
Shein si sta quotando in Borsa a Hong Kong Dopo diversi tentativi a New York e Londra
Era giugno 2024 quando riportavamo la notizia del possibile sbarco di Shein, il gigante cinese dell’ultra-fast fashion, alla Borsa di Londra. Quella scelta era arrivata dopo il fallimento del tentativo di quotazione a Wall Street, dove il gruppo si era scontrato con le resistenze delle autorità statunitensi. Da allora, per Shein sono cambiate molte cose: dai dazi imposti da Donald Trump alla competizione sempre più serrata con Temu, fino alle recenti iniziative legislative francesi contro l’ultra-fast fashion. Eppure, dopo due anni di rinvii e ostacoli, il colosso cinese sembra aver raggiunto un traguardo importante. Secondo quanto riportato da Business of Fashion, nella notte Shein ha ottenuto il via libera delle autorità cinesi per procedere con la quotazione alla Borsa di Hong Kong.
L’IPO di Shein a Hong Kong
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— Gabby (@blondiejpg) July 17, 2025
Il via libera per la quotazione di Hong Kong è arrivato dalla China Securities Regulatory Commission (CSRC), l’autorità che supervisiona i mercati finanziari cinesi e che deve autorizzare le società con forti legami con la Cina prima che possano quotarsi in qualsiasi borsa del mondo. Secondo i documenti approvati dal regolatore, Shein prevede di mettere sul mercato fino a 341,6 milioni di azioni. L’operazione potrebbe raccogliere diversi miliardi di dollari, anche se l’importo finale dipenderà dalla valutazione che il mercato attribuirà all’azienda e non esiste ancora una data ufficiale per il debutto.
In termini semplici, un’IPO (Initial Public Offering) è il momento in cui un’azienda vende per la prima volta una parte delle proprie azioni al pubblico, permettendo agli investitori di acquistarle sul mercato. Per Shein significa raccogliere nuovi capitali da destinare alla crescita e offrire agli investitori storici l’opportunità di valorizzare parte delle proprie quote.
Come sta messo Shein?
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La quotazione a Hong Kong arriva in un momento particolarmente delicato per il colosso cinese, che in pochi anni ha visto ridursi drasticamente la propria valutazione. Secondo Business of Fashion, se quattro anni fa Shein era considerata una società da circa 100 miliardi di dollari, oggi gli investitori parlano di un valore vicino ai 30 miliardi, complice un contesto molto diverso rispetto agli anni della crescita esplosiva. Le ragioni sono molteplici: dalla competizione sempre più serrata e dagli scontri legali con Temu, ai dazi imposti dall’amministrazione Trump, fino all’aumento dei controlli normativi nei suoi principali mercati.
L’ultimo colpo è arrivato proprio dalla Francia, dove a fine giugno il Parlamento ha approvato in via definitiva la primissima legge che introduce una penalità ambientale sui prodotti dei brand di ultra-fast fashion, prendendo di mira piattaforme come Shein, Temu e AliExpress. L’azienda continua però a rimanere altamente redditizia e, secondo diverse indiscrezioni, avrebbe chiuso il 2025 con circa 2 miliardi di dollari di utile netto, grazie all’aumento dei prezzi e a un’importante riduzione dei costi che hanno compensato il calo del traffico sul sito registrato dopo l’introduzione dei dazi americani.