La pasta va fortissimo alle Olimpiadi E gli atleti non mancano di farlo notare sui social

Alle Olimpiadi la pasta è da tempo una presenza quotidiana e quantitativamente rilevante. In occasione dei Giochi Invernali, si stima che nelle strutture dedicate all’alloggio e alla ristorazione degli atleti ne vengano consumati circa 600 chili al giorno. La pasta è un alimento particolarmente apprezzato dagli sportivi professionisti perché garantisce un apporto energetico elevato ed è, al tempo stesso, facilmente disponibile e piuttosto versatile. Oggi, insomma, per molti atleti olimpici la pasta è un elemento essenziale del regime alimentare seguito. Eppure non è sempre stato così: per molti anni, alle Olimpiadi il ruolo oggi occupato da questo alimento è stato ricoperto dalle proteine.

Questo è il risultato di un cambio di passo iniziato negli anni Sessanta, quando alcuni studi scientifici dimostrarono l’efficacia dei carboidrati come principale fonte di energia per sostenere sessioni di allenamento prolungate. Da allora, la pasta si è diffusa nello sport professionistico, sostituendo l’abitudine di consumare grandi quantità di proteine prima delle gare. Per esempio, il freestyler statunitense Alex Hall, oro olimpico nel 2022, ha dichiarato di mangiare pasta regolarmente, prediligendo formati che mantengono una certa masticabilità – la maggiore digeribilità della pasta al dente è un aspetto fondamentale per chi si allena, soprattutto in alta quota.

L'entusiasmo per la pasta a Milano Cortina 2026

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Durante Milano Cortina 2026 molti atleti non hanno nascosto la soddisfazione di poter mangiare piatti a base di pasta nel Paese in cui l’alimento è più radicato. Non a caso, diversi sportivi in gara hanno descritto questa opportunità come un'autentica soddisfazione, che va oltre la mera necessità nutrizionale. La skeletonista statunitense Mystique Ro, per esempio, ha raccontato al New York Times di apprezzare particolarmente gli spaghetti e le fettuccine.

In occasione dei Giochi Invernali, il Comitato Olimpico Internazionale ha voluto sottolineare il ruolo simbolico della pasta presentando un formato speciale ispirato agli anelli olimpici, molto simile alle ruote - note anche come rotelline o ruote di carro - un tipo di pasta corta secca piuttosto diffuso nel Nord Italia e non solo. Parallelamente, diversi locali hanno proposto piatti dedicati all’evento: la catena di ristoranti Miscusi ha inserito in menu una preparazione pensata per celebrare le Olimpiadi, mentre il celebre brand veronese Buns ha proposto una serie di hamburger realizzati in collaborazione con alcuni dei ristoranti più interessanti delle città che ospitano i Giochi, tra cui Sandì a Milano.

Come si mangia alle Olimpiadi?

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Alle Olimpiadi di Parigi 2024 l'offerta alimentare del villaggio olimpico era stata oggetto di forti critiche: diversi atleti si erano lamentati della mancanza di ingredienti ritenuti essenziali, e anche le porzioni erano state giudicate insufficienti. Alcune delegazioni, come quella britannica, avevano quindi scelto di riorganizzarsi per conto proprio, prevedendo cucine autonome e chef dedicati per avere un maggiore controllo su qualità e quantità dei pasti.

Nel caso di Milano Cortina 2026, invece, finora non ci sono state polemiche. Al contrario, numerosi atleti hanno condiviso sui social network foto e video dei piatti serviti, sottolineando l’abbondanza delle porzioni e la varietà dell’offerta. Anche la stampa internazionale ha evidenziato come l’organizzazione italiana sia riuscita a evitare i problemi emersi a Parigi, puntando su piatti semplici, riconoscibili e pensati soprattutto in funzione della performance sportiva.

La gestione complessiva del comparto alimentare di Milano Cortina 2026 è coordinata da Elisabetta Salvadori, responsabile Food & Beverage della rispettiva fondazione: Salvadori ha precisato in varie interviste di aver definito i menu insieme a nutrizionisti e consulenti sportivi, seguendo un approccio dichiaratamente orientato alla prestazione fisica, nel rispetto delle linee guida fornite dal Comitato Olimpico Internazionale, con particolare attenzione alla sicurezza alimentare e alla tracciabilità. A giudicare dalle testimonianze di molti atleti, però, il risultato ottenuto sembra molto positivo anche dal punto di vista del gusto.