
Matthew Rhys è bravissimo in "Widow's Bay" La serie che attraversa gli archetipi dell’horror senza perdere ironia, mistero e libertà creativa
Ma quanto è bravo Matthew Rhys, punto. Le nomination agli Emmy 2026 sono d’accordo. Non una, ben due sono le candidature che si è aggiudicato nella 78esima edizione con The Beast in Me e, appunto, Widow’s Bay. Non le prime nomination e con una vittoria assegnata nel 2018 per il ruolo di Philip Jennings in The Americans.
Rhys è così carismatico che nel 2017 ricevette persino una candidatura per il migliore attore guest star in una serie commedia per Girls, protagonista in una delle puntate più belle ma insieme dolorose della creatura di Lena Dunham, da guardare con ammirazione per la performance e con ribrezzo per la natura del personaggio.Ed è talmente bravo che se non si sono viste le sei stagioni di The Americans uscite tra il 2013 e 2018 c’è il forte rischio di mettere da parte tutto ciò che si stava facendo, leggendo e guardando per cominciarle, con il pretesto che lo show è su Disney+ e si deve pur sfruttare al massimo ogni piattaforma di cui si ha l’abbonamento.
La mitologia di Widow's Bay
Fortunatamente, però, Widow’s Bay è più facile da recuperare o, se la si è già vista, divorarsela una seconda volta - così come The Beast in Me, miniserie targata Netflix. Dieci puntate, un minutaggio che va dai trenta e ai quaranta minuti a puntata e la sensazione di trovarsi di fronte a un romanzo per adulti cresciuti a pane e Piccoli brividi che ora possono essere nuovamente viziati grazie ad un altro ottimo originale prodotto da AppleTV+.
La serie ha una mitologia e, come tale, va rispettata. O meglio, è la sua struttura a dover seguire le direttive che la creatrice Katie Dippold ha reso chiare fin da subito: al terrore deve mescolarsi una spiccata ironia, oltre a un velo di classicità per una serie che trae a piene mani dalle architetture orrorifiche, immaginifiche e cittadine dei testi di Stephen King. L'autore è apertamente citato nel poster ufficiale, che richiama lo stile retrò dei cartelloni pubblicitari di Derry.
Il nome di King compare anche nella quarta puntata, sopra uno dei libri venduti da Patricia, l'irresistibile spalla interpretata da Kate O'Flynn, candidata a sua volta agli Emmy nella categoria delle migliori attrici non protagoniste per uno show commedia. Lo scrittore si è dimostrato più attratto da un altro titolo del catalogo di AppleTV+, Maximum Pleasure Guaranteed con Tatiana Maslany. Ma se a Widow's Bay vuole meno bene, non importa: vorrà dire che gliene vorremo abbastanza noi.
Un'isola tra leggende e archetipi horror
@appletv Prepare to visit the local haunts of Widow's Bay. A new series starring Matthew Rhys from creator Katie Dippold and director Hiro Murai. Premieres April 29 on Apple TV. #WidowsBay #MatthewRhys #KatieDippold #HiroMurai #AppleTV original sound - Apple TV
Il corpus narrativo della serie segue un racconto orizzontale. Il sindaco Tom (Rhys) deve capire cosa sta accadendo sull’isola che amministra, improvvisamente circondata da una strana nebbia e da cui i residenti non possono andare via. Un luogo in cui è stato l’amore a condurlo e, poi, a farlo restare: vedovo e con un figlio adolescente a carico, Tom cerca di fare il meglio per il giovane, continuamente restio alle attenzioni del padre. Tutto inizia però a sfuggire al suo controllo, dal ragazzo che esce senza permesso alle dicerie sulla maledizione dell’isola a cui non vuole credere eppure, inevitabilmente, finirà per cedere davanti alla spaventosa e inspiegabile evidenza.
Mentre il racconto orizzontale si dirama alla ricerca di spiegazioni e indizi, è sul piano verticale che le puntate lavorano, regalando a ogni storia nuovi spunti e basandosi sugli archetipi più antichi del mondo. Ti West dirige l'episodio gotico dedicato agli antenati e ai pionieri di Widow's Bay. Patricia/Kate O'Flynn è invece protagonista di due puntate: nella prima un oggetto stregato le detta le condizioni da seguire, nella seconda diventa la rappresentazione della Final Girl da grande schermo, in fuga da un serial killer fedele ai canoni dello slasher, con evidenti richiami al Michael Myers di Halloween.
Widow's Bay attinge da tutte le narrazioni che si confanno all'horror. C'è il cinema di genere, e c'è la tradizione folkloristica del mare e dei paesini. La strega che segue l'odore del sangue, il defunto che può dirsi tale solo dopo aver varcato una certa soglia oltre l'acqua, i rituali con enormi statue che richiamano The Wicker Man di Robin Hardy.
Matthew Rhys detta il tono
still completely blown away by the widows bay finale and Matthew Rhys’ performance in particular we will get you that second Emmy king!!!!!!!!!!!!
— courtney (@merricats) June 17, 2026
In ognuna delle avventure/disavventure, insieme agli aiutanti Patricia e Wyck - un sempre eccellente Stephen Root - Matthew Rhys detta la temperatura che dovrà avere ogni scena in cui è presente, che sia comica, spaventosa o affranta. La stranezza che sta alla radice dell'orrore di Widow's Bay si riflette nella stranezza del suo umorismo, di cui Rhys è baricentro insieme al resto delle situazioni in cui finisce per trovarsi.
È un confine sottile, che solo chi ha vera padronanza della materia è in grado di varcare ogni volta. L'attore ci riesce perché sa calibrare alla perfezione i momenti in cui deve essere impacciato o terrorizzato, spesso entrambe le cose insieme. Così capita di perdersi con Tom per le viuzze di Widow's Bay, di respirarne l'aria marina, di sentire sulla pelle quel qualcosa di inspiegabile che fa drizzare i peli sulle braccia.
Diciannove candidature, tra risate e terrore
Nell’anno dell’horror, che al cinema si riflette con Obsession e Backrooms, per non dimenticare Camp Miasma: Adolescenza, Sesso E Morte con cui lo show di Dippold ha diverse assonanze, Widow’s Bay è l’equivalente a puntate di una storia imperdibile, misteriosa, divertente, suggestiva e stravagante che ha toccato il record delle 19 candidature agli Emmy 2026. Una libertà creativa che si rigenera episodio dopo episodio, ognuno pronto a farsi scartare come un enigma.
Anche senza una rivelazione, resta la soddisfazione di sapere che una seconda stagione permetterà di andare più a fondo nel mistero. È bello pensare che esista un'isola che incarni tutti ciò che può farci ridere e terrorizzare allo stesso tempo: Widow's Bay non sarà Martha's Vineyard, ma il suo fascino ce l'ha comunque.