Come se la passa il mercato delle criptovalute? Dopo mesi di grandi entusiasmo, la guerra in Iran ha cambiato le carte in tavola
Per valutare l'andamento delle criptovalute si guarda al valore dei Bitcoin, che recentemente ha subito una flessione significativa. Lo scorso ottobre, la criptovaluta più diffusa al mondo aveva raggiunto il suo massimo storico, 126mila dollari, per poi scendere fino a circa 50mila euro per unità a febbraio: il dato più basso dall’ottobre del 2024. Attualmente il valore dei Bitcoin si attesta poco sopra i 65mila dollari, una riduzione dovuta alla minore propensione degli investitori ad assumersi rischi sui mercati finanziari.
La situazione di incertezza economica e politica internazionale, causata dal conflitto in Medio Oriente, ha spinto gli investitori a preferire tipologie di investimento più affidabili come i metalli preziosi o le azioni europee. Nei primi giorni di guerra, il segretario statunitense all’Energia, Christopher Wright, aveva cercato di minimizzare la gravità della situazione, sostenendo che i problemi sarebbero stati temporanei, ma ora la crisi energetica rischia di durare a lungo; il commercio di petrolio e gas naturale, infatti, non può ripartire da un giorno all'altro, cosa che provoca ripercussioni su numerosi asset finanziari, soprattutto quelli più speculatativi e volatili, come per l'appunto certe criptovalute.
La criptovalute integrate nei sistemi di pagamento tradizionali
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Se da un lato le criptovalute sono strumenti ai margini della finanza tradizionale, alcune aziende di settore le stanno promuovendo come sistema per pagamenti alternativi. Uno degli obiettivi condivisi dagli addetti ai lavori è proprio rendere le criptovalute il nuovo strumento di pagamento preferito per le attività di tutti i giorni. Va per esempio in questa direzione la carta di Bybit, il secondo exchange di criptovalute al mondo per volumi di trading, che con 3 milioni di utenti viene oggi utilizzata in un’ampia gamma di categorie, come per prenotare viaggi, fare la spesa o pagare al ristorante.
Uno degli esempi di maggiore integrazione degli asset digitali nei sistemi economici tradizionali è Lugano, dove è possibile pagare in Bitcoin e USDT (una stablecoin ancorata al dollaro), oltre che con il LVGA, una moneta digitale cittadina. Nel centro svizzero centinaia di negozi, locali e attività commerciali accettano da tempo i pagamenti digitali alternativi – a questi, per esempio, di recente si è aggiunto il punto vendita locale di Rocca, catena di gioielleria e orologeria di alta gamma, a dimostrazione che anche il settore del lusso può potenzialmente beneficiare delle innovazioni nel campo dei pagamenti digitali.
Le conseguenze della guerra in Iran sul mercato delle criptovalute
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Con l’elezione di Donald Trump, l’amministrazione statunitense ha adottato un atteggiamento decisamente più favorevole verso le criptovalute. Non solo è entrato in vigore il cosiddetto “Genius Act”, una discussa legge che punta a riconoscere le stablecoin (cioè una precisa tipologia di moneta digitale) come strumento di pagamento equiparabile a quelli tradizionali, ma è stata anche concessa la grazia a soggetti coinvolti in reati finanziari legati al settore. Tra questi c'è per esempio Changpeng Zhao, fondatore ed ex amministratore delegato di Binance, una delle più grandi piattaforme di scambio di criptovalute al mondo, che nel 2024 era stato condannato per riciclaggio di denaro.
La guerra in Medio Oriente sta però cambiando le carte in tavola. Il successo ottenuto da Trump in Venezuela, con la rapida operazione militare che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, aveva alimentato l’idea che un approccio simile potesse funzionare anche in Iran. Non è stato così: il regime ha capacità militari e strutture di potere ben più solide, il conflitto si è allargato e le ricadute sul mercato energetico globale sono state enormi. La crisi ha poi intaccato la stabilità dei mercati finanziari minori, tra cui quello legato alle criptovalute.
E gli NFT?
In questo contesto, anche il peso crescente dell’intelligenza artificiale ha inciso sul settore delle criptovalute, drenando una quota significativa di capitali. Il fenomeno è emerso con particolare evidenza nel caso degli NFT: il lancio di ChatGPT ha contribuito a spostare l’attenzione degli investitori dal metaverso e dal Web3, ridimensionando l’interesse per i certificati di proprietà digitale. Dopo oltre un anno di forte entusiasmo, a partire dalla fine del 2022 la domanda per NFT ha quindi iniziato a calare in modo evidente.
Inizialmente, i sostenitori degli NFT ritenevano che questi certificati potessero favorire la nascita di un nuovo mercato dell’arte, paragonabile per portata a quello tradizionale. Non è successo. Nonostante il mercato degli NFT sia ora molto più piccolo, secondo alcuni suoi sostenitori ultimamente starebbe maturando, abbandonando i suoi aspetti più rischiosi e controversi. Oggi, le stesse dinamiche speculative e volatili si concentrano soprattutto nel settore delle meme coin, cioè criptovalute legate a fenomeni virali o a celebrità, dove si cavalca l'hype in modo non troppo diverso da quanto accadeva con gli NFT, con rischi non da poco per gli investitori.