
Lana Del Rey e quell’incredibile somiglianza con Sylvia Plath In “White Feather Hawk Tail Deer Hunter” è bastato infilare la testa nel forno

È uscito da appena 48 ore il nuovo singolo di Lana Del Rey, White Feather Hawk Tail Deer Hunter, che insieme a Henry, Come On e Bluebird, anticipa il nuovo album in arrivo tra poco più di tre mesi. Già dal titolo - non ancora confermato - Stove, il progetto sembra secondo molti rimandare alla figura di Sylvia Plath, che rimane una presenza costante nel suo percorso musicale e contribuisce a consolidare il mito di Lana Del Rey come poetessa dell’amore contemporaneo. Ma sarà vero?
Ma cosa c’entra Sylvia Plath?
lana del rey has released the music video for her new single ‘white feather hawk tail deer hunter’ pic.twitter.com/rHeGuRpioh
— NOVA (@iriptheslitt) February 18, 2026
Il parallelismo tra Lana Del Rey e la poetessa, morta suicida nel ’63, non nasce oggi. Già nel 2019, nell’album Norman Fucking Rockwell!, Lana cantava: I've been tearing around in my fucking nightgown / 24/7 Sylvia Plath. Non è un caso che già anni fa su Reddit un utente scrivesse: «Adoro Lana, la considero una poetessa. [...] Adoro la poesia e il lavoro di Sylvia Plath. Lei e Lana sono una cosa sola e entrambe sono bravissime a scrivere. Sono convinta che Lana sia una grande fan di Plath». Un’affermazione piuttosto indicativa di un sentire condiviso: entrambe trasformano la vulnerabilità in linguaggio, la sofferenza in forma.
Il presunto titolo del nuovo album, Stove (fornello), ha riaperto un’associazione con Sylvia Plath, che morì nel 1963 suicidandosi con il gas del forno della cucina. Il richiamo è immediato, anche se non dichiarato. In White Feather Hawk Tail Deer Hunter, Lana canta: Take my hand off the stove/ Know how absolutely bad I’m with an oven. Il forno diventa così un’immagine ambigua: oggetto domestico che strizza l’occhio ad un immaginario tradizionale - e retrogrado - femminile, ma anche simbolo di autodistruzione, d’altronde, la cantante ha sempre saputo creare cortocircuiti in cui la sua estetica da pin-up coincideva con storie d’amore tormentate, depressione e suicidio.
Un cerchio che si chiude
Il brano, inoltre, si apre con un’introduzione che potrebbe risultare familiare agli appassionati di jazz. L’atmosfera richiama infatti la versione del 1964 di Laura interpretata da Ella Fitzgerald, celebre brano jazz scritto nel 1944 da David Raksin per l’omonimo film noir, che parla dell’apparente omicidio di una giovane donna indipendente e sofisticata nella New York degli anni ’40. I temi dell’ossessione, della costruzione dell’immagine femminile e dell’idealizzazione sono comuni sia al film sia all’immaginario musicale di Lana Del Rey.
Dal punto di vista artistico, questo momento segna anche una nuova fase della sua evoluzione. Nel 2012, con Born to Die, Lana aveva costruito un universo baroque pop, fatto di beat hip hop e un’estetica da pin-up contemporanea. Con Ultraviolence la svolta era stata più rock e psichedelica; con Norman Fucking Rockwell! la scrittura si era fatta più essenziale, vicina al folk e al soft rock, e più autoriale. Negli ultimi anni ha attraversato sonorità country e ballad. White Feather Hawk Tail Deer Hunter sembra raccogliere tutto questo percorso in modo coerente e profondamente espressivo.
Una nuova era
L’estetica del video è analogica, richiamando la vibe dei primi lavori, in linea con le cover degli ultimi album e le foto per la stampa, che sono selfie scattati con l’iPhone. L’atmosfera è intima e domestica, con neve finta, un giardino notturno e inserti di cartoni animati vintage, come Betty Boop. C’è qualcosa di gotico, di rituale e quasi incantato. Se nel 2012, in Blue Jeans, Lana cantava di un ex fidanzato, paragonato a James Dean, che l’aveva abbandonata per inseguire i soldi e la droga, lasciandola nel suo dolore ( e nonostante questo, lei, contnuerà ad amarlo). O in Cola, cantava: My pussy tastes like Pepsi Cola / My eyes are wide like cherry pies / I gots a taste for men who are older / It's always been so it's no surprise. Oggi invece, racconta una dimensione più privata, più adulta, meno mitizzata, tanto da includere il marito Jeremy Dufrene, a cui canta: We’re a match, he’s just in my bone marrow.
It’s giving Sylvia Plath pic.twitter.com/9K9xucXEzR
— Lana Del Rey Charts (@Rafaels04484304) February 18, 2026
Il legame con Sylvia Plath non è una mera imitazione, ma una connessione che nasce spontanea e quasi inevitabile. Ciò che accomuna le due artiste è una poetica della vulnerabilità, la tensione costante tra estetica e dolore, e una forma di performatività del trauma che si fa linguaggio e immagine. Esiste tuttavia una differenza cruciale: la poetessa morì tragicamente suicida, segnata da una profonda depressione; Lana ne rievoca talvolta i gesti e l’estetica del dolore, forse con una leggerezza ambigua, appropriandosi di un immaginario, e di una sofferenza, che non le appartengono direttamente.
Plath smascherava l’immagine femminile idealizzata dall’interno, demolendola con lucidità e precisione; Lana Del Rey, invece, la mette in scena, la amplifica, la trasforma in un immaginario pop ossessivo, talvolta cinematografico e melodrammatico. È proprio in questo scarto che la somiglianza tra le due torna costantemente a riaffiorare: il dolore si fa spettacolo e la vulnerabilità diventa iconica. Chissà quali altre sorprese Lana Del Rey - Betty Boop, Sylvia Plath contemporanea, Lizzy Grant o come vogliamo chiamarla - ha ancora in serbo per noi.










































