
Il Montgomery sta tornando ma non come ve lo aspettate Pensavate di esservi sbarazzati del sailor core?
Dopo il successo estivo delle boat shoes e dell’intramontabile marinière, era alquanto probabile che sulle passerelle della fashion week uomo facesse il suo grande ritorno la Duffle Jacket, comunemente chiamata Montgomery. La divisa invernale del marinaio ha riconquistato un posto d’onore nel guardaroba maschile contemporaneo, venendo reinterpretata in diverse e interessanti maniere nelle ultime fashion week europee.
La storia del Montgomery
La storia del cappotto comincia nella cittadina belga Duffle, nota per la produzione di un tipo di lana grezza e molto pesante. Fu l’imprenditore britannico John Partridge, intorno agli anni ’50 dell’Ottocento, a intuire la necessità di un capospalla funzionale e resistente per i marinai della British Royal Navy. I primi duffle coat erano color sabbia, più corti e più ampi dei moderni montgomery e, secondo alcune fonti, ispirati alle redingote polacche del primo Ottocento, dalle quali Partridge avrebbe mutuato il particolare taglio del cappuccio “a secchiello” e il sistema di chiusura a strozzo.
Nella sua nuova veste, il capospalla venne rinforzato con una chiusura sulla gola e usando alamari in legno al posto dei bottoni, facilmente allacciabili dai marinai che spesso portavano pesanti guanti di lana. Fu durante la Prima Guerra Mondiale che questo cappotto adottò ufficialmente la sua celebre colorazione blu navy per mascherare le macchie di sporco, olio e grasso frequenti sulle navi. Da lì si diffuse ovunque: nel mondo anglosassone mantenne il nome tecnico di duffle coat, mentre in Italia, durante il secondo conflitto mondiale, venne chiamato Montgomery, come omaggio al generale britannico Bernard Law Montgomery.
Negli anni 50’ del Novecento, la divisa della marina divenne capo civile quotidiano grazie Harold e Freda Morris, proprietari della ditta Gloves and Overalls, che acquistarono enormi stock di Montgomery militari invenduti, li rifinirono rendendoli più leggeri e sostituirono gli alamari in legno con dei piccoli corni di bue. Durante quegli anni il cappotto divenne l’uniforme degli intellettuali francesi della Rive Gauche, degli studenti universitari in Inghilterra e Stati Uniti, mentre nei primi Settanta iniziò ad essere indossato da alcuni leader del movimento delle Black Panther.
La fama di questo capo si deve anche e soprattutto al grande schermo: Brigitte Bardot ne sfoggiò uno sul set del film La Verità (1960), David Bowie lo indossava ne L'uomo che cadde sulla Terra (1976), ne L’attimo fuggente (1989) è la divisa degli studenti della Dead Poet Society mentre più di recente il montgomery è diventato il tratto distintivo di Paddington (2014), l’orso più famoso del cinema. Anche Paul McCartney è stato spesso fotografato con questo cappotto contribuendo a diffonderlo tra i giovani della "Youthquake" britannica, gli Oasis addirittura lo trasformarono nella loro uniforme nella copertina del singolo Roll With It e nel 2012 Taylor Swift, durante la sua “Red Era”, rese il suo montgomery bordeaux il cappotto della “girl next door”.
Il Montgomery nella moda recente
Alla Paris Fashion Week, il montgomery è riemerso in diverse interpretazioni d’autore. Magliano lo ha trasformato quasi in un'armatura, mentre Jonathan Anderson da Dior Homme ne propone, per i suoi “giovani aristocratici punk” , una versione in lana, quasi come se fosse un maglione over realizzato all’uncinetto, mentre Anne Sofie Madsen ne ha fatto uno che è un lungo smanicato e un altro ibrido che mescola il classico montgomery al parka, completato da una storm cape. Anche da Setchu si è vista una cappa destrutturata con alamari, mentre da Sacai è apparso un blazer decorato dalla tipica chiusura con corde e dal classico cappuccio del montgomery.
In alcuni casi il duffle coat conserva la sua attitudine preppy: Kenzo lo abbina a un maglione a scacchi, mentre nella FW26 di Thom Browne troviamo il cappotto in gabardine nel colore del classico trench inglese, portato sopra a un cardigan con trecce e una gonna a pieghe. Sempre preppy, Auralee ne ha proposto uno dalla silhouette anni ‘80, mentre da Officine Générale, Pierre Mahéo lo ha rifatto in spigato grigio. Sempre su questo genere, Henrik Vibskov ne firma uno nel classico blu navy, mentre da Maison Mihara Yasuhiro troviamo dei duffle coat “cropped” a doppiopetto che ricordano, per il taglio corto, il caban. Invece, Kolor ha presentati di lunghi e imbottiti con una striscia bianca alla base, quasi a ricordare le fasce catarifrangenti applicate sulle giacche dei pompieri.
Uscendo dalle capitali della moda, Ranra ha presentato durante la recente Copenaghen Fashion Week dei montgomery-parka da cui fuoriescono morbidi colli di eco pelliccia; al Pitti Immagine, Shinya Kozuka ha ne ha creato uno con applicazioni a rilievo di fiocchi di neve, L'estetica della sfilata in questione viene portata all'estremo anche dal beauty look, dove capelli disordinati e volti arrossati evocano la sensazione di chi, come i marinai, è appena sopravvissuto a una tempesta di vento.




































































