Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford

Le direzioni creative lampo, che alcune maison stanno collezionando negli ultimi anni (vedi Dario Vitale), non sono di certo nuove al fashion system e la carriera di Alessandra Facchinetti ne è la prova. La figlia del frontman dei Pooh, dopo essersi diplomata all’Istituto Marangoni, lavorò per sette anni a fianco di Miuccia Prada da Miu Miu per poi essere assunta da Gucci nell’ottobre del 2000, dove per quattro anni ricoprì il ruolo di responsabile womenswear sotto l’ala di Tom Ford.  Alla fine di un estenuante “braccio di ferro” per il controllo creativo e finanziario del brand, nel novembre 2003 venne formalizzato il divorzio tra il gruppo PPR (oggi Kering) e il binomio vincente Ford-De Sole.

Nessuno pensava ad un Gucci post Tom Ford

Le previsioni degli analisti di mercato e della stampa furono quasi apocalittiche: l’opinione prevalente era che il brand fosse diventato ormai indissociabile dall'estetica e dal carisma di Tom Ford, rendendo la sua successione un’impresa ai limiti dell'impossibile. Per scongiurare un fallimento annunciato, il management di PPR optò per una frammentazione della direzione creativa sia per diluire il peso di un’eredità ingombrante attraverso una responsabilità condivisa sia per valorizzare i talenti interni all’ufficio stile, che per anni avevano lavorato all’ombra di Ford. 

Il testimone venne consegnato nelle mani di un triumvirato di designer cresciuti all’interno della maison: John Ray per la linea uomo, Frida Giannini come responsabile degli accessori e Alessandra Facchinetti per il prêt-à-porter donna. Il delicato compito di Facchinetti fu quello di addolcire e alleggerire la donna Gucci. Se Ford aveva creato durante quegli anni l’estetica “porno-chic”, la sua erede scelse di esplorare una femminilità più eterea e romantica, non necessariamente esplicita e provocatoria nel mostrare la sua sensualità.

La prima collezione di Alessandra Facchinetti da Gucci

Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597580
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597584
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597583
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597582
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597581

La prova del fuoco avvenne nel settembre 2004, quando Facchinetti presentò la sua prima collezione (SS05) durante la Milano Fashion Week. Come era prevedibile per un debutto così atteso e chiacchierato, la sfilata scatenò reazioni contrastanti: parte della stampa osservò come la designer non avesse poi deviato così drasticamente dalla formula consolidata di Tom Ford. La collezione riproponeva, infatti, i capisaldi del brand, cinture in coccodrillo, corsetti e scollature vertiginose, ma la Facchinetti ne aveva completamente riconfigurato l’immaginario di riferimento. Se le passerelle di Ford erano ogni volta trasformate in club esclusivi del jet set, la designer decise di contaminare l’erotismo della donna Gucci con suggestioni asiatiche.

Facchinetti infatti realizzò per il debutto gonne con frange e passamanerie simili alle fantasie dei kashan persiani e top gioiello in jersey che ammiccavano ai costumi delle danzatrici del ventre: un cambio di rotta che la nota giornalista Cathy Horyn, che all’epoca scriveva per il New York Times, definì troppo prudente e con poco carattere. La critica principale riguardava la mancanza di una visione inedita e autonoma: la Facchinetti appariva più come una bravissima esecutrice che come una vera leader creativa capace di scrivere un nuovo capitolo per la maison.

Gucci FW05: la seconda e ultima collezione da direttrice creativa

Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597591
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597592
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597585
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597590
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597589
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597588
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597587
Non parliamo mai dell’era di Alessandra Facchinetti da Gucci La direttrice creativa che successe Tom Ford | Image 597586

Nemmeno il secondo e ultimo atto firmato da Alessandra Facchinetti riuscì a fare breccia nel cuore della stampa e del mercato. Per la stagione FW05, il confronto con il passato risultava palese ed inevitabile: la collezione, che accostava lo stile romantico delle camicie vittoriane alla severità dei cappotti di ispirazione militare, convinse solo a metà. Se da un lato i critici ne lodarono le tecniche sartoriali e l’attenzione per i dettagli su alcuni abiti da sera che alcuni definirono degni di una sfilata Couture, dall’altro nella collezione persisteva un senso di immobilismo: come osservò Sarah Mower nella sua review per Vogue «Gucci si comporta come se nulla fosse cambiato».

La moquette a pelo lungo, l’occhio di bue sulla passerella sembravano un tentativo di replicare l’estetica fordiana, un’epoca certamente gloriosa, ma ormai perduta e irripetibile. Questa incertezza e poca incisività creativa dell’era Facchinetti da Gucci si lessero anche nelle campagne pubblicitarie scattate da Mert Alas & Marcus Piggott con Natasha Poly e Daria Werbowy in primo piano, che vennero definite prive di quello sguardo cinematografico e di quella carica erotica e provocatoria che avevano creato nel passato Tom Ford insieme a Mario Testino.

Il passaggio di torcia a Frida Giannini

@fashionoverd0se Ultraglam rock #gucci #runway #fridagiannini #art #model Doll - Lxlita

Contrariamente al ready-to-wear di Facchinetti, gli accessori ideati da Frida Giannini e soprattutto la linea Flora di borse e foulard decollarono sul mercato riuscendo in parte a bilanciare le perdite. Fu proprio questo squilibrio a decretare il futuro del brand e del suo team creativo: a soli due anni dal debutto, Alessandra Facchinetti lasciò la direzione creativa. Se il comunicato aziendale parlava del classico disaccordo con il management sulle strategie di sviluppo del brand, le indiscrezioni del settore raccontavano che già dall’inizio dell’incarico non corresse buon sangue tra la stilista e il CEO Robert Polet.

Il manager, determinato a replicare i fatturati record dell'era Ford, considerava l'approccio della stilista troppo ancorato a una visione tradizionale della moda. Consapevole di aver scommesso su una designer talentuosa, ma forse ancora troppo acerba e fragile per esorcizzare l'ingombrante fantasma di Ford, il management di Gucci scelse di cambiare nuovamente strategia, unificando la direzione sotto Frida Giannini, una figura decisamente più votata alla vendibilità del prodotto.