Nessuno dirige gli attori come Marco Bellocchio e "Portobello" ne è ancora una volta la prova La serie sul caso di Enzo Tortora arriva su HBO Max Italia dal 20 febbraio

Nessuno dirige gli attori come Marco Bellocchio e Portobello ne è ancora una volta la prova  La serie sul caso di Enzo Tortora arriva su HBO Max Italia dal 20 febbraio

Su Portobello, seconda serie del maestro Marco Bellocchio dopo Esterno Notte del 2022, si potrebbero dire tantissime cose. Come l’attualità dell’uscita dello show, dal 20 febbraio su HBO Max Italia, in semi-concomitanza con un Referendum che detterà il prossimo futuro della legislatura in Italia. O la capacità di Bellocchio di riportare i fatti di cronaca facendo uscire l’epica insita nel loro dramma, rendendoli casi straordinari di vite all’apparenza ordinarie.

La ricostruzione sempre puntuale, eppure ogni volta squisitamente cinematografica (sì, anche in una serie e sì, parliamo di serie e non di un film), che sembra rendere irreali personaggi veramente esistiti, apparentemente usciti della grande letteratura quando, in verità, sono stati soltanto degli umani. O altresì il metterci ogni volta di fronte all’Italietta che eravamo e siamo diventati, sempre con un tocco di indulgenza ma, insieme, di disincantata onestà

Dimenticare l’identità dell’attore dietro la maschera

@hbo A man on trial. A nation watching. Portobello, the new series by Marco Bellocchio, streaming from February 20 on @HBO Max. #Portobello #MarcoBellocchio original sound - HBO

Ciò che però più di ogni altra cosa lascia strabiliati dalla visione della serie su Enzo Tortora, che prende il titolo Portobello dal programma televisivo condotto dal futuro esponente del Partito Radicale accusato di affiliazione alla Nuova Camorra Organizzata, è l’immedesimazione uno a uno di ogni singolo interprete nei ruoli dei personaggi storici realmente esistiti e che rivivono nelle loro performance. Esattamente come con Esterno Notte la storia non viene riprodotta, ma sembra diramarsi agilmente davanti ai nostri occhi, come se stesse accadendo in quel momento. Come se la vedessimo prendere forma mentre si svolge sullo schermo, ricevendo solo degli echi dal passato, che ogni tanto torna per ricordarci che ciò che stiamo vedendo appartiene alla nostra memoria, la quale, in questo paese, rischia di essere troppo sbadata e troppo corta

Fabrizio Gifuni, che porta sulle spalle il carico di vestire i panni di un personaggio come Tortora, scompare gradualmente lasciando di fronte agli occhi solamente il conduttore televisivo, facendo dimenticare l’identità stessa dell’attore dietro la maschera. Agendo con un passo successivo quando lo sublima al punto da diventare non solamente l’uomo, ma i principi che ha finito per incarnare: dignità, la rincorsa alla giustizia, il non smuoversi dalla propria posizione, non volendo mai patteggiare solo per ricevere qualche sconto di pena o ammorbidire il giudizio (e l’ego) viziato degli uomini che dovevano giudicarlo.

Mostrando qual è la definizione massima di capro espiatorio, di come uno vale spesso come esempio per gli altri, come Enzo Tortora sia stata la porta spalancata per uno Stato che non poteva credere di vedere tanti pentiti parlare e tanta “giustizia” finalmente applicata. Ma a discapito di chi? Come soluzione per cosa? Il caso Tortora è stata la prova che anche in un tribunale esiste il proprio tornaconto e non è detto che corrisponda con il disvelamento della verità

Ritratti dall'Italietta

E mentre Gifuni sprofonda nello sconforto di un uomo afflitto ma mai sconfitto, il contorno mette su un circo di saltimbanco e truffatori meravigliosamente interpretati da un cast di talenti da far impallidire persino lo spettatore. Che si trova costretto più volte a ricordarsi che ciò che sta osservando non è una qualche tragedia shakespeariana i cui intrighi sono lodevoli al pari delle caratteristiche improbabili dei suoi interlocutori, capitanati da un Lino Musella nel ruolo di un Giovanni Pandico scioccante al punto da stabilirsi lì, sulla soglia tra persona vera e reinterpretazione.

Genialmente scritto e al pari impersonato, l’attore è equivalente e opposto alla persona, ma soprattutto alle virtù che rappresenta Enzo Tortora nella serie. È truffaldino, è ingannevole, è disdicevole. È anche paranoico e schizofrenico, una diagnosi che verrà presa troppo sottogamba dal tribunale che deve giudicare il conduttore, invidioso dello status di un personaggio pubblico ben più amato del proprio stesso Stato.

E, come sa fare il maestro Bellocchio, anche per quel poco tempo che alcuni interpreti hanno sullo schermo, riesce a renderli memorabili. Alessandro Preziosi mostra la stoffa del mestiere dell’attore, con quel tic delle caramelle del suo Giorgio Fontana in cui riversa tutta l’incertezza ma insieme il senso di superiorità che sentiva dalla propria parte il giudice istruttore.

Romana Maggiora Vergano ha negli occhi la scintilla con cui stiamo imparando a conoscerla in questi primi anni della sua carriera, infusa di una maturità e una tenerezza senza pari mentre sta accanto a quest'uomo di lei molto più grande, ma di cui è profondamente innamorata. E poi c’è Fausto Russo Alesi, che sempre per Bellocchio era stato un padre affranto per il figlio che gli era stato sottratto in Rapito e soprattutto un indimenticabile Francesco Cossiga in quella che è probabilmente la più bella puntata di Esterno notte

Cosa aspettarsi da Portobello

È quindi tutta qui la realtà di Portobello. Se lo spettatore ne rimarrà scosso, se si interrogherà su come sia stato possibile che una cosa simile accadesse e si attivasse affinché ciò più non accada è anche grazie all’abilità di tutti gli splendidi interpreti della serie che fanno sentire così punto sul vivo il pubblico. E conferma ciò che avevamo già capito da tempo: non solo Marco Bellocchio è uno dei migliori registi italiani mai esistiti nel nostro cinema, ma non esiste nessuno in grado di dirigere gli attori come sa fare lui.