
Il ghiaccio bollente della collezione FW26 di Tom Ford Haider Ackermann immette nuova linfa nel concetto di “algida sensualità”
È impossibile guardare una qualunque delle collezioni che Haider Ackermann ha disegnato per Tom Ford nell’ultimo anno o giù di lì e non pensare ai look e ai loro modelli come ad altrettanti personaggi di un film. Ma che film avrebbe potuto essere la collezione FW26 di Tom Ford mostrata ieri a Parigi? Forse The Hunger di Tony Scott, forse il cult anni ‘70 Daughters of Darkness, forse al classico dimenticato Il Quarto Uomo di Paul Verhoeven. Tutti film che hanno per protagoniste donne fatali e bellissime, fredde e dure come l’acciaio oltre che animate da una fosca, calcolatrice sensualità.
Sicuro è che Ackermann organizza i propri show come spettacoli teatrali. Non perché abbiano una trama, quanto più perché le sue modelle e modelli camminano da soli o in gruppo per la passerella, si guardano, fanno cenni al pubblico, posano e, insomma, sembrano più personaggi di una storia che supporti fisici ad abiti da promuovere commercialmente. Sono personaggi privi di qualunque tenerezza: eleganti, impeccabili, magari a tratti malinconici, senza dubbio superbi e remoti come immortali, disumani nella propria compostezza. È questa la potentissima forma di seduzione che Ackermann ha messo in atto anche in questa stagione, forse meno decadente della precedente, ma di certo non meno sensuale.
Se la scorsa stagione l’ambientazione era notturna, con luci basse e pallide figure che emergevano ancheggiando dall’oscurità, per poi finire in un mare di nebbia; in questa stagione era tutto di un bianco ottico accecante. Una transizione cromatica che, per tornare ai paragoni cinematografici, ricorda quella volta che Dario Argento, stanco di essere associato al buio e ai colori espressionistici di Suspiria e Inferno, ambientò il film Tenebrae durante il giorno e in set più bianchi e luminosi possibile. Questa luce intensissima ma non cruda, così simile al riverbero candido dei fondali usati nei set fotografici, è stata una cornice perfetta per la collezione andata in scena.
Più adatta al giorno che alla sera, e più indossabile in città che nel budoir, la collezione firmata da Ackermann ha rinunciato a esporre troppo il corpo per rinserrarlo dentro affilatissimi completi di sartoria, camicie aperte fino all’ombelico il cui scollo pareva invitare lo sguardo, pantaloni di pelle e gonne di coccodrillo. Il tutto in una palette di colori che dall’algida alternanza dei bianchi e dei neri si aperto ad azzurri e tonalità tabacco con appena due tocchi di verde e di rosso.
Ovviamente non poteva certo mancare qualche elemento conturbante e suggestivo: in apertura sono apparsi tre look dove una sottilissima cintura si aggrappava a un’anca cadendo di sbieco attraverso la pelle nuda dei fianchi; a metà show invece sono apparsi una serie di look stratificati con abiti di plastica trasparente che portavano alla mente tanto la celebre murder suit di American Psycho o Hannibal quanto certe atmosfere fetish molto al loro posto nell’universo elegante ma smaliziato di Tom Ford. Persino il gran numero di guanti di pelle nera, presenti attraverso l’intera collezione, era profondamente suggestivo, se non proprio sottilmente perverso.
C’erano anche capi più virtuosistici. Un cappotto di lana che, dalla vita in giù, diventava di cuoio abbinandosi all’altra gonna sempre di cuoio indossata dalla modella. Tre look maschili la cui camicia, con colletto a contrasto si abbinava al materiale o alla fantasia della cravatta. Ensemble di pesanti maglioni neri abbinati a gonne di plastica trasparente. Un completo da donna le gambe dei cui pantaloni sparivano dentro altissime, lucide cuissardes. E poi ovviamente gli smoking decostruiti del finale, assurdamente sensuali sia sugli uomini che sulle donne.
Ackermann è un designer estremamente seducente, dalla visione lucida. A differenza di altri illustri colleghi per cui l’erotismo è una specie di parodia di se stesso, e le cui collezioni includono sempre un qualche elemento un po’ velleitario, il suo Tom Ford non estende se stesso più del dovuto. Il desiderio è suggerito ed evocato e fa parte di abiti formalmente rigorosissimi. Ma sopra ogni cosa, lungi dal proporre design da “giustificare” con ironie post-moderne o forzata ginnastica mentale, la sua proposta è uno stile, un gusto eseguiti con mano sicura e senza sbavature. Proprio come quello che s’intravede nello styling di sciarpe e foulard, che paiono un’emanazione di quelle che Ackermann stesso indossa nei momenti off-duty. Forse, in effetti, non c’è nulla di più seducente che possedere una propria personalità.









































































































