Meta ha brevettato un’AI che continuerà a postare dopo la tua morte Un clone digitale potrebbe commentare i post delle persone defunte

 Meta ha brevettato un’AI che continuerà a postare dopo la tua morte Un clone digitale potrebbe commentare i post delle persone defunte

Se c’è una certezza è la morte, ma non per Meta e per il mondo distopico in cui viviamo. Le notizie che arrivano da XXXX sembrano uscite da una sceneggiatura di Black Mirror, ma è la realtà in cui ci stiamo addentrando sempre di più. Meta ha ottenuto a dicembre 2023 un brevetto di un sistema di intelligenza artificiale in grado di simulare l’attività di un utente sui social network quando questi «è assente dal sistema, ad esempio quando fa una lunga pausa o se è deceduto». L’account Instagram di una persona morta potrebbe continuare a commentare, mettere like e postare grazie al brevetto firmato dal CTO di Meta Andrew Bosworth.

Secondo Business Insider, tale brevetto descrive come un large language model possa simulare l’attività social di una persona analizzando i suoi dati storici sulla piattaforma così da creare un clone digitale capace di interagire con persone reali, rispondendo ai loro post come se fosse vivo. «L’impatto sugli utenti è molto più grave e permanente se quell’utente è deceduto e non potrà mai più tornare sulla piattaforma di social networking», si legge nel brevetto. Il paradosso è che lo vendono come una buona azione e quindi per Meta la soluzione è far finta che la persona deceduta ci sia ancora.

Il problema della grief tech

@newscientist Would you use an AI chatbot or avatar to communicate with a deceased loved one?⁠ ⁠ The grief tech industry uses artificial intelligence to sort through videos, messages, pictures, and voice notes in order to create a realistic avatar in which you can have conversations with someone from ‘beyond the grave.’ ⁠ ⁠ The founder of one of these apps, Stephen Smith, made headlines last year when he created a digital avatar of his mother who spoke at her own funeral. ⁠ ⁠ Some researchers worry that this will lead to a rise in chronic grief disorder, which causes ongoing activity in the brain’s reward centre when shown reminders of a deceased loved one.⁠ ⁠ Tap link in bio to learn more⁠ ⁠ #grief, #decease, #funeral, #avatar, #technology #AI, #ArtificialIntelligence #brain #psychology #sciencefacts #learnontiktok, #Sciencetok, #fyp original sound - New Scientist

Il brevetto contempla anche la possibilità di creare modelli multipli per lo stesso utente, ancorati a diverse fasi della vita. Versioni separate del tuo io digitale addestrate su dati raccolti di quando l’utente aveva 20, 30, 40 anni. Come se la morte non fosse già abbastanza complicata da superare, Meta da la possibilità di tornare indietro nel tempo. Un portavoce di Meta ha dichiarato a Business Insider che «non abbiamo ancora piani per andare avanti con questo esempio», ma il fatto che il brevetto esista racconta qualcosa di importante su dove stanno andando le grandi tech company.

E solleva domande inquietanti su chi possiede davvero la nostra identità digitale. Meta non è sola in questo territorio. L’industria della “grief tech” (tecnologia del lutto) sta crescendo rapidamente. Startup come HereAfter AI, Eternos e StoryFile offrono già servizi per creare avatar interattivi dei defunti. In Cina, aziende come Super Brain permettono di “resuscitare digitalmente” una persona morta per appena 20 yuan (circa 3 dollari), usando solo 30 secondi di materiale audiovisivo.

Ma i ricercatori della Cambridge University avvertono che quest’area dell’AI è «un campo minato etico». Il dottor Katarzyna Nowaczyk-Basińska del Leverhulme Centre for the Future of Intelligence spiega che «è importante dare priorità alla dignità del defunto e assicurarsi che questa non venga violata dai motivi finanziari dei servizi di vita digitale dopo la morte». I ricercatori di Cambridge hanno delineato tre scenari inquietanti in cui i griefbot potrebbero danneggiare i vivi: avatar creati senza il consenso del defunto che iniziano a mostrare pubblicità (un esempio riportato è la nonna che suggerisce di ordinare cibo da un certo servizio di delivery); chatbot che disturbano i bambini insistendo che un genitore morto è ancora con loro; simulazioni AI che creano legami emotivi così forti da richiedere protocolli per "terminare" la relazione in modo da fornire chiusura emotiva.

Chi possiede i tuoi dati digitali quando muori?

@freethinkmedia PT. 1: This is the digital afterlife. #aiclone #ai #virtualreality #afterlife #hologram #grieftech #techtok #chatbot #griefjourney original sound - freethink

Il brevetto di Meta solleva anche un’altra questione: cosa succede ai nostri account e ai nostri dati quando moriamo? La risposta legale è complicata e varia drasticamente a seconda di dove vivi. Negli Stati Uniti, il Revised Uniform Fiduciary Access to Digital Assets Act (RUFADAA) garantisce al fiduciario il diritto di accedere e gestire i dati e gli asset digitali del defunto. Ma secondo Digital Watch Observatory, ci sono problemi: l’atto potrebbe violare la privacy del defunto e non tutti gli stati l’hanno adottato.

In Europa, il GDPR non si applica esplicitamente ai dati dei defunti o non chiarisce la sua applicabilità a chi è morto. In pratica, i familiari hanno poche scelte se non aderire ai termini di servizio della piattaforma, a meno che il defunto non abbia lasciato istruzioni e credenziali. È in questa incertezza legislativa che Meta, quasi un decennio fa, ha introdotto la funzione "legacy contact", che permette agli utenti di nominare qualcuno che gestisca il loro account dopo la morte, fino ad arrivare al brevetto del 2023.

Non si sa ancora se Meta metterà mai in pratica il suo brevetto per far postare i morti, ma il fatto che l’abbia  depositato rivela dove stiamo andando come società. Un mondo dove la linea tra vivi e morti diventa sempre più sfocata, dove le aziende tech possono monetizzare il lutto e dove i nostri cloni digitali potrebbero sopravviverci. La domanda non è se la tecnologia lo renderà possibile. La domanda è se dovremmo volerlo. E se un giorno qualcuno commenterà i tuoi post su Instagram, come farai a sapere se è davvero lui o solo un algoritmo addestrato a sembrarlo?