
La moda sta abbandonando il total black? Rossi, blu, gialli e verdi hanno animato molti ensemble neutri in questa stagione
Tra i dandy di fine Ottocento, a Parigi, per animare gli abiti formali eternamente scuri che la società imponeva si usava spesso un trucco molto semplice: il tocco di colore. Secondo quanto scriveva nel suo blog ormai scomparso Massimiliano Mocchia di Coggiola, ad esempio, Baudelaire, che vestiva sempre di nero, indossava guanti color primula o gialli e, solo in occasione dei funerali, aggiungeva ai suoi completi una sciarpa «oltraggiosamente rossa».
Anche un altro celebre figura dei cabaret dell’epoca, Aristide Bruant, venne immortalato da Henri de Toulouse-Lautrec con abiti neri e una sciarpa rosso sgargiante. Una lezione antica che negli ultimi giorni è tornata alla Paris Fashion Week di questi giorni, oltre che a Milano, dove tantissimi outfit sono apparsi animati da tocchi di colore molto intensi in outfit dalle palette decisamente più neutre.
Il trick di styling è stato decisamente pervasivo attraverso decine di presentazioni di brand diversissimi tra loro – facendoci concludere che di avere effettivamente davanti un nuovo trend stagionale. Maestro di questa tattica è stato sicuramente Michael Ryder da Celine, che è riuscito a dominare le classifiche della settimana senza nemmeno sfilare, e la cui combinazione di cravatte club a strisce diagonali rosse e camicia azzurra ha invaso tutti i feed social pensabili. Altrove, però, l’idea del tocco di colore ha trovato interpretazioni molto coerenti attraverso i vari show. Ma come di preciso?
Rosso portafortuna
Il colore più ricorrente di questi giorni tra le tinte comprimarie di una settimana dominata da toni relativamente neutri è stata il rosso. E nello specifico una camicia rossa il cui colletto emergeva da insiemi sartoriali cromaticamente tradizionali: c’era una camicia rossa abbinata a un completo di jeans da Ralph Lauren, colletto e polsini rossi che emergevano da sotto un maglione scuro da Willy Chavarria (e lì i tocchi di colore sono stati parecchi, incluso il giallo) e sia da Amiri, che da Louis Vuitton, Junya Watanabe, Kartik Research, Auralee e Kidsuper si è vista la combinazione di completo maschile scuro decorato da uno strato di rosso intenso. Persino da Zegna si è visto un colletto rosso emergere da un cappotto color crema.
Altrove gli accenti rossi sono rimasti ma hanno assunto forme nuove: un cappellino rosso insieme a un completo grigio da Ami Paris, un colletto rosso jacquard su un cappotto nero da Dries Van Noten, un panciotto rosso da Yohji Yamamoto, un’incredibile giacca rossa anch’essa abbinata al total black nel debutto di ssstein di Kiichiro Asakawa, un tank top di maglia rossa sotto un completo di tweed grigio da Prada e un ensemble tecnico da Kiko Kostadinov i cui bordi erano decorati da accenti rossi. Da Wooyungmi gli accenni di rosso erano diversi, ma il più notevole era l’interno rosso di una giacca di montone rovesciato.
Uscendo dalla passerella e passando alla strada, vedere in giro degli insider di moda indossare calze rosse è stato sicuramente un micro-trend sotterraneo dei circoli dei cognoscenti nel corso dell’inverno (ha avuto vita breve, dato che nessun vezzo è privo di pretensione) mentre nel corso delle fashion week sciarpe rosse abbinate a look più coloristicamente moderati sono diventate una vista abituale a Milano e Parigi. Persino le scarpe rosse indossate sotto i jeans oversize sono emerse come micro-trend negli ultimi mesi.
Colori primari e non
Oltre al rosso, blu e verde sono tornati come intensi accenni di colore. Il blu, eterna costante del menswear, si è liberato dalle prigioni del navy e naviga oggi verso le più brillanti direzioni del cobalto, del blu elettrico, del blu di Yves Klein e soprattutto di quella sfumatura quasi ardente di azzurro che prende il nome di Dodger. Proprio questa (almeno secondo noi) è la sfumatura di quelle camicie di Celine di cui si parlava in apertura e che, onestamente, si bruciano sulla retina di chi guarda.
Ma di un blu intensissimo erano anche le piume dei top da Egonlab, o il piumino che uno dei modelli di Mordecai a Milano portava in mano come un accessorio insieme a uno dei completi color cammello re- ingegnerizzati da Ludovico Bruno. Da sacai invece c’era un maglione marrone il cui pannello anteriore era di un blu elettrico e decorato da frange.
Il giallo è anche emerso tra i protagonisti: sotto forma di maglione da Magliano, una polo di lana nascosta sotto la giacca nel lookbook di Umit Benan, una borsa da Maison Mihara Yasuhiro e ovviamente da Dior dove erano gialle le parrucche dei modelli e anche le polo decorate con spalline cerimoniali di cristalli. Da Lemaire invece si è preferito un leggero accento di verde brillante, da Soshiotsuki e Dolce&Gabbana c’è invece stato del marrone, mentre da Setchu e da Hermès è apparso timidamente del rosa antico.
Verso un 2026 dai colori vibranti?
A colpire maggiormente, nello scorrere le varie collezioni di questi giorni, non è tanto il trionfo dei colori ma la loro relativa marginalizzazione. Vediamo, in altre parole, una sorta di intesa generale nel panorama del menswear su una palette non necessariamente smorta, ma molto mitigata e neutra per quest’anno ma interrotta da sprazzi luminosi di colore. Un po' come Jesse Rutherford allo show di Ernst W. Baker, dove l'outfit nero era animato da un paio di guanti rossi come semafori.
Ma non siamo ai tempi slavati del quiet luxury: il tocco di colore, inserito quasi obbligatoriamente un po’ ovunque in tanti look fa molto riflettere sul tono di formalità indisciplinata che pare dominare la stagione. Pensiamo all’evoluzione del look total black vista nel guardaroba di molti insider in questi mesi, che ha visto il nero animarsi dall’inedita combo col marrone e il suede. Persino la rivista bi-annuale L’Etiquette, un testimone attendibile su cosa è chic a Parigi oggi, ha dichiarato la combinazione di nero e marrone come una delle migliori della stagione. Ma allora di cos’è che ci siamo stancati?
L’ipotesi più probabile, dopo la tempesta beige di questi anni, è che certi look troppo uniformi o tono-su-tono, incluso il total black degli insider della moda, siano diventati, in una parola, un po’ scontati e banali. Abbiamo sentito in questi giorni un insider proclamare che ci si veste tutti di nero solo quando non si ha voglia di pensare a come vestirsi. E, in effetti, nemmeno Yohji Yamamoto questa stagione ha usato look del tutto neri. Forse è vero che in tempi bui serve l’ottimismo e l’energia di un qualche colore. Insomma, come incitava un tempo Dylan Thomas, pochi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, «do not go gentle into that good night».










































































