L'Europa dipende troppo dalla tecnologia americana? Secondo molti analisti sì, soprattutto da quando il nuovo ordine globale si basa sulla legge del più forte

Negli ultimi anni, i princìpi che avevano sostenuto per decenni l’economia mondiale – come la globalizzazione o il libero mercato – si sono progressivamente indeboliti. Un processo determinato soprattutto dal ripudio più o meno esplicito, da parte di alcune grandi potenze, del diritto internazionale, cioè quell’insieme di norme condivise che i vari Paesi hanno elaborato per limitare il ricorso alla violenza e prevenire l’insorgere di nuovi conflitti.

L’attacco statunitense contro il Venezuela è un esempio emblematico di questo cambio di passo, poiché mostra come Trump e la sua amministrazione abbiano violato molte delle regole che gli Stati Uniti avevano a lungo dichiarato di promuovere. Un atteggiamento che, a farci caso, non si discosta molto da quello adottato da Vladimir Putin nel caso dell’Ucraina, né da quello del presidente cinese Xi Jinping nei confronti di Taiwan.

Per questo, molti analisti descrivono l’attuale momento storico come la fine del sistema di regole e prassi che aveva governato l’ordine mondiale dal 1945 in avanti. In questo contesto, l’Europa ha iniziato a interrogarsi con crescente urgenza sulla propria dipendenza economica ed energetica. Tuttavia, come ha recentemente segnalato il Wall Street Journal parlando di uno «scenario da incubo», sta emergendo anche un’altra fonte di preoccupazione: la dipendenza tecnologica nei confronti degli Stati Uniti.

Il problema della dipendenza tecnologica dell'Europa

@geopolitico100 At the World Economic Forum in Davos (21 January 2026), Belgian Prime Minister Bart De Wever warns that US tech dominance could turn Europe into “slaves”. #fyp #europe #ai #us #china original sound - Said

Le recenti tensioni politiche tra Stati Uniti ed Europa hanno reso più evidente quanto le infrastrutture digitali siano potenzialmente un asset strategico, al pari dell’energia e della difesa. In uno scenario estremo, temuto però da diversi osservatori, non è da escludere che l’amministrazione Trump possa limitare l’accesso europeo a servizi tecnologici fondamentali – come data center, piattaforme cloud e software gestionali, tra gli altri: un’eventualità, questa, che metterebbe in serio pericolo l’erogazione dei servizi essenziali all'interno del continente.

Gran parte delle attività quotidiane di aziende, pubbliche amministrazioni, ospedali o scuole, tra le tantissime realtà coinvolte, dipende da soluzioni sviluppate e gestite da gruppi tecnologici statunitensi: se da un lato, questo ha favorito l’innovazione e la diffusione rapida di strumenti digitali avanzati, dall’altro ha determinato una dipendenza strutturale a cui è difficile fare a meno.

Lo si è notato di recente, in piccolo, nella disputa tra l’Autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) e la piattaforma informatica statunitense Cloudflare, multata per 14 milioni di euro per non aver collaborato, come richiesto dall'Italia, a rimuovere alcuni contenuti diffusi illecitamente. L’amministratore delegato di Cloudflare, Matthew Prince, ha reagito molto duramente alla multa, minacciando di interrompere i servizi essenziali di sicurezza informatica che la sua azienda offre in Italia, e in particolare quelli del valore di milioni di dollari che sta fornendo pro bono per le imminenti Olimpiadi di Milano Cortina.

Come si sta muovendo l'Europa sulle infrastrutture digitali

@alfiercc

Trade war is moving to services. Watch out for EU measures against US tech firms

original sound - ThePoliticsGuy

Le istituzioni dell’Unione Europea stanno cercando di rafforzare il concetto di “sovranità tecnologica”, cioè la capacità di progettare, gestire e controllare direttamente le infrastrutture digitali cruciali. Anche secondo diversi analisti, la possibilità di una brusca interruzione dei servizi digitali statunitensi, per quanto remota, è sufficiente a giustificare investimenti più decisi in alternative europee. Questa strategia si inserisce in un percorso più ampio che comprende iniziative come il progetto Gaia-X, nato per costruire un’infrastruttura cloud europea basata su standard comuni, interoperabilità e protezione dei dati.

Non a caso il Parlamento europeo non molto tempo fa ha approvato una risoluzione che invita a privilegiare prodotti e servizi tecnologici europei negli appalti pubblici, quando possibile, e a sostenere lo sviluppo di piattaforme digitali continentali. Parallelamente, l’Unione sta investendo in settori chiave come i cavi sottomarini, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale e le piattaforme di telecomunicazione, tra le altre cose, sempre con l’obiettivo di creare un ecosistema tecnologico più autonomo. Le difficoltà, tuttavia, non sono poche, dato che le grandi aziende statunitensi del settore dispongono di risorse finanziarie enormi, di un vantaggio tecnologico consolidato e di una presenza capillare sul mercato.