Perchè abbiamo ancora paura di Rick Owens e di Michèle Lamy ? Come il complottismo social ha trasformato la moda grottesca e brutalista di Rick Owens in devianza satanica

Negli ultimi tempi, alcuni utenti sui social sono tornati ad accusare Rick Owens e Michèle Lamy di satanismo e di diffusione di pratiche occulte. A far riaccendere le polemiche è stata un’intervista rilasciata dal giornalista Bliss Foster in occasione dell’ultima sfilata womenswear SS27 del brand, presentata durante la Paris Fashion Week lo scorso ottobre. Il designer americano ha risposto apertamente alle critiche legate all’utilizzo del pentagramma (la stella a cinque punte) nelle sue collezioni definendolo non come un simbolo demoniaco, ma come «una bandiera di protezione dell’alterità», da sempre demonizzata nel corso della storia dell’umanità e, ancora oggi, rifiutata e condannata dalla società.

Ma perché lo stile di Rick Owens e di Michèle Lamy continua a fare paura?

Rick Owens tra sacro e profano

Le accuse di satanismo rivolte al “principe delle tenebre” sono fondamentalmente legate alla sua dichiarata ossessione per il sacro. Cresciuto in una famiglia fortemente cattolica e ultraconservatrice, il rapporto di Owens con la moda nasce proprio dall'osservazione di paramenti liturgici, tuniche monacali e processioni. Durante la sua carriera, attraverso un percorso di rielaborazione catartica dei suoi traumi infantili, Owen ha saputo reinterpretare, nel suo lavoro, i codici del sacro con un gusto tetro e gotico: ne sono un esempio la collezione Gethsemane (FW21),  che prende il nome dal luogo sacro in cui Gesù si abbandonó alla preghiera e al pianto prima di essere arrestato e crocifisso, o la sfilata Hollywood (SS25), nella quale Owens, ispirandosi ai colossal cinematografici di Cecil B. DeMille, ha messo in scena una vera e propria processione biblica.

D’altronde Owens ha spesso dichiarato di essere sempre stato affascinato dall’arte sacra e dalle rappresentazioni del martirio di Gesù, che fin da adolescente trovava cariche di erotismo. Da questo legame complesso con il sacro nasce una spiritualità personale che Rick Owens e Michèle Lamy hanno proiettato in un immaginario estetico primitivo e divino. Lo dimostrano gli oggetti che decorano la loro casa e le architetture degli store del brand: autentici santuari brutalisti dotati di totem di legno e installazioni in pietra che ricordano altari sacrificali. 

I significati del pentagramma 

La natura ambigua e oscura del pentagramma, al tempo stesso emblema dell’armonia cosmica e rappresentazione della ribellione all’ordine divino nella sua forma capovolta (il pentacolo), ha da sempre esercitato una forte attrazione su Rick Owens, esponendolo a ripercussioni mediatiche. Il caso più emblematico risale al 2021, con lo scandalo delle «scarpe sataniche», le TurboDrk Chuck 70s realizzate in collaborazione con Converse. La presenza del pentagramma capovolto al posto della stella del brand  e la controversa campagna con il duo Matières Fécales, scatenarono le proteste dei gruppi cattolici più radicali, che arrivarono a definire lo stilista un servo del diavolo intento a diffondere messaggi satanici tra i più giovani.

In risposta, Owens difese le sue idee artistiche dichiarando che l’uso di quel simbolo non era un omaggio al demonio, ma una rappresentazione geometrica della ribellione adolescenziale. Nel corso del tempo, il pentagramma si è consolidato come un marchio di fabbrica per Owens, proposto negli stivali Megalace del brand così come nella nota collaborazione con Dr.Martens. Il designer ha spesso sottolineato come i lacci disposti a forma di pentagramma, che ritroviamo nel design di queste calzature, siano ispirati anche a una performance di Joseph Beuys del 1965 intitolata How to explain pictures to a Dead Hare nella quale le scarpe dell'artista erano legate a una piastra di ferro tramite una fitta trama di lacci di cuoio: questo intreccio geometrico per Owens è un simbolo gotico di ribellione estetica e di protezione della propria individualità. 

Le leggende su Michèle Lamy 

Le teorie del complotto sui social hanno coinvolto anche Michèle Lamy, artista, musa e partner di Rick Owens. I tratti distintivi dello stile della designer sono stati spesso interpretati sui social come simboli esoterici, anche se non hanno nulla a che fare con magia nera e satanismo. Per esempio, le mani dipinte d'henné nero di Michèle Lamy, spesso scambiate per il simbolo di un'iniziazione magica o addirittura per mani sporche di sangue demoniaco, non sono altro che il risultato di una pratica abitudinaria della designer. Si dice che il look abbia diverse ispirazioni, dalla tintura che in passato applicava sui capelli di Rick Owens alla pittura di Anselm Kiefer, passando per alcune tradizioni delle donne berbere del Nord Africa, da cui Lamy stessa ha dichiarato di esser stata particolarmente affascinata.

Allo stesso modo, la linea scura al centro della fronte di Lamy, interpretata spesso come un marchio satanico, è secondo quanto dichiarato dalla designer un segno tribale che utilizza per rimanere ancorata alla terra. Tra le leggende metropolitane più bizzarre circolate sui social su questo segno c'è persino chi sostiene che Lamy sia una strega secolare, capace di preservare la propria giovinezza con arti occulte.

Il caso A$AP Rocky

Un altro filone di teorici del complotto sostiene che Lamy e Owens gestirebbero insieme una presunta setta satanica di cui farebbero parte star come Ye, Usher e A$AP Rocky. In modo particolare, il legame artistico con A$AP Rocky avrebbe alimentato una serie di teorie cospirazioniste già a partire dal 2015, anno in cui per l’uscita dell’album At. Long. Last. ASAP. Rocky e Lamy iniziarono a collaborare. La stessa cover del disco, che vedeva le mani della designer fondersi nel volto di Rocky, ha spinto il web e parte del fandom del rapper a ipotizzare che quest’ultimo fosse stato "iniziato" spiritualmente da Michèle Lamy. 

La questione è tornata a galla lo scorso gennaio durante un’intervista al Joe Budden Podcast. A$AP Rocky ha chiarito di non aver mai assistito a rituali o pratiche occulte di Lamy, riducendo l'intera faccenda a una pura questione di provocazione visiva: «Non posso giustificare quello che fanno, ma stiamo parlando di “gay europei”, non potremmo mai capire» ha detto il rapper. Nonostante questa uscita, tanto ironica quanto omofoba, i social hanno continuato ad alimentare rumors.

Il creator Kory Yeshua, noto su YouTube per le sue analisi sulle presunte influenze occulte nei settori della musica, della moda e di Hollywood, è tornato recentemente sull'argomento accusando Michèle Lamy e Rick Owens di essere satanisti e figure centrali in una guerra spirituale tra bene e male negli Stati Uniti. Secondo Yeshua, di questa presunta setta farebbe parte oltre A$AP Rocky anche la sua compagna Rihanna. Durante l'ultima Paris Fashion Week, la cantante è stata vista di frequente al fianco di Michèle Lamy, per esempio seduta in prima fila alla sfilata del brand Matières Fécales. Per il creator, i due designer, da sempre supportati da Owens e Lamy, stanno sfruttando il loro successo mediatico per diffondere il satanismo. 

La paura dell'alterità

Le accuse e le polemiche rivolte ai due designer sono riconducibili a una medesima matrice: la nostra percezione dei corpi all’interno della società. L’indignazione del pubblico mainstream di fronte alla loro estetica nasce dal loro aspetto alternativo, ma soprattutto dallo spazio in cui li vediamo: quello della moda, un settore estremamente governato da canoni estetici convenzionali.   

La visione dei designer affianco a modelle e star generalmente attraenti (i famosi "corpi perfetti" che per una stagione o due vediamo apparire in passerella o in front row) genera inquietudine perché appartiene alla sfera dei corpi grotteschi - per citare lo storico russo Michail Bachtin. Corpi in perenne divenire, dalle sagome indefinite, privi di confini rassicuranti e, per questa ragione, percepiti come mostruosi. La stessa community di Rick Owens e di Michele Lamy, che gravita attorno al brand, appare agli occhi del grande pubblico social fortemente divisiva, oscillando tra fascinazione e repulsione.

Per chi osserva questo universo dall'esterno, le creazioni di Owens sembrano più un travestimento che come uno stile quotidiano. Ma se ogni abito trasforma l'anatomia di un corpo, Owens e Lamy portano questa metamorfosi all'estremo, sfidando l'idea di decoro che definisce quali corpi siano socialmente accettabili. La diversità esibita dai due designer diventa così, oggi più che mai, una forma di protesta contro chi vede l’alterità come un errore da correggere o da escludere.

Forse il vero errore sta nella nostra fretta di giudicare ogni immagine, oggetto o corpo che sia secondo le categorie rigide di "giusto" o "sbagliato", di “bene” e di “male”, senza chiedersi se sia possibile concepire la bellezza attraverso uno sguardo alternativo: se per noi questo è un dubbio morale, per Rick Owens e Michèle Lamy è una missione. 

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