
La voce della notte nella collezione FW26 di Saint Laurent Anthony Vaccarello esplora le tenebre di Parigi
L’uomo di Saint Laurent ha rappresentato per decenni un calco dello stile e della personalità del fondatore del brand, l’indimenticabile Yves: la Parigi notturna, le equivoche passeggiate di mezzanotte nei giardini delle Tuileries, le oppiacee e decadenti serate di Marrakech, i club sotterranei dove si fuma e ci si potrebbe imbattere in ogni momento in Betty Catroux che balla con un paio di occhiali neri. All’universo è connesso un guardaroba assai preciso, che potremmo descrivere come una declinazione vagamente fetish del power dressing anni ’80, dove il rigido abito maschile si sdilinquisce con sciarpe di seta, accenti di lucida pelle nera.
Questo è l’universo a cui è tornato Vaccarello per la collezione FW26 di Saint Laurent, il cui punto di partenza è un classico della letteratura gay anni ’50 ambientato nel sordido basso ventre di Parigi, La camera di Giovanni di James Baldwin. Incidentalmente, pare che il libro possa diventare un presto un film proprio grazie all’interessamento di Vaccarello e dello studio di produzione inaugurato dal brand nel 2023. Ma la collezione è stata diversa dalle ultime presentazioni che Vaccarello ha firmato per il menswear. Ma in cosa?
L’arte della variazione sul tema
Dal 2021 circa le collezioni maschili di Saint Laurent sono state presentate come una continua ripetizione del medesimo look sottilmente variato per decine di volte con un tema stagionale che andava dall’androginia al power dressing, fino a certe maniere di indossare una cravatta o di abbinare completi di altissimi cuissards di pelle nera. Scelta insolita ma dalla logica chiara: gli uomini vanno da Saint Laurent per dei pezzi sartoriali, giacche di pelle, stivali e mocassini – tutti pezzi classici carichi di un’estetica notturna, androgina e pregna di un sotterraneo erotismo.
Con questo show però Vaccarello ha finalmente messo di lato la sua ossessione per l’uniformità. La maniera monomaniacale di ripetere il medesimo look per una collezione intera si è adesso aperta a variazioni più dinamiche, ancora concise ed estremamente coerenti, ma che hanno lasciato l’immaginazione respirare. E dunque su una base di solida sartoria su cui lo show si è basato, nella forma del classico blazer dalle spalle larghe la cui vita adesso si stringe creando quasi una forma a clessidra, abbiamo visto finalmente il rigore estremo del brand ammorbidirsi in un guardaroba più articolato.
Abbiamo, come si diceva, i classici completi, sdoppiatisi in versioni di lucida pelle nera. Su di questi si sono accumulate cravatte e fazzoletti di seta stampata, occhiali sportivi e nerissimi, stupende sciarpe e stole di pelliccia che hanno progressivamente lasciato spazio a look più estrosi. Trench trasparenti e luccicanti, shorts a righe abbinate a camicie dai cui orli uscivano stivali di pelle così aderenti da sembrare tute sadomaso di latex, ma anche maglioni intrecciati corti e dallo scollo rotondo profondissimo, in cui si tuffavano sciarpe di seta; maglie di chiffon a collo alto che si aggrappavano ai torsi dei modelli come mani di un amante.
Un nuovo look prende forma?
A praticamente dieci anni dall’avvio della sua direzione creativa, Vaccarello ha finalmente stabilito e consolidato il look ideale del suo uomo. È un look, come dicevamo in apertura, molto preciso che però si apre a tante diverse opzioni nella sua relativa limitatezza. E ieri era tutto in mostra nel front row: i completi, gli accenti di pelliccia, gli occhiali da sole, le cravatte e persino tutta una serie di colori cupamente vividi che possono adattarsi a quasi qualunque personalità. Non far sembrare noioso un completo è una vera impresa, che spesso gli osservatori della moda trascurano.
Nello specifico, il look con camicia a righe, cravatta infilata tra i bottoni e occhiali da sole sembra essere diventato un nuovo paradigma per l’uomo del brand, del tutto emancipato dalle influenze del passato. È un look che pare l’essenza più sublimata e pura di tutte le precedenti visioni sia di Pilati che di Slimane, che a confronto paiono quasi troppo sovraccariche e commerciali. Eppure la purezza è tanto diventata la cifra del brand da far sembrare quasi estranei gli svolazzi dello styling che, nel corso dello show, hanno girato le maniche dei blazer, mischiato diversi pattern di gessato, accumulato fazzoletti su cravatte, esposto polsini fermati da bracciali e lasciato colletti di camice mezzi fuori e mezzi dentro che sono parsi un’adesione a trend di presentazione più dominanti nell’industria.
Ma forse questi (seppur minuscoli) cenni di conformismo sono il prezzo da pagare per un uomo Saint Laurent che esce dal un algido rigore che è sì seducente ma avrebbe presto rischiato di mancare di dinamismo e vitalità e dunque indossa completi spezzati, non teme i contrasti di colore e continua a girare nottetempo con i suoi eterni occhiali neri per le vie addormentate di Parigi.


















































































