Gli affari da Moncler vanno alla grande Il gruppo di Remo Ruffini è cresciuto bene nella prima metà dell’anno

Sono stati presentati i risultati del Moncler Group nella prima metà del 2026: sono molto buoni e lo si attendeva, essendo il gruppo di Remo Ruffini uno dei giganti del lusso più solidi del mercato. I risultati di questo semestre sono importanti perché coincidono con le prime dichiarazioni ufficiali del nuovo CEO Leo Rongone, l'annuncio dell’uscita dal consiglio di amministrazione sia di Alexandre Arnault che di Geoffroy van Raemdonck, e l’ingresso di Sidney Toledano, consigliere degli Arnault e CEO di LVMH, che è stato nominato nuovo direttore della società e rimarrà in carica fino alla prossima assemblea degli azionisti.

Ma come vanno le cose per il gruppo?

Un mercato forte

@moncler When in Aspen...​ ​ #MonclerGrenoble#Aspen suono originale - MONCLER

Nei primi sei mesi del 2026, le vendite del Moncler Group ammontavano a 1,29 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto a 1,22 miliardi di euro del primo semestre del 2025. A tassi di cambio costanti i ricavi sono aumentati del 9%. L'utile netto del gruppo è cresciuto del 7,3% raggiungendo 164,7 milioni di euro rispetto a 153,5 milioni di euro della prima metà dell'anno scorso. L'utile operativo è salito del 9,1% a 245,4 milioni di euro rispetto a 224,8 milioni di euro.

Tutti numeri frutto sia della performance di Moncler che di quella di  Stone Island. Ma al di là della forza del segmento core del gruppo, questi risultati sono rilevanti perché riflettono il lavoro di espansione che il gruppo sta facendo, ci si passi l’espressione, per uscire dal proprio originario ambito invernale. A differenza dei brand di lusso normali, il gruppo Moncler è forte di un core business specifico e molto stagionale e da anni punta ad allargare la proposta per mantenere la propria rilevanza tutto l'anno. È una strategia che richiede tempo ma fruttuosa che gli attuali problemi geopolitici magari hanno rallentato senza però fermare.

Moncler resta il gioiello della corona

Da Moncler, le vendite sono cresciute del 5% raggiungendo 1,09 miliardi di euro, trainate dal canale direct to consumer. I ricavi in Asia sono cresciuti del 13% raggiungendo 592,9 milioni di euro, con forti vendite in Cina e Corea. La performance in Europa si è indebolita, scendendo del 4% a 349,7 milioni di euro, principalmente a causa di flussi turistici più deboli, in particolare da clienti asiatici. In America invece i ricavi sono aumentati del 6% a tassi di cambio costanti ma scesi dell'1% a tassi riportati a 147 milioni di euro.

Come per tutti i brand di lusso, il canale diretto in America possiede un elevatissimo potenziale. È per questo che Moncler aprirà a settembre il suo negozio più grande al mondo a New York, durante la fashion week. In generale, comunque, il canale direct to consumer è cresciuto del 6% a 933,2 milioni di euro, con i negozi fisici che hanno continuato a performare meglio del canale online.

Anche il canale wholesale è cresciuto del 3% a tassi costanti ma i canali diretti sono da sempre i preferiti: il gruppo ha 298 negozi direttamente gestiti, di cui tre aperti dopo marzo. Una novità interessante è invece che la licenza per fragranze con Interparfums, firmata per la prima volta nel 2020, è stata sospesa.

Stone Island è l’asso nella manica

Più modesto, anche per dimensioni, di Moncler, Stone Island rimane comunque l’asso nella manica del gruppo. Con un’identità più aperta all’espansione lifestyle oltre la categoria dei capispalla, un seguito di culto e una storia di collaborazioni di grande successo, il brand è circondato da un hype costante. I suoi risultati sono infatti quantitativamente minori ma, in termini puri, migliori di Moncler: i ricavi della prima metà del 2026 sono infatti aumentati del 7% a 200 milioni di euro, sostenuti dalla crescita continua a doppia cifra del canale diretto.

Le vendite in Asia sono cresciute del 15%, pari al 25% a tassi di cambio costanti, arrivando a 60,4 milioni di euro, con tutti i principali paesi che hanno continuato a registrare una forte crescita a doppia cifra. Anche l’Europa, tradizionalmente lenta, è salita del 2% a 125,8 milioni di euro. In America le revenue sono cresciute del 28% a 14,1 milioni di euro. E solo nel secondo trimestre le vendite globali sono accelerate del 49%. Un po’ tutti i canali sia diretti che indiretti sono cresciuti, anche se i diretti di più, e ora il gruppo guarda a ottimizzare la rete dei negozi del brand, attualmente 95.

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