
Il boom commerciale di Miu Miu si sta fermando Il resto del Gruppo Prada però resiste bene

Sono usciti oggi i risultati del Gruppo Prada per il terzo trimestre dell’anno, che ha visto un aumento organico del fatturato dell’1%, attestandosi sullo stesso tasso di crescita di LVMH. Ma la cosa importante è che questa crescita è stata dovuta proprio a Prada perché, dopo quattro anni di successo ininterrotto, Miu Miu ha registrato la sua prima flessione. In generale, comunque, nei primi nove mesi dell’anno i ricavi consolidati hanno raggiunto 4,54 miliardi di euro, in rialzo del 12% rispetto allo stesso periodo del 2024. Al netto del contributo di Versace (441 milioni di euro) e a cambi costanti, la crescita organica si attesta al 4%, rispettando le attese degli analisti.
Sul piano delle vendite, Prada ha registrato un +1% nel trimestre e un +2% nei nove mesi, grazie a buone performance nelle Americhe e nella regione Asia-Pacifico (ossia, per lo più in Cina) e dalla stabilità di Europa e Giappone. Miu Miu, invece, è scesa del 3% delle vendite retail, portando dunque la sua crescita nel 2026 finora a un basso +1%. Per fare un esempio della battuta d’arresto, l’anno scorso le vendite del brand erano cresciute del 41% nei primi nove mesi e del 29% nel solo terzo trimestre. Ma che mercato è responsabile per questo arresto?
L’origine del blocco
Se sia LVMH e Hermès hanno avuto problemi a causa dello spending in Cina e, più in generale, in Asia, Prada non sta soffrendo particolarmente in quella regione: sì, nella Cina vera e propria c’è stato un abbassamento delle vendite, in Corea del Sud, Hong Kong e Macao (queste ultime due località godono di esenzione dai dazi quindi probabilmente i cinesi sono semplicemente andati lì a fare shopping) lo spending è rimasto stabile tanto che, complessivamente, nei primi nove mesi dell’anno, i ricavi in Asia sono saliti del 10%. In Giappone, la crescita a cambi costanti è stata del 5% (424 milioni), anche se a cambi correnti si è registrata una contrazione del 6%.
Nonostante la sua storica debolezza, in Europa le vendite sono cresciute del 4% arrivando a 1,18 miliardi, mentre il vero boom è stato in America dove la crescita è stata del +29%. Il vero problema è la situazione del Medio Oriente dove le vendite retail del gruppo sono crollate del 23-25% nei primi nove mesi del 2026, incidendo pesantemente specialmente su Miu Miu data la fortissima riduzione dei flussi turistici per via della guerra che infiamma il Golfo. Esistono dei consumi locali che tengono il business della regione a galla ma l’assenza di ricchi turisti si percepisce. E dunque è questa l’origine del blocco.
E il futuro?
Il vero momento cruciale dei prossimi mesi sarà il debutto di Pieter Mulier da Versace, che avverrà l’anno prossimo insieme alla definitiva integrazione di Versace nel resto del Gruppo. Un altro importante investimento del gruppo, già realizzato, ma che molto dovrebbe aiutare in futuro è il hub produttivo di Piancastagnaio in Toscana, dedicato alle pelletterie. Nel futuro, dovremo aspettarci un’espansione nell’hospitality dato che nel report si è parlato del buon successo di Prada Galleria a Milano e dell’apertura della lounge Miu Miu di Shanghai IFC.
Sia il CEO Guerra che il presidente Bertelli hanno parlato, in parole proprie, di trimestre sfidante, situazioni volatili e complesse e di bisogno di disciplina. E senza dubbio quelle che Prada ha affrontato sono difficoltà che riguardano l’intero settore. Nel complesso, comunque, i risultati confermano il posizionamento del Gruppo Prada nel “carro dei vincitori” di questo trimestre. Carro, purtroppo, sul quale non tutti i gruppi del lusso sono riusciti a salire.








































