
Secondo Lyst avere personalità sta tornando di moda Prada, Chanel e Miu Miu dominano la classifica, ma ci sono anche new entry
Nell’ultimo report di Lyst relativo al terzo trimestre dell’anno si può finalmente notare un cambio di marcia nei gusti e nella percezione collettiva che il pubblico ha dei brand di moda. Osservando la classifica dei marchi più cercati sulla piattaforma, Prada e Celine hanno fatto un balzo in avanti di cinque posizioni, Chloé e Bottega Veneta di due e tre punti rispettivamente, Dries Van Noten e Khaite sono entrati nella Top 20 e, infine, brand come Dior eThe Row per il lusso, Massimo Dutti per il mass market, sono scivolati di due o tre posizioni. Anche Coach ha perso qualche posto. Ma come interpretare questi movimenti?
Se guardiamo i primi brand in classifica (Prada, Chanel e Miu Miu) e quelli che in generale sono avanzati maggiormente in questi tre mesi vediamo che si tratta di tutti i brand che nell’ultimo fashion month hanno proposto estetiche estrose, in linea con quell’idea di character dressing che Michael Rider, dopo lo show di marzo di Celine, ha riassunto nel motto «I classici sono una cosa, a noi piace il mordente». E ciò significa una concezione dello stile intuitiva, lussuosa per tre quarti ma eccentrica per il resto, caotica come una jam session di jazz.
Il potere di un punto di vista
Dev’essere chiaro che ciò che mostra Lyst in questo trimestre non è un semplice ritorno del decorativo o dello strano in sé e per sé. È piuttosto un ritorno di abiti pragmatici ma infusi di una certa anima. Il prodotto più popolare, ad esempio, è la pouch di seta di Prada, un design derivato dal tipo di borse che la stessa Miuccia Prada ha sempre indossato e che sono finite in negozio dopo lo scoppio della loro popolarità online. Ci sono anche le Reebok di Celine, le ballerine bicolori di Chanel, una gonna di seta stampata di Dries Van Noten, gli occhiali di Phoebe Philo e dei pantaloni alla turca di Free People. Tutti pezzi semplici, ma non minimal.
Tutti questi brand, per citare Lyst stesso, «hanno ciascuno una visione così chiara che i consumatori desiderano l’idea tanto quanto il prodotto stesso. Attraverso lo styling, il linguaggio del design e i riferimenti culturali, questi marchi creano universi in cui i consumatori vogliono immergersi, e la gamma di estetiche ricercate dai consumatori si sta ampliando. […] Ciò che li accomuna tutti è un’identità chiara, sostenuta con convinzione». Gli elementi attraverso cui questa identità si manifesta sono i riferimenti culturali, l’uso di colori e stampe, riferimenti alle sottoculture e quel lusso un po’ gallerist-core di stampo Phoebe Philo a cui Khaite ha molto attinto.
Gli altri brand in ascesa, ovvero Conner Ives, Emily Dawn Long e Mfpen sono tutti a modo proprio espressivi. I primi due hanno prodotto t-shirt virali, tutti e tre utilizzano tessuti deadstock e creano, con tagli e proporzioni molto deliberate, vestiti che si possono mettere ogni giorno, non stravaganti, ma in grado di suggerire una storia, un passato. Se volessimo usare un termine improprio, parleremmo di moda “fragrante”. C’è chiaramente anche un tema di riconoscibilità, immediatezza, spontaneità che porta dentro il report sia un brand più normcore/grunge come Mfpen che prodotti come il Tank di Cartier o le Vans bianche, anch’essi molto essenziali. Ma è tutto oro quel che luccica?
Il potere dei dupe non finisce
La ricerca di abiti con personalità implica anche la ricerca di design corrispondenti a modelli più celebri, dato che il vero valore è il carattere, la personalità che si esprime. La moda estrosa, dunque, include spesso dei dupe: stupisce vedere nella Top 10 dei prodotti più cercati, ad esempio, sia la borsa Trullo di COS che la Rodeo di Balenciaga, ma con il dupe meno costoso più popolare e ricercato del modello da migliaia di euro del brand di lusso. Anche il boom della Vans Authentic bianca è da leggere come la ricerca di un dupe della ballerina bianca di Celine che ha fatto esplodere il trend della delicata scarpina bianca, meglio se rovinata.
Anche qui si tratta di pezzi semplici, corredi di styling classici ma con mordente: una borsa nera capiente ma soffice e “plastica”, scarpe bianche che spezzano l’outfit, ma anche la mini-pouch di Prada che (nonostante il prezzo, 980 euro) è qualcosa di piccolo e semplice ma diverso dalla classica clutch, più estroso. Sia come sia, dopo il tramonto del quiet luxury e l’affermarsi dell’estetica vintage, tutta incentrata sulla patina e sulla mano di tessuti e materiali, la nuova direzione pare privilegiare linee nette, una sorta di elastica compattezza, un senso intuitivo del colore.















































