Nel 2026 vogliamo tutti una stanza analogica Spazi senza dispositivi in cui perseguire i propri hobby

Fino a pochi anni fa, il progresso domestico si misurava in pollici e connettività. Più lo schermo era grande, più la casa era intelligente, più ci sentivamo proiettati nel futuro. Oggi, in un’epoca in cui ogni superficie, dal frigorifero allo specchio del bagno, sembra reclamare la nostra attenzione con notifiche e pixel, il vero status symbol sta diventando l'esatto opposto: una stanza dove il Wi-Fi non entra e gli schermi sono banditi. Benvenuti nell'era delle Analog Room.

Cosa sono le stanze analogiche?

@hansloreidesign

Digital overwhelm is at an all time high and folks are craving analog spaces in their homes. Here's 5 things I'd put in my analog space #interiors #interiordesign #homedecor #homedesign #listeningroom #analog

original sound - Hans Lorei Design

Non si tratta di un movimento luddista o di un rifiuto totale della tecnologia. Al contrario, il trend è guidato proprio da chi con la tecnologia ci lavora e convive h24. La necessità di una stanza analogica nasce da una saturazione sensoriale che ha trasformato il sempre connesso da opportunità a rumore di fondo. Il desiderio non è tornare al passato, ma reclamare uno spazio fisico per attività che il digitale ha reso immateriali o frammentate: leggere un libro di carta, ascoltare un vinile senza saltare traccia dopo trenta secondi, giocare a un gioco da tavolo o semplicemente conversare guardandosi negli occhi.

Dal punto di vista dell'interior design, l'analog room non è solo una stanza vuota. È un ambiente progettato attorno a centri di gravità non digitali. Se nel soggiorno tradizionale tutto l'arredamento è orientato verso la televisione, nella stanza analogica la disposizione dei mobili cambia radicalmente. Le sedute si guardano, i tavoli diventano ampi per ospitare mappe o strumenti musicali, e l'illuminazione abbandona i toni freddi dei LED per abbracciare sorgenti calde, puntuali e riposanti. L’estetica di questi spazi attinge spesso a una nostalgia tattile. Legno massiccio, velluto, scaffalature cariche di volumi fisici e giradischi d'epoca non sono solo scelte di stile, ma strumenti di resistenza sensoriale

Il rifiuto della Gen Z per gli schermi

Per la Gen Z, cresciuta in una simbiosi naturale con lo smartphone, l'analog room rappresenta la validazione fisica della JOMO (Joy Of Missing Out). È lo spazio dove è socialmente accettato, anzi, richiesto, essere irreperibili. In un momento in cui la nostra produttività e la nostra vita sociale sono costantemente monitorate e quantificate, chiudersi una porta alle spalle per non fare nulla di utile diventa un atto sovversivo e rigenerante.

Questi ambienti stanno ridefinendo anche il concetto di convivialità. Nelle case americane ed europee più all'avanguardia, i seminterrati o i vecchi studi si trasformano in playroom per tutte le età, dove il tempo non è dettato dalla durata di un video su TikTok ma dal ritmo naturale di un'attività manuale. È la riscoperta della noia come spazio creativo, della concentrazione profonda (deep work o deep play) che gli schermi tendono a spezzettare in mille notifiche.

La fine della casa Smart?

Allo stesso tempo, l’ascesa delle stanze senza schermi non segna la fine della Smart Home, ma la sua maturazione. Abbiamo capito che un ambiente è davvero intelligente non solo quando ci connette al mondo intero, ma anche quando sa quando lasciarci soli. Il lusso del 2026 non è possedere l'ultimo modello di visore o una TV 8K a scomparsa; il vero lusso è possedere lo spazio, il tempo e il silenzio necessari per dimenticarsi, anche solo per un'ora, che il mondo digitale esiste. La stanza analogica è il nostro nuovo co-pilota, ma questa volta la sua funzione non è prevedere i nostri bisogni tramite AI, ma proteggere il nostro bisogno primordiale di essere, semplicemente, disconnessi.