Il nuovo modello di AI di Meta fa paura ai competitor Tutto quello che c'è da sapere su Muse Spark

Di recente Meta ha presentato il suo primo modello di intelligenza artificiale generativa. Si chiama Muse Spark e a breve sarà integrato su WhatsApp, su Instagram e sugli occhiali “smart” realizzati dall’azienda. Per raggiungere questo risultato, la società di Mark Zuckerberg ha scelto di ridimensionare gli investimenti nel Metaverso, la tecnologia immersiva su cui in passato aveva puntato con decisione (arrivando persino a cambiare il proprio nome), ma che non è mai riuscita realmente a decollare.

Muse Spark è stato sviluppato dal Superintelligence Lab, una divisione dell’azienda guidata da Alexandr Wang, ex CEO di Scale AI, società che Meta aveva in buona parte acquisito nel 2025 con un investimento di oltre 14 miliardi di dollari.

Come ha fatto Meta ad arrivare Muse Spark

Muse Spark era molto atteso perché Meta in questi anni era rimasta piuttosto indietro nel campo dell’AI rispetto ad altre big tech. Zuckerberg, per questo, aveva deciso di rinnovare la divisione di intelligenza artificiale dell’azienda nell’aprile del 2025, dopo i deludenti risultati ottenuti dal precedente modello Llama 4.

L’azienda aveva inoltre destinato decine di miliardi di dollari a una massiccia campagna di assunzioni, con l’obiettivo di recuperare il ritardo accumulato negli anni. Questa strategia le ha permesso di attrarre — e spesso sottrarre ai concorrenti — i programmatori e i ricercatori più ambiti nel settore dell’intelligenza artificiale, grazie a offerte retributive che in alcuni casi hanno toccato i 100 milioni di dollari annui.

Cosa piace e cosa no di Muse Spark

La maggior parte delle aziende impegnate nello sviluppo di sistemi di AI sta concentrando i propri sforzi — e la quota più rilevante degli investimenti — sulla programmazione informatica. In questo ambito, tuttavia, le prestazioni di Muse Spark risultano ancora inferiori rispetto a quelle dei principali concorrenti. Sul versante della generazione di testi, invece, lo strumento appare in grado di raggiungere livelli comparabili a quelli di ChatGPT, Gemini o Claude.

Meta ha comunque reso noto di essere già al lavoro su un nuovo modello di intelligenza artificiale, conosciuto nel settore con il nome in codice “Watermelon”, che dovrebbe offrire prestazioni superiori nella generazione di codice. Anche alla luce di questo sviluppo, Zuckerberg ha indicato che nei prossimi anni una quota rilevante delle risorse aziendali sarà destinata all’AI. In particolare, Meta prevede di investire ulteriori 600 miliardi di dollari nella realizzazione di nuovi data center, essenziali per il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale.

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