
Com’è stato il primo show di Armani dopo Armani Leo Dell’Orco, ora alla guida del brand, ha optato per un senso di continuità
La scomparsa di Giorgio Armani, avvenuta solo pochi mesi fa, aveva lasciato la moda nel lutto e aperto nuove e inattese prospettive per l’impero creato dal leggendario designer. Il suo brand, che rimane oggi forse il migliore monumento alla sua vita, è stato preservato grazie a una fondazione e affidato nelle mani sicure della famiglia del designer con la promessa, però, di aprire il capitale a investitori esterni di minoranza per garantirne l’espansione. Non una rinuncia all’indipendenza del brand ma un adattamento ai tempi nuovi della moda che la scomparsa del designer ha tristemente segnato.
Ma la domanda più urgente che regnava nelle menti degli insider della moda (il pubblico non pare in effetti troppo affamato di novità o pronto per esse) era cosa sarebbe stato della creatività del brand ora che, dopo decenni, il fondatore non c’è più. Il linguaggio di Armani, molto codificato e preciso, è forse uno dei più riconoscibili della moda, ma era inevitabile che nel corso di anni e anni finisse per insistere su se stesso. E ora che il timone è nelle mani di un nuovo (ma fidato) pilota, è cambiato qualcosa?
La collezione FW26 di Armani e il potere della continuità
Lo show, presentato ieri dal brand a Milano tra gli ultimi della fashion week, è stato come sempre abbastanza monumentale: 111 uscite, alcune delle quali pure di gruppo, che rappresentavano quasi un inventario delle molte vesti (letteralmente) dell’uomo Armani. La scelta, almeno nella visione di Dell’Orco che si occupa del lato menswear, ha riguardato un senso di continuità: c’erano gli stessi pesanti velluti, le palette di colori scuri e freddi, i tagli morbidi, la maglieria dal sapore retrò. Il che non significa che non ci siano state variazioni dal classico copione.
Dopo ciò che potremmo definire un intermezzo dedicato alla collezione Neve (importantissima con le incipienti Olimpiadi Invernali) sono apparsi dei look viola, delle giacche di montone e dei pantaloni più aderenti al corpo, una serie di ensemble più iridescenti del solito anche se sempre molto armaniani e soprattutto un cardigan con collo a scialle creato in collaborazione con Alanui, la prima volta che una collaborazione con un brand esterno arriva sulla passerella del brand.
Nel corso dello show, poi, altre crepe nel convenzionale repertorio del brand sono apparse sotto forma di due look giallo champagne e un quasi impercettibile restringimento delle proporzioni che non sono diventate più attillate ma si sono ridotte in larghezza. Tutti minimi tocchi che hanno fatto capire che il brand non è in cerca di stravolgimenti e che, considerata la sua posizione di forza sul mercato e con la clientela, proseguirà sullo stesso percorso sul quale si trova da anni.
È il momento che Armani cambi?
In un mercato in subbuglio come quello in cui troviamo oggi, a cinque mesi della scomparsa di un fondatore leggendario, un cambio di rotta creativo sarebbe ovviamente una completa follia. E di certo un fortissimo fattore di continuità è la direzione creativa di Dell’Orco che, pur includendo minimi cambiamenti personali, rimane lo stesso design director che è stato per decenni interi dietro le collezioni del brand. Ma anche se una rivoluzione è inutile, forse di un leggero e ragionato aggiornamento potrebbe avere senso.
Già l’anno scorso il brand aveva dimostrato di saper essere al passo coi tempi tramite le collaborazioni con Our Legacy e Kith, mentre nei circoli degli insider diversi pezzi d’archivio sono andati a ruba sulle piattaforme di seconda mano e molto indossate dai giovani thrifter, specialmente in America. Questi successi, che non sono scontati, hanno suggerito che senza rinunciare alla propria irrinunciabile identità Armani potrebbe rimettersi al centro della conversazione come lo era un tempo.
Se non proprio di novità, ad Armani dopo Armani non guasterebbe affatto un tocco in più di esuberanza, grinta e dinamismo. Il DNA del brand è fatto di misura, controllo e charme discreto, qualità che restano insostituibili. Ma possiamo solo immaginare quanto potrebbe essere affascinante vedere quella stessa maestria applicata a una stagione più carica di colore, di energia e di una vitalità (un po’ come li abbiamo visti da Ralph Lauren in questa stagione) che potrebbe amplificare ulteriormente il magnetismo del marchio mantenendo intatta quella signorilità che ne ha fatto un punto di riferimento assoluto e senza mai perdere la propria autorevolezza.

























































































































































