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Shein avrebbe organizzato un finto viaggio stampa nelle sue fabbriche

Adesso, gli influencer invitati stanno ricevendo forti critiche online

Shein avrebbe organizzato un finto viaggio stampa nelle sue fabbriche    Adesso, gli influencer invitati stanno ricevendo forti critiche online

La settimana scorsa, l'azienda cinese di fast fashion Shein ha invitato un gruppo di influencer a visitare le proprie fabbriche, in un tour che secondo il pubblico di TikTok sarebbe una vera e propria messinscena.

Cosa è successo

Nei video che documentano l’esperienza vengono mostrati i mezzi e le persone che producono i capi Shein in immagini opposte a tutti i dati e le vicende realmente accadute che in questi anni hanno dimostrato le pratiche non etiche e dannose per l’ambiente su cui si basa l’intero brand. Secondo una delle influencer invitate a partecipare al viaggio stampa, Dani DMC, tutto ciò che abbiamo sempre saputo su Shein si tratta di «rumours,» una dichiarazione azzardata considerando la quantità di fonti affermate che hanno indagato sulle pratiche del brand negli ultimi mesi, riportando persino le storie - raccontate in prima persona - di chi lavora per loro. 

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I motivi della polemica

Dopo aver affermato di essersi informata accuratamente, ponendo una miriade di domande ai rappresentanti di Shein durante la cena di benvenuto che inaugurava il viaggio stampa, Dani DMC ha poi spiegato in un video riassuntivo su TikTok di stare «lavorando con Shein per portare le informazioni del brand ai consumatori e per aiutarli a sfatare molti di questi miti. Ci siamo messi d'accordo, abbiamo firmato un contratto. Si prendono cura dei loro creatori.» Garantendo di essersi approcciata al brand con l’intento di scoprire la verità - ma pagata da Shein, come spiega lei stessa, «non mi hanno assolutamente sottopagata e si sono presi cura di me in modo eccellente» - l’influencer americana ha poi continuato il suo discorso costellato di asserzioni totalmente prive di prove e dati che ne affermano la veridicità. «Hanno un'impronta di carbonio molto bassa rispetto a molti marchi di fast fashion;» «Producono solo ciò che è necessario;» «Hanno tessuti realizzati in modo etico.» Se Shein abbia effettivamente creato una fabbrica finta per questo viaggio stampa è ancora da chiarire; è certo, però, che si sia trattato di un’iniziativa nata con lo scopo di porre rimedio alla reputazione del brand. Shein continua ad essere uno dei marchi di fast fashion più amati al mondo, quindi perché forzare un'opera di rebranding, se ai suoi clienti effettivamente non interessa?

Quale è stata la risposta di Shein

Interrogato sull'accaduto, il brand ha rilasciato la seguente dichiarazione: «SHEIN si impegna per la trasparenza, e questo viaggio riflette un modo in cui stiamo ascoltando i feedback, offrendo l'opportunità di mostrare a un gruppo di influencer come funziona SHEIN attraverso una visita al nostro centro di innovazione e consentendo loro di condividere il proprio punto di vista con i loro follower. I loro video e commenti sui social media sono autentici e noi rispettiamo e sosteniamo la prospettiva e la voce di ciascun influencer sulla sua esperienza. Non vediamo l'ora di continuare a fornire maggiore trasparenza sul nostro modello di business e sulle nostre operazioni on-demand.» 

Le altre polemiche su Shein

Questa è però solo l'ultima polemiche ad investire Shein. Nelle ultime settimane l'azienda cinese era stata ancora nell'occhio del ciclone dopo che si era diffusa online la notizia su un possibile show organizzato a Parigi nelle settimane precedenti la Fashion Week francese, il tutto mentre in Francia un gruppo di attivisti si sta muovendo attivamente per vietare il brand. Notizie che si uniscono a quella di fine maggio secondo cui Shein starebbe subendo la forte concorrenza del suo emulo, Temu, pronto a rubargli lo scettro di gigante dello shopping a bassissimo costo. Anche per questo, viene da pensare, l'azienda sta provando a "ripulire" la propria immagine attraverso alcune scelte goffe e poco riuscite. Oltre al viaggio stampa, è di poche settimane fa la notizia di una partnership con l’istituto di moda e merchandising di Los Angeles FIDM. Notizia che, ovviamente, non ha mancato di generare polemiche.