Vedi tutti

Ghali, il rosa e il problema dei fan del rap

Il mondo hip-hop va avanti, il pubblico italiano sembra restare indietro

Ghali, il rosa e il problema dei fan del rap Il mondo hip-hop va avanti, il pubblico italiano sembra restare indietro

In un’intervista rilasciata per il numero di novembre di GQ, “The New Masculinity Issue”, Pharrell Williams risponde a una domanda sulla maggiore semplicità con la quale, seguendo la linea segnata da lui stesso negli anni precedenti, artisti come Lil Uzi o Young Thug (o gli stessi A$AP Rocky e Tyler the Creator) siano riusciti a portare avanti una linea estetica più androgina e indossare abbigliamento femminile: 

«Il mio punto è, perché no? Quale regola lo impedirebbe? Quando le persone iniziano a usare la religione come motivo per cui qualcuno non dovrebbe indossare qualcosa, mi chiedo, di cosa stiamo parlando? Non c'erano le parole reggiseno o camicia in nessuno dei vecchi testi sacri. Sono nato anche in un'epoca diversa, in cui le regole della matrice in quel momento permettevano molte cose di quelle che permette oggi, in cui si avevano meno libertà».

Nel corso della stessa intervista Pharrell Williams arriva a ripudiare alcuni dei suoi vecchi testi, per il modo in cui oggettificava  donne e sessualità. 

Il rap (e l’urban music in generale) hanno subito un cambiamento epocale rispetto agli anni ‘90 nel modo in cui si sono interfacciati con la sessualità e con la sua rappresentazione estetica. Il rapporto del rap con l’omosessualità e con l’abbigliamento gender-fluid è stato forse la principale evoluzione sociale che il decennio passato ci ha lasciato, come aveva scritto il Guardian nel 2012 («Dal coming out di Frank Ocean, a Jay Z che supporta i matrimoni gay, l’hip hop sembra aver sconvolto il suo mindset quest’anno») e come ha ribadito Vogue a luglio del 2019 in un pezzo intitolato “This was the decade that hip-hop style got femme”.
Non sempre e non ovunque però, questo processo può dirsi in fase avanzata né tantomeno completo. L’Italia ad esempio - nonostante Alessandro Michele abbia attivamente contribuito alla ridefinizione dell’estetica mascolina - fa ancora fatica ad accettare una certa fluidità di genere estetico, soprattutto in relazione a quello che viene concepito come la più macha delle arti: il rap. Qualche giorno dopo la sua partecipazione allo show di Gucci per la MFW, Ghali ha postato nelle sue Instagram Stories una foto del suo outfit: un cappotto rosa con degli stivali con il tacco, tutto, ovviamente, Gucci. Le risposte in DM devono aver avuto il tenore di rigurgiti omofobici, tanto da portare Ghali a rispondere nelle stories successive:

«Raga siete pessimi con i commenti che fate, non avete un minimo di sensibilità, a volte mi vergogno di avervi tra la gente mi segue, quando mi commentate certe cose. Gay, cose così... Ma scusatemi, quale sarebbe il problema? Cioè metti caso che fosse, quale sarebbe il problema? Ma poi io secondo te devo dare retta a te?», per poi concludere: «Abbiamo vissuto cose diverse, abbiamo influenze diverse, non siamo la stessa cosa. Quindi basta con questi commenti».

L’industria della moda - e del rapporto tra i rapper e i principali brand dell’industria - è stata centrale nel processo di riscrittura dei canoni della mascolinità che il rap, da genere mainstream qual è diventato, è stato capace di canalizzare nella società. La cover di “Jeffery” di Young Thug - in cui il rapper indossava un abito sartoriale realizzato dal designer italiano Alessandro Trincione - la babushka Gucci indossata da A$AP Rocky, sono stati alcuni dei momenti in cui la moda è stata in grado di fare da veicolo per scardinare vecchi dogmi e stereotipizzazioni sulla sessualità maschile. 

Il call-out di Ghali è importante, quasi fondamentale, in una cultura - quella del nuovo rap italiano - che si è evoluta troppo in fretta e in maniera forse poco armonica, ritrovandosi a fare i conti da un lato con l’apertura internazionale che le sue stelle più luminose (Ghali e Sfera Ebbasta su tutti) sono riuscite ad ottenere, e dall’altro con un pubblico troppo giovane e provinciale per riuscire a stare al passo. L’estetica quasi androgina che Ghali sta portando avanti - fin dalle sue prime apparizioni in Gucci e Dior - è praticamente unica nel panorama musicale italiano (con l’eccezione recente, forse, di Achille Lauro) e distante anche dalle pellicce rosa di Sfera Ebbasta o della Dark Polo Gang. Quelle pellicce sono per certi versi simili a quelle indossate da Cam’rom dei Dipset nel 2002, in una foto diventata iconica per il mondo del rap e del suo rapporto con il fashion: 

«Cam’ron, conosciuto per i suoi addominali, per il suo umorismo spinto e per l’eccessivo machismo, ha iniziato un trend - un trend rimarchevole nel mondo iper-mascolino dell’hip hop del 2000», ha scritto Calum Gordon su Dazed.

Non è però certamente il rosa che rende androgino l’abbigliamento di un uomo, così come non lo sono gli occhiali da donna o gli stivali con il tacco. Ciò che gli anni ‘10 del 2000 hanno portato in dote al rap (e alla moda) è una propensione generale a un'espressione della propria identità estetica più libera possibile. Ed è qui che possiamo inserire l’estetica recente di Ghali. Tutti i brand, da Gucci a Louis Vuitton a Telfar, sono riusciti ad adattarsi, aprendo nuove possibilità anche per le industrie della moda e della comunicazione, che hanno permesso Pharrel Williams, ad esempio, di diventare il primo uomo protagonista di una campagna di borse di Chanel. 

L’importanza di questo processo di crescente libertà di espressione della propria estetica - che non necessariamente è legata all’espressione della propria sessualità - sta nel garantire a una parte di pubblico che storicamente non aveva mai trovato rappresentazione la possibilità di esprimersi, e di farlo identificandosi con artisti che possono contemporaneamente esibirsi come headliner al Coachella, organizzare party queer a New York ed essere protagonisti della nuova campagna menswear di Prada. Ed è fondamentale che in Italia - dove per l’appunto tanti dei protagonisti di questo processo risiedono - sia parte attiva di questo trend: in un periodo dove la società civile stenta a ergersi come modello di riferimento, la moda, l’arte e la musica possono giocare un ruolo importante nell’educazione del pubblico.