
Diversi brand stanno chiedendo danni a Trump per la questione dei dazi Le denunce sono state presentate ad inizio settimana alla Corte internazionale del commercio degli Stati Uniti
Per la prima volta dall’inizio dell’Odissea dei dazi voluti dall’amministrazione Trump, una parte consistente del mondo corporate ha deciso di passare all’attacco. Dopo la sentenza della Corte Suprema statunitense della scorsa settimana, che ha dichiarato illegittimo il regime tariffario imposto nel 2025, diversi brand e colossi multinazionali hanno avviato azioni legali per ottenere il rimborso delle somme versate. Secondo quanto riportato da Reuters, tra le ultime aziende ad aver presentato ricorso figurano L’Oréal, Dyson e Bausch + Lomb, FedEx e Sol de Janeiro che si aggiungono a un elenco già ben prolisso.
I brand chiedono risarcimento per i dazi
@washingtonpost The Supreme Court struck down most of President Donald Trump’s tariffs in a 6-3 ruling on Friday. The court said Trump didn’t have authority under the 1977 International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) to put tariffs on goods from nearly all of the U.S. trading partners. Trump said he would replace the import taxes the court overturned with a 10 percent global tariff using different trade laws than the one the court ruled on. At a White House news conference, he called the justices who sided against him a “disgrace to our nation.”
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Le cause sono state depositate lunedì presso la Corte internazionale del commercio degli Stati Uniti, pochi giorni dopo la decisione della Corte Suprema che ha stabilito, con una maggioranza di 6 a 3, che Donald Trump aveva ecceduto i propri poteri per imporre dazi sulle importazioni. I documenti giudiziari citati da Reuters parlano già di oltre 1.400 importatori coinvolti, tra cui colossi della distribuzione come Costco e aziende manifatturiere come Goodyear, con gli avvocati specializzati in commercio internazionale che prevedono una nuova ondata di ricorsi nelle prossime settimane.
Il problema principale resta la portata economica della vicenda: sempre secondo Reuters, gli economisti del Penn Wharton Budget Model stimano che fino a 175 miliardi di dollari di dazi riscossi dagli Stati Uniti potrebbero essere potenzialmente rimborsati. Una cifra enorme, che sottolinea la lentezza del meccanismo di recupero delle somme ancora da definirsi dai tribunali di grado inferiore – con tempistiche che potrebbero allungarsi per mesi, se non per anni.
Il silenzio di Trump e della Casa Bianca
Nobody is interested in the lies Donald Trump is telling about his tariffs.
— Elizabeth Warren (@SenWarren) February 25, 2026
Americans just want their money back.
Entrando più nel dettaglio delle singole azioni legali, il ricorso di L’Oréal è stato presentato dalla divisione L’Oréal Travel Retail Americas, che gestisce la vendita di prodotti beauty nei duty free e nei canali legati ai viaggi. Nei documenti depositati, così come quelli di Dyson, Bausch + Lomb e Sol de Janeiro, le aziende sottolineano di aver agito come importer of record per merci soggette ai dazi imposti tramite l’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), la legge americana che aveva autorizzato il Presidente durante il Liberation Day a dettare regole sul commercio internazionale.
Come già avvenuto in altri casi simili, le cause non chiamano in causa solo Trump, ma indicano come convenuti anche la U.S. Customs and Border Protection, il suo commissario Rodney Scott e gli Stati Uniti d’America, ma al momento, né la Casa Bianca né l’agenzia doganale hanno rilasciato commenti ufficiali. Allo stesso tempo, lunedì mattina un gruppo di 22 senatori democratici ha portato avanti una legislazione per rimborsare integralmente, con tanto di interessi, le entrate colpite dai dazi. Ci sarà una soluzione all’ennesimo capriccio del 47° Presidente degli USA?













































