a una redditività sostenibile nei prossimi anni». 

Due giorni fa, McQueen ha nominato un nuovo CEO: Gianfranco D’Attis, ex CEO del marchio Prada. Luca de Meo ha benvenuto il nuovo amministratore delegato dicendo che «porta con sé una potente combinazione di visione strategica, rigore operativo e profonda expertise nel lusso. La sua capacità di affinare l’identità del brand guidando al contempo un’esecuzione disciplinata sarà determinante mentre rifocalizzamo Alexander McQueen e ne sblocchiamo il pieno potenziale». Dopo l’annuncio dell’ingresso di D’Attis, il patto concordato con le sigle sindacali e le nuove dichiarazioni da parte di de Meo, il futuro del direttore creativo di McQueen, Seán McGirr, in azienda è incerto.  

 
A Scandicci, principale polo produttivo e logistico italiano di Kering,  a partire dalle ore 10 di questa mattina ha preso il via un corteo di dipendenti del gruppo. I sindacati stanno difendendo i lavoratori che saranno vittime dei tagli al personale e del più generale ridimensionamento dell'azienda. Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec chiederanno infatti l'annullamento dei 54 licenziamenti da Alexander McQueen, che corrispondono a un terzo dell'azienda in Italia. I sindacati stanno adesso chiedendo l'utilizzo degli ammortizzatori sociali, oltre a un confronto con i vertici manageriali del gruppo. «La crisi non può essere scaricata sulle persone», hanno aggiunto le associazioni impegnate.

La  chiusura dei negozi e il focus sulla sartoria 

 
Lo scorso aprile, i risultati finanziari del gruppo Kering hanno esposto una situazione piuttosto critica: mentre Gucci si sta avviando verso una lenta ripresa, gli altri brand del conglomerato francese faticano ancora, soprattutto McQueen. 
 
Il piano del CEO Luca de Meo per Kering (chiamato ReconKering) è proprio quello di puntare tutto su Gucci per il rilancio dell'azienda, sulla gioielleria con il lancio di una divisione dedicata, e sul "potare" i marchi meno stabili. Per McQueen, il CEO ha presentato una strategia che riporterà il focus sul womenswear e non i suoi prodotti più commerciali, per elevarne la percezione. Questo significa anche chiudere diversi negozi del marchio: oltre la metà in tutto il mondo entro il 2026, sempre secondo il ReconKering presentato da de Meo ad aprile. 

La risposta di Kering 

Di fronte agli scioperi di questa mattina, con i sindacati che chiedono oltre agli ammortizzatori sociali maggiore responsabilità da parte del gruppo, Kering dice che non cambierà nulla del piano appena avviato, anche se si dice sempre aperto al dialogo. Difendendo il ReconKering e la razionalizzazione di McQueen, che nell'ultima settimana ha contribuito a un leggero rialzo del titolo Kering in borsa, il gruppo sta cercando di rimediare alla crisi non curandosi dei propri dipendenti. Per vedere quali saranno i risultati di questi scioperi probabilmente bisognerà aspettare l'inizio di giugno, quando avverrà un nuovo incontro tra l'azienda e le rappresentanze sindacali.

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