
5 cose da aspettarsi dalla London Fashion Week FW26 Un’edizione dove il vero interesse sta nelle novità
Restringersi ha fatto bene alla London Fashion Week. L’edizione che si apre oggi conta infatti 41 sfilate e 20 presentazioni, in deciso aumento dal calendario anche troppo sottile delle scorse stagioni. Ma la cosa più importante di Londra è la sua portata di novità. A dominare il calendario c’è solo un brand storico, ovvero Burberry, mentre tutti gli altri appuntamenti più interessanti riguardano designer nuovi, giovanissimi. Al loro fianco, poi, ci sono una serie di nomi indipendenti ma ormai stabiliti che possiedono ancora tutto il fascino di una voce autoriale.
Ecco dunque le 5 cose da aspettarsi dalla London Fashion Week FW26.
Lo show di Fashion East
Da diversi anni Fashion East è una delle vetrine più indovinate per scoprire talenti emergenti. Quest’anno, la line-up include il ritorno di Jacek Gleba con una collezione intitolata Diary e ispirata al diario del ballerino Vaslav Nijinsky; Mayhew, brand eponimo di Louis Mayhew, che presenterà una collezione a metà tra il gorpcore e l’estetica sperimentale e il debutto assoluto in passerella di Traiceline Pratt con il brand GOYAGOMA, lanciato ad aprile 2025, che si concentra sull’idea di un guardaroba quotidiano ma cerebrale, fatto di proporzioni alterate e interessanti contrasti di materiali e colori.
La nuova guardia: Conner Ives, DiPetsa, Paolo Carzana
@elillanger Conner Ives SS26
Leather Forever - Miss Kittin & The Hacker
I nomi della nuova guardia di designer londinesi che andrebbero citati sono più lunghi del trio che si può leggere nel titolo. Eppure proprio i tre designer che abbiamo sottolineato sono riusciti nell’ultimo anno a espandere la propria presenza e il proprio peso culturale nell’intera bolla della moda. Conner Ives è sulla cresta dell’onda dal suo già celebre show FW25 e il suo prossimo show è atteso con enorme trepidazione; DiPetsa, dal canto suo, era nella sua fase bad girl la scorsa stagione e stava espandendo una tecnica, quella del tessuto con effetto bagnato, che è ormai incontestabilmente sua e indistricabile dal suo nome; mentre infine Paolo Carzana è tra i nuovi autori dal tratto più definito e sicuro di tutti.
Il lusso indiano di Raw Mango
Abbiamo discusso già dell’importanza del mercato indiano nello scacchiere commerciale mondiale, specialmente per la moda. E tra accordi commerciali e influenze culturali è come se un nuovo ponte si fosse aperto tra il sub-continente indiano e l’Europa. Su questo ponte ha viaggiato verso Londra il brand Raw Mango, che non possiamo definire esordiente perché in India ha già un enorme successo dal 2008, ed è stato fondato dal talentuoso Sanjay Garg mescolando tutte le meraviglie dell’arte tessile indiana con un senso molto moderno e sofisticato del vestire. I suoi diversi design sono sicuramente radicati nella tradizione ma la loro sensiiblità è completamente contemporanea. Un arrivo a Londra che segna una nuova era di cosmopolitismo per la moda europea.
L’esordio di Liberowe e Selasi
Due brand che debuttano questa stagione, tutti e due concentrati sul womanswear, ma con approcci ed estetiche abbastanza diverse e, in comune, un affascinante lavoro sulla sartoria e sulla silhouette. Il primo è Liberowe, della designer Talia Loubaton, la cui estetica è molto bon-ton e “pulita” ma mai scialba. Anzi è dannatamente affascinante: tra tessuti sceltissimi, costruzioni impeccabili e un senso della femminilità giocoso e severo insieme il brand è la definizione di “poco ma buono”. C’è poi lo stupendo Selasi, progetto della stylist, fotografa, curator e artista Ronan Mckenzie che propone un minimalismo molto diverso da quello che si vede normalmente in passerella, in cui si nota grande intenzionalità e pensiero oltre che una grande ricerca sui materiali.
Gli show della NewGen
Il programma Newgen del British Fashion Council di questa stagione costella l’intero calendario della settimana svolgendo la fondamentale funzione di sostenere i talenti locali (esordienti o meno) con funding, visibilità e piattaforme dedicate. Tra i nomi notevoli che segnaliamo per questa stagione abbiamo Lueder di Marie Lueder, che mescola sportswear, tailoring e silhouette medievali in collezioni ibride spesso presentate in spazi immersivi; Tolu Coker con il suo tailoring strutturato declinato in tonalità terrose e vibranti; Karoline Vitto con il senso scultoreo dei suoi capi che accentuano pieghe e volumi del corpo con drappeggi elastici; c’è poi Derrick di Luke Derrick, uno dei finalisti dell’LVMH Prize, che fa un menswear rigoroso ma con tessuti morbidi e sottili, davvero innovativo nella concezione e, infine, Charlie Costantinou con il suo gorpcore dai toni sword-and-sorcery che merita sicuramente più risonanza di quanta non ne abbia già nei circoli della moda indie.












































