"Project: Hail Mary" è il nuovo E.T.? Ryan Gosling vola nello spazio per salvare il mondo con un nuovo amico

Project: Hail Mary è il nuovo  E.T.? Ryan Gosling vola nello spazio per salvare il mondo con un nuovo amico

Sono tanti i riferimenti che vengono in mente dopo aver visto Project: Hail Mary - L’ultima missione. C’è l’immaginario di Interstellar di Christopher Nolan. C’è la narrativa di Sopravvissuto - The Martian che, infatti, vede il romanzo da cui il film è tratto firmato dallo scrittore Andy Weir, lo stesso dell’opera sci-fi dei registi Phil Lord e Christopher Miller.

E si potrebbe dire facilmente che Project: Hail Mary è la rivisitazione del classico E.T. - L’extraterreste visto però dal punto di vista di un adulto: invece dell’elaborazione dell’assenza attraversata dal personaggio di Elliot nel film di Steven Spielberg, stavolta è un uomo fatto e finito a doversi confrontare con le proprie paure, le quali in piccola scala riguardano il suo credere di essere o no coraggioso, mentre in grande solamente la capacità o meno il riuscire a salvare il mondo

La trama 

Il protagonista è il professor Ryland Grace (Ryan Gosling), che dalla scuola media in cui stava insegnando si ritrova a volare in solitaria nel vuoto a bordo di una navicella. Perché è stato mandato lì e cosa deve fare non gli è chiaro. In un racconto che va avanti e indietro nel tempo, in alto e in basso tra le questioni degli uomini e le avventure in mezzo agli astri, in Project: Hail Mary - L’ultima missione il protagonista che ha perso la memoria dovrà scoprire cosa ci fa nello spazio e come fermare, se questo è il suo obiettivo, una misteriosa forza che sta spegnendo il sole. 

Nel farlo troverà un amico inaspettato. Un alieno, Rocky, che prende il nome dal suo essere una sfera fatta di roccia. Un contatto che aggiunge ulteriori rimandi alla fantascienza contemporanea, dove Arrival salta immediatamente alla mente nella maniera non solo in cui il protagonista cerca di instaurare un contatto, ma nel tentativo di capire come tradurre il proprio linguaggio e quello del suo insolito compagno per rendersi reciprocamente comprensibili.

Per un film in cui l’alieno non è solamente colui dall’altra parte della vetrata, dove stava anche nell’opera di Denis Villeneuve, ma è allo stesso tempo l’uomo in quanto creatura estranea e sconosciuta da parte di colui che diventa a tutti gli effetti il co-protagonista dell’attore Ryan Gosling. 

Un eroe e le sue responsabilità

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original sound - Project Hail Mary

Ma, in questo suo aprire tante caselle iper-mediali che portano dentro ad altri universi, all’opera di Lord e Miller non manca un fuoco, una scintilla, una personalità che faccia dell’adattamento del romanzo di Weir un’operazione a sé stante. Un titolo che è riconoscibilissimo proprio per la firma apposta dal duo di registi che tornano a fare al meglio ciò in cui sono capaci: raccontare con umorismo storie epiche che contengono in loro gli attributi della commedia.

Un’ironia tutta identitaria, che infondono anche nel film sceneggiato da Drew Goddard. Dove si aggiunge la dimensione della fantascienza da cui, come ogni volta, non può esimersi il compartimento più umano, per un protagonista che ne è come la quintessenza, incaricato nel dover solo salvare la terra.

Nei piani più grandi di Project: Hail Mary, che per lo scienziato Grace sono entrare in contatto con un extraterrestre e proteggere il pianeta mentre per Lord e Miller realizzare un blockbuster, batte un cuore più umano dell’umano, extra-umano, talmente grande da riecheggiare per tutta la galassia. La storia di un singolo che avverte il peso delle responsabilità, che sente il gravare di una missione per cui non crede di essere tagliato.

È l’eroe per antonomasia, colui che si sente piccolo e insicuro di fronte ai misteri dell’universo, ma che proprio perché da solo fa di tutto per proteggerlo. Per dire anche a se stesso che ci sono cose più importanti le quali, tante volte, dipendono proprio da noi, anche quando non ce ne crediamo in grado.

Il viaggio nella galassia delle emozioni

Di una tenerezza profonda, che arriva fin nei posti più reconditi del cosmo, Project: Hail Mary - L’ultima missione è il paladino (e il suo anti) che salva la situazione non perché vuole dimostrare qualcosa a qualcuno, ma perché davvero al servizio degli altri, delle persone care, degli amici, persino di chi non conosce ma sa che ha diritto di vivere.

Nel film sicuramente forzato, non certamente rimasto con troppe scelte, ma che si rimbocca comunque le maniche e accetta di dover prendere in mano le redini dell’ultima speranza rimasta, al lavoro non per dimostrare di potercela fare, ma soltanto perché è la cosa giusta.

@sonypicturessg

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original sound - sonypicturessg

Senza uso di green screen, con un Rocky quasi analogico e un rapporto intimo che indaga nelle zone della solitudine e del contatto con l’altro (anche e proprio perché alieno), il film ci porta vicino al sole per farci sentire più calore possibile. E ci riesce, lasciandoci per un attimo lassù a contemplare le stelle prima di tornare a poter mettere i piedi sulla nostra beata terra, prima che si riaccenda la luce nella sala cinematografica.