Le tute arancioni degli astronauti di Artemis II stanno facendo la storia Un nuovo colore per definire i viaggi spaziali

La navicella Orion, il modulo che  trasporta quattro astronauti in orbita: Reid Wiseman, Christina Koch, Victor Glover e il canadese Jeremy Hansen, è stata lanciata in direzione della Luna il 1° aprile 2026 da Cape Canaveral. Della durata complessiva prevista di circa dieci giorni, Artemis II ha già attirato un’attenzione globale e, per gli space enthusiast è il momento di fantasticare sull’esperienza lunare che sta per riscrivere la storia, mentre per i più attenti, sulle nuove tute della missione.

Sulla scia di Project Hail Mary, il nuovo film di Phil Lord e Christopher Miller, con protagonista Ryan Gosling, o l'iconico Interstellar (2014) di Christopher Nolan e la pietra miliare dello sci-fi Armageddon (1998) di Michael Bay, l’attenzione per lo “space-wear”, e per l’arancione in questa occasione, sembra  imporsi come una delle questioni più magnetiche del momento. D’altronde, quando i quattro astronauti usciranno dalla capsula, dieci giorni dopo aver orbitato attorno alla Luna e spingendosi più lontano nello spazio di quanto qualsiasi essere umano abbia mai fatto prima, indosseranno proprio tute arancioni. In altre parole: quando faranno la storia, anche le loro tute la faranno.

Compendio di stile spaziale

Se gran parte dell’attenzione si è concentrata sulle tute spaziali bianche sviluppate da Prada in collaborazione con Axiom Space, sono le tute arancioni a risultare visivamente più incisive, e non è un caso. Se le tute di SpaceX di Elon Musk evocano un’estetica minimal e futuristica, se quelle Prada/Axiom oscillano tra una passeggiata spaziale e una passerella, e se le tute di Blue Origin by Jeff Bezos richiamano un immaginario da moto–space cowboy (soprattutto nella versione femminile indossata da Lauren Sánchez Bezos), le tute arancioni di Artemis II collocano gli astronauti più vicino all’archetipo del supereroe, quasi una declinazione cosmica dell’universo Marvel.

Breve storia dell’Arancione Internazionale

L’Arancione Internazionale, già diffuso in ambito marittimo, entra nell’immaginario pubblico negli anni ’30 quando l’architetto Irving Morrow lo sceglie per il Golden Gate Bridge, per rendere visibile il ponte tra cielo e oceano. Nel 1947 la Marina lo adotta per le marcature aeronautiche, lo stesso anno in cui il Bell X-1 di Chuck Yeager, dipinto in "Arancione Internazionale", superò la barriera del suono.

Negli anni ’70 è l’Aeronautica Militare a farne uso per le tute pressurizzate ad alta quota, mentre alla NASA arriva dopo il disastro dello Space Shuttle Challenger disaster, quando divenne evidente la necessità di migliorare le operazioni di ricerca e soccorso, ed è nel 1988 che comparirono le prime tute arancioni, le cosiddette “tute zucca”. Se allora risultavano ingombranti e quasi caricaturali, oggi hanno assunto una silhouette più ergonomica e quasi aliena, evolvendo da uniforme funzionale a vero e proprio statement estetico radicato nella memoria collettiva.

Le nuove tute arancioni

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Le tute attuali funzionano come veri e propri sistemi di supporto vitale: gli astronauti possono viverci fino a 144 ore, se necessario. Realizzate su misura dagli ingegneri NASA, presentano strisce riflettenti azzurro cielo che disegnano una V sul busto e attraversano cosce e braccia, enfatizzando la mobilità articolare. Questo dettaglio non è puramente estetico: la V segnala i punti di presa per i soccorsi, mentre le componenti blu integrano giubbotti di salvataggio e riserve di ossigeno.

Il contrasto cromatico amplifica ulteriormente la visibilità, rendendo l’arancione ancora più incisivo. Ufficialmente classificato come AMS Standard 595 #FS 12197, l’Arancione Internazionale è definito come un “arancione rossastro vivido”, progettato per emergere contro cielo e oceano. Come sottolinea Leatrice Eiseman, Executive Director del Pantone Color Institute, l’arancione è un colore che esige di essere visto: una combinazione di rosso e giallo, dunque energia e urgenza.

In questo contesto, l’arancione diventa un vero catalizzatore d’attenzione. E, come affermato da Reid Wiseman: «Al momento il nostro Paese sta cercando di risolvere molti problemi, e penso che parecchi di essi ce li siamo creati da soli, ma questo è un ambito in cui tutti noi possiamo spesso unirci e raccoglierci intorno a un obiettivo comune. È difficile, ma è fattibile». Così, questo colore non si limita a rendere visibili i corpi nello spazio, ma sembra attirare lo sguardo anche verso le tensioni del presente: una galassia problematica in cui, in fondo, continuiamo quotidianamente a orbitare.