Nemmeno l'Ozempic può fermare il panier dress Sui red carpet è ovunque, ma è difficile immaginarlo nella vita vera

Siamo sul punto di un ritorno del romanticismo nella moda? Con romanticismo non intendiamo, sia chiaro, l’attitudine verso il sentimentale quanto la letterale silhouette dell’era romantica di fine ‘700. Jonathan Anderson, nel suo ready-to-wear da Dior, ha proposto un panier dress dalla silhouette alla Barry Lyndon sia per uomo che per donna e molti se ne sono visti nelle collezioni SS26 dello scorso settembre.

Ma di recente sui red carpet sia Ariana Grande che Charli XCX e Teyana Taylor hanno indossato abiti dalla curiosa forma settecentesca. In realtà, il trend del vestito-panier è più variegato di quanto si pensi. Mentre l’imminente arrivo di Cime Tempestose nelle sale e di Bridgerton sui televisori, così come una serie di release annuali dai toni goticheggianti (Anne Hataway indossa un panier dress in Mother Mary, ad esempio) promettono di riportare sui molti schermi che ci circondano immagini di abiti che, se non riproducono quelli d’altri tempi, almeno li riecheggiano in toni moderni. Ma perché?

Occhio a quei fianchi

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Dior SS26
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Chanel Pre-Fall 2026
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Valentino Haute Couture SS26
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Balenciaga Pre-Fall 2026
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Antonio Marras SS26
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Jean-Paul Gaultier SS26

Ora, un panier (o pannier) nel senso storico del termine è una struttura di giunchi, metallo o bambù che si indossava in vita sotto la gonna creando un illusorio e vistoso ampiamento delle anche, con conseguente restringimento della vita e allargamento bidimensionale della silhouette. I due “punti” delle anche così ampliate venivano spesso decorati dagli elementi più diversi come fiocchi e coccarde, fiori di stoffa, nodi di diverso tipo e via dicendo.

Dato che oggi nessuna donna vuole indossare l’equivalente di un cesto di vimini sotto la propria gonna, l’effetto è ottenuto o rievocato in modi molto diversi tra loro. Ma ciò che è importante è che venga evocato: dai pantaloni di Jean Paul Gaultier che ampiano orizzontalmente i fianchi, fino alle gonne rigonfie dei tailleur di Matières Fécales, passando dai lunghi abiti con fianchi pronunciati di Chanel e Balenciaga e arrivando fino ai letterali panier “modernizzati” portati in passerella da sacai, Junya Watanabe, Erdem e pure Cecilie Bahnsen la silhouette possiede una sua rilevanza.

Persino Vanessa Friedman, analizzando non tanto i panier ma la nuova moda degli abiti che sovrascrivono con la propria la silhouette del corpo di chi li indossa, ha notato questa tendenza a riscrivere e modificare i confini del corpo. Un’ambizione in effetti curiosa e densa di implicazioni in un mondo dove la celebrazione della body diversity, l’Ozempic, il BBL, l’ossessione del fitness e ogni possibile trend relativo alla modificazione del corpo coesiste in uno stato di perpetuo e rumoroso scontro. E forse è proprio questo il punto.

La silhouette come statement

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Dries Van Noten SS26
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Giuseppe di Morabito SS26
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Anrealage SS26
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Marques Al'meida SS26
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Zuhair Murad Haute Couture SS26
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sacai SS26
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Matières Fécales SS26
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Givenchy SS26
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Ann Demeleumeester SS26
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Erdem SS26

Sempre di più negli ultimi anni, in tutto quanto l’ambito della moda, la silhouette è diventata sinonimo di una certa identità. Pensiamo al macro-trend dominante di questi anni di avere un top stretto e corto e pantaloni giganteschi, spesso curvi ai lati come i balloon pants famosi su TikTok o anche il modello Twisted di Lemaire. Pensiamo ai prodotti di Skims che allargano e modellano il sedere o i fianchi, ai trend dei corsetti o delle mega-spalle, o a come una silhouette ampia e corta sulla gambe sia sinonimo degli amanti di una certa moda giapponese avant-garde promossa dai vari Comme des Garçons, Yohji Yamamoto e via dicendo.

Una silhouette, oggi, equivale a un punto di vista, a una dichiarazione di intenti. Il mondo (e la nostra percezione) è pieno di silhouette generiche e normali che indossiamo più o meno ogni giorno, di jeans e felpe assolutamente normali. Il carattere viene dato da sagome che si allargano o si allungano, che percorrono o negano le curve del corpo. E scendendo nel campo del womanswear vediamo questa spinta declinata su vari livelli: il panier e le gonne rigonfie degli abiti d’occasione, l’ampiezza rigida delle gonne corte più casual, ma anche gli elementi decorativi come gale o rouches che Dries Van Noten o Max Mara mettono a pantaloni per evitare che una certa gonna sia “soltanto” se stessa.

Ma perché adesso?

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Thom Browne SS26
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Alaia SS26
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Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood SS26
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Palomo Spain SS26
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Junya Watanabe SS26
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Max Mara SS26
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Collina Strada SS26
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Cecilie Bahnsen SS26
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Noir Kei Ninomiya SS26
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Khaite SS26

Il vantaggio di una costruzione a panier o comunque della presenza di un elemento che amplia i fianchi ha anche l’effetto di presentare, quasi come su un piedistallo, la parte superiore del corpo, creando un elemento di cesura che segnala un’uscita dal campo ordinario e abituale della vita. Un sogno, magari. Aiuta moltissimo anche il fatto che questo tipo di abiti (Dazed con la consueta eleganza li definisce “penis dresses” ma tutti dobbiamo far click) siano immediatamente connessi a una memoria storica molto precisa, a un ambiente sociale molto preciso e a un senso dell’occasione definito.

La loro presenza, comunque, non appare immediatamente nostalgica. Questi abiti non sembrano voler rifare i costumi di altre epoche ma recuperarne la formula riconoscibile per portare il design di un certo abito o gonna fuori da una normale occasione ordinaria, dotandolo dunque di un punto di vista definito, una direzione estetica. Il punto però è: chi, nella vita di oggi, si ritrova all’interno di situazioni così fuori dall’ordinario? O questa ricerca di massimalismo non è altro che una forma di escapismo che a sua volta rappresenta un indicatore della recessione prossima ventura?

Secondo il report Pinterest Predicts 2026 il massimalismo delle silhouette, le influenze letterarie dei classici inglesi e il gusto per la teatralità dovrebbero tornare in un marasma di tendenze che interesseranno un po’ tutti gli ambiti della cultura. Dopo tutto, viviamo in tempi parecchio interessanti e dunque tanto vale vestirsi per la parte.