
Fare la spesa costa sempre di più Tanto che l'Unione dei Fornai di Milano ha richiesto l'intervento del governo per contenere il problema
La tregua temporanea del conflitto in Medio Oriente, dopo il cessate il fuoco di due settimane concordato tra Iran e Stati Uniti, non implica una rapida risoluzione della crisi energetica. Anche di fronte allo scenario più favorevole, gli esperti sostengono che serviranno mesi prima di avvicinarsi a condizioni simili a quelle precedenti alla guerra: gli effetti sui prezzi di petrolio e gas naturale, in pratica, continueranno ancora a lungo, con tutte le conseguenze del caso.
Durante le ostilità, l’Iran ha deliberatamente preso di mira gli impianti di estrazione, le infrastrutture di trasporto e i sistemi di stoccaggio di petrolio e gas in diversi Paesi del Golfo, che sono tra i principali produttori di combustibili fossili al mondo. Questi attacchi hanno determinato interruzioni parziali o totali della produzione nella regione, spingendo verso l’alto i prezzi dell’energia e generando un effetto domino sui costi di numerosi altri beni e prodotti in tutto il mondo.
L'aumento dei prezzi dell'energia e le ricadute sul settore alimentare
Dopo l’annuncio del cessate il fuoco, i prezzi di petrolio e gas hanno registrato un calo rapido, senza però tornare ai livelli precedenti al conflitto. In questo contesto, l’Istat – l’ente che in Italia si occupa della raccolta e dell'analisi dei principali dati economici e sociali – ha diffuso le prime stime sull’andamento dei prezzi al consumo che tengono in considerazione gli effetti della crisi in Medio Oriente: secondo l’istituto, nel Paese i prezzi per i consumatori sono aumentati dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell’1,7% su base annua. l’Istat, inoltre, precisa che l'accelerazione dell’inflazione in Italia – passata dall’1,5% all’1,7% tra febbraio e marzo – è in larga parte dovuta ai rincari registrati in ambito alimentare, oltre al rialzi in campo energetico.
Lo dimostra bene il caso dell'Unione Fornai di Milano, che di recente ha diffuso una nota in cui un richiede un immediato intervento della maggioranza di governo per tutelare i lavoratori del comparto contro il caro dell'energia elettrica e del carburante. «Già dalle prossime bollette energetiche si prevedono aumenti di oltre il 30%» – ha detto il vicepresidente dell'Unione Fornai Milano. «Se andremo avanti così rischiamo seriamente di vedere un aumento dei prezzi al consumo proprio per i beni di prima necessità come il pane».
L’aumento del costo della spesa tende a superare quello di altri beni perché i prodotti alimentari sono intrinsecamente più instabili sul piano dei prezzi. La loro disponibilità, infatti, può essere facilmente compromessa da eventi difficili da prevedere, come per l'appunto i conflitti. Negli ultimi anni, ad esempio, il costo del grano ha subito forti rialzi in seguito alla guerra in Ucraina, che è uno dei principali esportatori a livello globale.
In molti supermercati i prezzi al consumo risultano più elevati perché, come evidenziano le associazioni di categoria, anche i rivenditori hanno subito rincari sulle forniture e si trovano quindi, almeno in parte, costretti a trasferire questi aumenti sul costo finale.
Oltre al settore alimentare, e ovviamente a quello energetico, l'incremento dei prezzi causati dal conflitto in Medio Oriente si è osservato anche in altri ambito, come quello dell’abbigliamento e delle calzature, dove la crescita rispetto al mese precedente è stata addirittura superiore alla media – oltre il 19%.
Com'è la situazione nei Paesi europei
@skynews The war in Iran is going to make food and drink shopping for people in the UK more expensive, according to the body that represents Britain's food producers. Sky's Paul Kelso explains. #SkyNews #Iran #foodprice #weeklyshop
original sound - Sky News
A marzo il governo italiano ha varato un decreto-legge per contenere il costo dei carburanti, intervenendo con una riduzione temporanea delle accise, cioè delle imposte fisse applicate sui prezzi. Il provvedimento è stato coperto in larga parte attraverso tagli ai fondi destinati, in misure diverse, a tutti i ministeri, per un totale di 527,4 milioni di euro.
La misura, inizialmente prevista fino al 7 aprile, è stata successivamente estesa fino al primo maggio, con un ulteriore stanziamento di diverse centinaia di milioni di euro. I ministeri più colpiti dai tagli sono stati quello dell’Economia e delle Finanze (127,5 milioni), quello delle Infrastrutture e dei Trasporti (96,5 milioni) e il Ministero della Salute (86 milioni).
Più in generale, nei Paesi europei l’inflazione ha registrato un’accelerazione significativa, passando in media dall’1,9% di febbraio al 2,5% a marzo. L’aumento dei prezzi è stato particolarmente marcato in Francia, in Germania e in Spagna – dove, in tutti i casi, l’inflazione è aumentata dello 0,8% nell'arco di in un solo mese.













































