"Teenage Sex and Death at Camp Miasma" è gore, divertente e spietato Un saggio sul sesso, la morte e il piacere apre la sezione Un Certain Regard a Cannes

Per approfondire i temi di Teenage Sex and Death at Camp Miasma, opera di apertura di Un Certain Regard di Cannes, oltre che nuovo titolo della regista e sceneggiatrice Jane Schoenbrun di I Saw the TV Glow, si finirebbe per dare qualche spoiler, ma non è quello che faremo. C’è anche da dire che l’analisi che si può fare attorno al film è superflua, visto che la fa la storia stessa. Questo perché è un altro lavoro in cui si è imbattuta l’autrice e in cui incastra inevitabilmente il pubblico, il quale non può che rimanere affascinato dalla chiarezza di un racconto così stratificato. Sono messi in campo l’industria hollywoodiana, il desiderio sessuale e la paura della morte, tre assi portanti del genere horror che Schoenbrun scardina con la sua opera, intrecciandoli profondamente tanto da diventare inseparabili.

Anche I Saw the TV Glow era un’operazione che mescolava un enunciato con le direttrici dello sci-fi, con salti temporali e i cambiamenti che ha portato con sé la trasformazione della fruizione audiovisiva, dalle VHS ai DVD, dall’analogico al digitale. E col personale dei personaggi e della storia accompagnato da un altro transito ovvero la fluidità della propria identità, con il passaggio dal maschile al femminile vissuto come scavallamento di un confine per trovare se stessi, che nell’opera era da una parte e dall’altra di un televisore. 

Lo smascheramento di Hollywood

Nonostante anche in Teenage Sex and Death at Camp Miasma la transizione di genere faccia parte del cuore del progetto, a contornarla è una ricerca riguardo il piacere che scava nell’ignoto. In un inconscio che Schoenbrun analizza mettendosi a tavolino, raccontando e raccontandoci come la produzione culturale finisca per definirci come persone; come siamo portati a studiarci e determinarci attraverso essa, che a sua volta è portata a influenzarci, oltre che a spingerci a comprendere lati invisibili e inquieti di noi. 

È ciò che avviene alla protagonista interpretata da Hannah Einbinder, parte del duo insieme a Jean Smart di Hacks che l’ha portata alla conquista di un Emmy. L’attrice è una regista a cui viene affidato il nuovo capitolo della saga horror di Camp Miasma, che vuole svecchiare e riscrivere in chiave queer. Battendo Hollywood al suo stesso gioco, come afferma la protagonista stessa, criticando un’industria che per smacchiare la coscienza di un passato pieno di prodotti misogini, razzisti, sessisti, omofobi e transfobici creda basti assumere qualche autore o autrice di una minoranza, affidare loro una saga problematica e, così, redimersi

La giovane vuole realizzare un film che smascheri il sistema, ma che al contempo spera diventi un nuovo grande classico. Per raggiungere il suo scopo avrà bisogno di incontrare la protagonista del primo film della saga di Camp Miasma (Gillian Anderson), la quale ha scelto volontariamente di isolarsi a vita privata e di trascorrere il tempo lontana dalla civiltà, nonché sul set in cui è stata girata l’opera, custode del luogo e di un segreto che si nasconde sotto il suo lago. 

Una narrazione parallela

Mentre una parte del film si focalizza sui brogli da cui Hollywood deve ripulirsi, osservando l’industria con piglio ironico e una sferzata cattivella ogni tanto, un fattore consistente del suo lavoro si concentra sull’impatto che i titoli che abbiamo visto quando eravamo ancora molto giovani hanno avuto sulla nostra persona. Lo faceva I Saw the TV Glow, lo ripete Teenage Sex and Death at Camp Miasma, che diventa un saggio sugli slasher movie e su come la sessualità non rimanga esclusa dalle influenze che può subire chi guarda. 

È su una regola precisa su cui si basa nello specifico il suddetto genere horror: se fai sesso, sei condannato. Sei condannato e devi morire e lo farai attraverso una lama, l’oggetto che meglio può simulare una penetrazione e, dunque, un atto sessuale. Come può quindi una punizione così letale non smuovere qualcosa in un pubblico? Come può non condizionare una persona, magari ancora giovane, che finirà nel trovare nel sesso sempre un equivalente di morte

Tra sesso, morte e umorismo 

Con un film dal divertimento puro, dal gore esagerato e da un’auto-riflessione in cui si intravede ancora una volta il personale che diventa condiviso col pubblico da parte di Jane Schoenbrun, Teenage Sex and Death at Camp Miasma indaga il piacere insieme agli ostacoli e agli strumenti per arrivare al suo raggiungimento. A come cedere al desiderio possa essere spaventoso. Lo hanno insegnato i film horror stessi: per godere si deve anche un po’ morire, abbandonarsi completamente, annientarsi per rinascere, con non a caso il serial killer di Camp Miasma il cui nome è Little Death, piccola morte, come viene definito il culmine dell’orgasmo. Ed anche vedere un film che ci fa paura, alla fine, può rivelarsi fonte di divertimento.

Sesso e morte, umorismo e due attrici strepitose su uno sfondo volutamente surreale sono la formula di un Teenage Sex and Death at Camp Miasma con cui Schoenbrun apre attraverso un prologo di memorabilia della fittizia saga horror e che finisce per diventare a propria volta oggetto di culto esso stesso. Il cui occhio della camera è puntato verso gli spettatori e viceversa, dove il piacere è terrificante ma condiviso, e in cui creare storie è cercare di dare sfogo alle nostre insicurezze più recondite, a spiegarle, ad accudirle. È un altro lavoro impressionante di un’autrice che dona tutta se stessa, narrando spesso di lei e sapendo come arrivare fino al pubblico.   

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