
Anche il fast-fashion si finge vintage La Swedish Motorcycle Jacket che sta spopolando su Shein

Ciò che credevamo di sapere sull’acquistare vestiti di seconda mano seminuovi nei marketplace online, tipo Vinted, per partecipare all’economia circolare e consumare in un modo ecologicamente compatibile, è una menzogna. Questa è la conclusione a cui giunge un servizio apparso su The Sun che parla di un nuovo discutibile modello di business in circolazione: comprare capi ultra fast-fashion dalle piattaforme e-commerce Shein, Temu e Aliexpress per rivenderli a prezzi gonfiati, anche di due o tre volte, su Vinted, come nel caso della nuova Swedish Motorcycle Jacket di Shein che sta spopolando negli annunci Google e sui social. Ma questo fenomeno quali cambiamenti porta nel modo in cui compriamo? E come ridefinisce il valore che attribuiamo al vintage?
Il caso della Motorcycle Jacket di Shein
@khialboy Going to style it better later, but this thing is sick. #menswinterfashion #mensjacket #model Loose Cannon Slowed - Phonky
Shein, Temu e Aliexpress sono marchi tacciati delle più disparate accuse tra cui emerge il plagio stilistico, che rappresenta uno dei fattori, insieme ai prezzi ribassati, su cui questi e-commerce costruiscono il proprio traffico, proponendo prodotti che imitano gli originali. Più nello specifico, stiamo assistendo alla diffusione di un nuovo modello di giacca biker anni ’60, che imita i modelli militari dell’esercito svedese. Il capo sta rapidamente guadagnando visibilità tra gli annunci Google e nei trend dell’outerwear contemporaneo.
L'imitazione della giacca in questione, o meglio, la sua riproduzione dipende dal successo che il vintage sta riscuotendo nel mercato. Il mercato secondhand rappresenta infatti il 19% delle vendite globali di abbigliamento in volume. A ciò si aggiunge il 6% di quota di mercato oggi intercettato da attori cinesi a prezzi molto bassi come Shein, Temu e AliExpress. In valore, queste due categorie detengono rispettivamente l'11% e il 2% del mercato. E bisogna anche tenere conto del fatto che la quota delle vendite di prodotti di ultra fast-fashion continua ad aumentare sulle piattaforme di seconda mano.
@hiddenbaby05 Pmo so bad #vinted #shein#fyp #reseller original sound -
È un cortocircuito commerciale e culturale: l’ultra fast-fashion imita il vintage che, però, per sua natura, si colloca agli antipodi della produzione industriale veloce. Alcuni utenti prima o poi finiscono nei tranelli dei rivenditori che riescono ad aggirare i controlli della piattaforma, come quello di rimuovere l'etichetta del brand fast-fashion d'origine e poi rispondere con una certa vaghezza a chi domanda maggiori informazioni sul capo e sulla sua provenienza.
Le conseguenze dell’imbroglio
@dasgutesdesign We basically have to start over again #vintage #fastfashion #culture #sustainability #fyp original sound - Daria
Le conseguenze di questo fenomeno riguardano sia l’industria della moda che la percezione culturale del vintage. Tradizionalmente, i capi vintage hanno acquisito valore proprio grazie alla loro storia, alla qualità dei materiali e alla loro relativa rarità. Possedere un capo vintage significa avere un oggetto capace di distinguersi dalla produzione di massa, un compromesso tra accessibilità economica ed esclusività estetica. Oggi, però, l’industria fast-fashion ha intercettato proprio questa richiesta di unicità, replicando estetiche del passato senza però conservarne la dimensione storica o culturale, incrementando il traffico nelle sue piattaforme.
Questa trasformazione può avere effetti anche sui consumatori: da un lato, la diffusione di riproduzioni economiche rende più accessibile un certo tipo di estetica; dall’altro riduce la possibilità di acquistare oggetti realmente unici o storicamente significativi. L’approccio del finto vintage è sintomatico del periodo economico e culturale che stiamo vivendo, in cui non si hanno mai abbastanza vestiti e assecondare questo bisogno, o capriccio, diventa difficile se si fa fronte ai prezzi sempre più alti. Per non parlare di come la stessa moda vintage contribuisce a rendere i prezzi del nuovo più difficilmente accettabili per i consumatori.
Non conosciamo più i nostri vestiti
@retro0boy Hopefully im gone by then#thrifting #vintage #vintagefashion #fastfashion #80s original sound -
In un certo senso, comprare vintage era il compromesso perfetto tra qualità e prezzo accessibile. Piattaforme come Vinted erano diventate vere e proprie miniere d’oro: luoghi in cui scovare pezzi rari, ma anche capi basici ben fatti, offrendo allo stesso tempo un’alternativa più consapevole ai circuiti dell’ultra fast-fashion. Oggi, però, i nuovi imprenditori farlocchi sono anche il prodotto del nostro stesso modo di consumare.
Forse abbiamo perso di vista il significato originario del vintage: se un tempo rappresentava una reale alternativa al fast-fashion, oggi rischia sempre più spesso di replicarne le stesse logiche. A questo punto la domanda è inevitabile: fino a dove può spingersi questa ibridazione? E soprattutto, riusciremo a riappropriarci del valore di ciò che compriamo o siamo destinati a muoverci, ancora una volta, dentro gli stessi meccanismi che pensavamo di aver aggirato?











































