
A che punto siamo con il footwear maschile? E no, non parliamo solo delle ballerine da uomo

La saturazione del mercato del footwear, uno dei più redditizi dopo quello di occhiali e profumi, si percepisce oggi in maniera quasi tangibile. In tantissimi casi pare aver raggiunto i propri limiti espressivi, eppure, con i postumi di uno degli anni più ricchi di novità per la moda, questo déjà-vu stilistico sembrerebbe essersi parzialmente interrotto, lasciando spazio a quelle calzature che fanno dell’estetica classica e tradizionale solo il punto di partenza della loro evoluzione.
Se il trend delle ballerine da uomo continua a farsi strada nel segmento footwear, con Harry Styles come ambassador più fedele seguito da Bad Bunny e Jacob Elordi, si aggiungono altre proposte non meno rilevanti che prendono in prestito un immaginario tradizionalmente femminile per riscriverlo attraverso nuove suggestioni. E se è vero che il guardaroba maschile resta uno dei più complessi da rendere interessante, allora spostare il focus sulle scarpe diventa la soluzione più semplice.
Le ballerine
Le flat shoes si inseriscono esattamente in questa traiettoria, dalle ballerine di Dior by Jonathan Anderson, indossate da Harry Styles ai Grammy Awards, a quelle di Valentino firmate da Alessandro Michele - che, a dirla tutta, ha dato inizio al trend - fino a Christian Louboutin, che ha appena annunciato due nuove ballerine maschile, Diopic e Ruben, ispirate al modello femminile Cassia. Piuttosto che rifarsi all’immaginario del daily wear, queste proposte insistono nel prendere in prestito dalla linea femminile dettagli specifici.
Nel caso delle Louboutin, entrambi i modelli sono caratterizzati da una punta quadrata distintiva che richiama il mondo della danza classica e, si inseriscono in un contesto ben preciso, ovvero quello della stagione dei matrimoni. Dunque, il brand della décolleté femminile dalla suola rossa, Christian Louboutin, propone oggi un’alternativa al classico mocassino da uomo. Che si tratti di un’operazione volta a cavalcare il trend della ballerina maschile è piuttosto evidente, così come lo è il tentativo, da parte di maison con un heritage tanto solido quanto iconico, di riscrivere i propri codici estetici.
Le non-sneaker
Sempre in termini di novità, ma non troppo, si aggiungono tutti quei modelli di sneaker ultrapiatte che, venendo meno alla funzione di supporto di cui dovrebbe essere dotata una scarpa da tutti i giorni, finiscono per perdere la loro struttura. Forse il modello più iconico è quello proposto da Prada, le Collapse sneakers in Re-Nylon. Anche nella FW26 di Miu Miu, sono state proposte sneaker prive di struttura ma tempestate di Swarovski, teoricamente pensate per un guardaroba genderless.
Per non parlare poi di quelle sneaker che sembrano essere tagliate a metà, come nelle proposte delle linee commerciali sempre di Miu Miu, nella collaborazione con New Balance, diventata rapidamente virale. In un certo senso, ciò che accomuna questa nuova categoria di calzature è proprio il loro essere non-sneaker: scarpe in cui l’estetica precede la funzionalità. Questo elemento apre anche a una riflessione più ampia, se si pensa a come, in passato, la funzionalità e la praticità fossero valori tradizionalmente associati al maschile, mentre leziosità e grazia venivano ricondotte al femminile. Oggi, invece, il concetto stesso di calzatura si alleggerisce, si assottiglia, si avvicina al corpo e, soprattutto, alla personalità.
Geografia del trend
Le differenze geografiche amplificano ulteriormente questa evoluzione. A Milano, una scarpa controcorrente come la ballerina da uomo ha faticato ad affermarsi negli ultimi due anni, mentre altrove, Parigi e Londra hanno spinto maggiormente sull’ibridazione, rendendo più frequente l’avvistamento di questo tipo di calzatura per le strade delle due città.
Seoul, Shanghai e Tokyo si confermano come i veri epicentri di una sensibilità estetica che da anni lavora sulla fluidità e sulla ridefinizione dei codici di genere, come dimostrano gli street style delle rispettive Fashion Week. E se si dovesse azzardare un’ulteriore considerazione, è proprio l’influenza del mercato asiatico ad aver reso possibile questa transizione: uno dei più incisivi in termini di vendite, nonché obiettivo privilegiato di investimenti e strategie da parte dei grandi gruppi del lusso. Non a caso, nell’ultimo show FW26 di Maison Margiela a Shanghai, i modelli indossavano il celebre modello Tabi, ma nella sua versione ballerina.
Addio alla praticità?
In definitiva, ciò che emerge non è semplicemente un cambio di tendenza, ma qualcosa di più concreto: le sneaker, dopo anni di dominio incontrastato, non sono più l’unica risposta possibile; i mocassini, per quanto eleganti, finiscono spesso per risultare prevedibili. È proprio in questo vuoto che si inseriscono nuove alternative, ballerine e non-sneaker che fondono artigianalità e sportswear, funzione ed estetica, costruzione e leggerezza.
Da oggetto funzionale, queste calzature non perdono del tutto la loro funzione, ma la spostano dal piano meramente pratico a quello simbolico. L’estetica di quelle che potrebbero essere le calzature più desiderate dell’anno riesce così a racchiudere identità, genere e immaginario, rendendo il guardaroba maschile non necessariamente rivoluzionario, ma sicuramente più interessante.




































































