Come i designer asiatici stanno rivoluzionando l'Haute Couture Negli scorsi giorni, quattro designer si sono concentrati non sul passato ma sulla celebrazione culturale

Per decenni l’Haute Couture occidentale ha funzionato come una macchina simbolica perfettamente oliata: un sistema costruito sulla celebrazione dell’artigianato e sul mito della Maison parigina. All’ultima Couture Week 2026 di Parigi, però, quattro designer asiatici hanno proposto un nuovo  linguaggio per l’Alta Moda, che va oltre il sistema per diventare strumento di auto-narrazione,  dialogo culturale e responsabilità creativa. 

Ecco chi sono.

1. Robert Wun e lo spunto biografico

  

@wisdm8

Robert Wun Couture. Spring 2026.

original sound - Wisdom Kaye

Laureatosi al London College of Fashion nel 2012, Robert Wun è stato il primo designer di Hong  Kong a sfilare nell’Haute Couture parigina. La collezione Couture 2026, Valor: The Desire to Create, and the Courage to Carry On, è una parabola esistenziale suddivisa in tre atti. Il primo, Library, è ambientato in una ideale libreria fatta di  pagine bianche sporcate di inchiostro nero, gli stessi colori usati nelle silhouette iniziali.  È il ricordo dei giorni passati a studiare, a disegnare, l’inizio della sua stessa carriera. Queste  strutture rigide sono accompagnate da note delicate come le farfalle applicate e i veli  trasparenti sui copricapi che culminano con un abito dalla struttura circolare, ricoperto di perle  di vetro. 

Il secondo atto, Luxury: Confrontation of Reality, mette in scena lo scontro tra  aspirazione creativa e realtà economica. Il sogno iniziale si scontra con le bollette, le spese, con le  richieste di un settore che attribuisce valore al prodotto finale secondo logiche proprie. Le modelle  diventano espositori per gioielli in velluto: seni appuntiti, mani in pose civettuole, fili di pietre e  perle che avvolgono il corpo, ricordando che sotto l’oggetto c’è carne viva. L’ultimo atto, Valor,  assume i contorni un’epopea. Sullo sfondo, fulmini e saette annunciano l’arrivo dell’eroe: il  designer che sceglie di sfidare il sistema, le difficoltà economiche e le proprie battaglie interiori  pur di difendere la propria arte. 

2. Miss Sohee e la narrazione del corpo femminile

Sohee Park continua a fare ciò che le riesce meglio: esaltare la femminilità creando un ponte tra  Occidente e Oriente. Nei sontuosi interni dello Shangri-La Hotel, la collezione Couture 2026 si  presenta come un viaggio nella sua casa estiva all’estremo sud della Corea, affacciata sul mare.  Foglie di glicine e intarsi di madreperla sbocciano su figure sottili e affusolate; il pavone appare in  vari look sotto forma di copricapo o accessorio; i motivi blu su sfondo bianco, tipici della  porcellana Qinghua, vengono trasposti su un abito con clutch coordinata. 

Per quanto le silhouette  siano piuttosto classiche e femminili, un po’ in stile Bridgerton, ma più sofisticate, sono  amplificate da elementi scenografici: rami di bamboo e di ciliegio si arrampicano attorno alle  modelle, trompe l’œil che assottigliano le figure, strass e cristalli, ricami e drappeggi opulenti.  Ogni look è ricco di dettagli: ventagli-clutch, lunghe catenelle di perline agganciate a bracciali di  giada.

3. Yuima Nakazato e il legame con la natura

@nssfrance L’asmr du défilé Yuima Nakazato à Paris #fashion #hautecouture #asmr #fashiontiktok #parisfashionweek original sound - nssfrance

Unico designer giapponese a presentare una collezione di Alta Moda a Parigi, Yuima Nakazato  ha portato in scena un’esperienza immersiva, senza musiche in sottofondo, né grafiche sensazionali ma solo il suono bianco costante di due oggetti in ceramica prodotto dal designer stesso, seduto sul pavimento del presbiterio dell’American Cathedral. 

Stando a quanto riportato da  WWD, il designer avrebbe speso 1.500 ore in sei mesi per realizzare tutti gli elementi di ceramica da applicare sui capi: alcuni somigliano a foglie, altri a pietre irregolari, altri ancora  sembrano funghi. I pezzi, smaltati di bianco con profili in oro e argento, sono applicati su basi di  tessuto che risultano del tutto marginalli dato che è la ceramica a svolgere il ruolo primario di coprire il  corpo, esaltarlo, abitarlo. 

Il tessuto e la maglieria sono relegati al ruolo di attori comprimari. La genesi di questa collezione è un viaggio nelle antiche foreste di Yakushima, isola a sud del  Kyūshū, in Giappone, di cui la collezione cerca di riprodurre i cedri e le pietre di fiume. La palette  cromatica, infatti, è ridotta a sfumature di bianco, nero e marrone, in alcuni casi il tessuto è stato trattato con spalmature metalliche e stropicciato come a voler replicare l’aspetto della corteccia.  

4. Phan Huy e l’arte vietnamita

Il più giovane del gruppo, Phan Huy ha fondato la sua maison nel 2023. Nato in Vietnam e  formatosi tra Asia ed Europa, utilizza la Couture come strumento di conservazione culturale,  trasformandola in un archivio vivente di memorie e innovazione. Il titolo della collezione Couture 2026, Cành Vàng Lá Ngọc (The Golden Branch and Jade Leaf), richiama le decorazioni simbolo dell’opulenza regale vietnamita, metafora di una nobiltà più culturale che sociale. 

I riferimenti alla tradizione vietnamita non risultano didascalici, né particolarmente espliciti, ma  filtrati da una sensibilità quasi nostalgica. La sfilata si apre con un abito di seta con fiori applicati,  ispirato al dipinto su seta Bridal Adornment del pittore Mai Trung Thu. Tra le  ispirazioni c’è anche La Grande Odalisque di Ingres, affiancata a Nude di Mai Trung Thu. Il retro degli abiti è quasi più sorprendente del davanti: rivela strascichi appesi alle spalle con spalline di perline, ondeggianti ad ogni passo; volumi bombati  esagerati; ventagli ricamati. L’artigianalità è evidente nei petali in voile, con i bordi ricamati con  perline dorate, che fluttuano a ogni passo con grazia. 

Qual è la differenza con l'Haute Couture "classica"?  

@nssfrance Voici quelques-uns des looks que nous avons pu voir cette dernière semaine de la Haute Couture dans les rues de Paris. Qu’en penses-tu ? #paris #streetstyle #outfitinspo #fashioninspo #streetfashion ANGELWITHNOWINGS - BLONDE SUPPERMACY

Se i grandi nomi occidentali della Couture, da Dior a Schiaparelli, utilizzano l’Alta Moda come macchina mitologica (esaltazione di artigianalità, citazione storica e potere simbolico), i designer  asiatici sembrano usarla come strumento di auto-narrazione. Robert Wun mette in scena il  conflitto esistenziale del creativo contemporaneo, diviso tra vocazione e sopravvivenza; Miss Sohee utilizza il corpo delle donne come superficie di dialogo tra Oriente e Occidente; Yuima Nakazato trasla il sapere artigianale su un terreno oltre la moda, rendendo il vestito  un’installazione artistica; Phan Huy restituisce all’Alta Moda una dimensione intima e spirituale, in cui l’abito non è un trofeo ma un mezzo di trasmissione culturale

La differenza non risiede tanto nell’estetica, quanto nell’intenzione. Ne emerge una differenza  sostanziale: mentre l’Haute Couture occidentale tende a celebrare il sistema rappresentato dalla Maison,  dall’eredità e dal sogno del lusso; quella di questi designer asiatici sembra interrogare il processo stesso della creazione. Il  gesto creativo non è mai neutro, ma carico di responsabilità culturale, emotiva e materiale. Il  corpo non è solo supporto estetico, ma territorio di dialogo; il materiale non è solo decorazione, ma portatore di senso.

Il rischio di rimanere intrappolati nella propria zona di comfort c’è, soprattutto per i più affermati Miss Sohee e Robert Wun, ma è proprio la tensione tra identità, tradizione e contemporaneità a rendere il loro contributo alla Couture non solo rilevante, ma necessario: perché ricorda che l’Alta Moda non è soltanto un esercizio di stile, bensì un linguaggio vivo, capace di raccontare storie che il sistema occidentale spes