Nel 2027 il governo italiano potrebbe sostenere la moda come mai prima Per la prossima Legge di Bilancio, il CNMI ha presentato undici proposte per il settore

In vista della prossima Legge di Bilancio per il 2027, la Camera Nazionale della Moda Italiana (ovvero il CNMI) ha inviato al Governo e al Parlamento un pacchetto di undici proposte per aiutare il settore moda italiano. L’idea è quella di creare un assetto che rafforzi l’intero sistema sostenendo investimenti e soprattutto le imprese che devono affrontare un mercato internazionale sempre più competitivo, segnato da guerre e interruzioni delle filiere internazionali oltre che da un endemico calo della domanda.

Alla base delle proposte c’è il ruolo rilevante che l’industria della moda ha per l’Italia. Secondo i dati forniti da CNMI il settore genera esportazioni annue vicine ai 90 miliardi di euro, e contiene in sè un ecosistema che unisce grandi marchi, piccole e medie imprese, manifattura di eccellenza, artigianato e competenze creative riconosciute a livello mondiale. Secondo il presidente Carlo Capasa, «investire nella moda significa investire nella crescita e nel futuro del Paese». Ma quali sono queste proposte e in che modo il governo italiano può aiutare la moda?

Creatività, design e formazione

La prima richiesta riguarda la proroga fino al 2030 del credito d’imposta per le attività di design e ideazione estetica, con aliquota al 10% e uno stanziamento indicativo di 200 milioni di euro all’anno. Le aziende di moda possono già oggi ottenere un credito d’imposta del 10% per i costi per creare nuovi modelli, collezioni, stilismo, prototipi e analoghi. CNMI chiede di prorogare questa agevolazione fino al 2030, così le imprese possono pianificare gli investimenti con più serenità con un tetto massimo di circa 200 milioni di euro di crediti d’imposta ogni anno per tutto il settore. In pratica, se un’azienda spende 1 milione di euro in design, ne recupera 100.000 di tasse.

Sul fronte delle competenze, la CNMI propone l’istituzione, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di un Albo delle Academy aziendali. A questo si accompagnerebbe un credito d’imposta del 30% sui costi che le aziende possono recuperare, senza superare il milione annuo. La misura vuole incoraggiare le aziende a formare nuove professionalità, garantire il trasferimento del sapere artigianale e la riqualificazione dei lavoratori, e contrastare la perdita di know-how specializzato.

Dazi, costi energetici e occupazione

Dopo la confusione e le perdite causate dai dazi di Trump, la proposta di CNMI è aiutare i brand a diversificare i mercati di sbocco istituendo un credito d’imposta (ovvero una riduzione delle tasse) del 10% sull’incremento delle esportazioni verso i Paesi del Mercosur e del Consiglio di cooperazione del Golfo per il 2027 e il 2028, fino a un massimo di 300.000 euro annui per azienda. E per le imprese che generano almeno un 15% del fatturato negli USA (e questo includerebbe numerosi gruppi del lusso) la proposta include un credito d’imposta straordinario del 50% relativo soltanto all’anno 2027 e ai costi derivanti dai dazi.

Sul piano del costo energetico, CNMI ha proposto di stanziare nel 2027 fino a 70 milioni di euro di cui 20 milioni sarebbero destinati a un credito d’imposta del 30% sull’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili (che si potrebbe attivare solo se il prezzo medio dell’energia crescesse del 20% rispetto al 2026) e 50 milioni per incentivi al 30% sugli investimenti in impianti rinnovabili e sistemi di accumulo legati alle Comunità energetiche rinnovabili della filiera.

Per tutelare l’occupazione e le competenze manifatturiere, poi, si chiede la possibilità di prorogare fino a sei mesi, nel biennio 2027-2028, i trattamenti di integrazione salariale già previsti, per le imprese che hanno registrato un calo di fatturato o di ordini di almeno il 20% rispetto all’anno precedente.

La moda circolare e la filiera

Altre due proposte riguardano l’economia circolare. La prima è volta a creare nuove e più chiare regole sulla documentazione da presentare quando un’azienda ha prodotti invenduti e li destina al riutilizzo. Se fino a oggi il fisco può presumere che siano stati venduti applicando sia l’IVA che le tasse sul reddito, con delle norme più chiare l’azienda potrebbe dimostrare che i prodotti non sono stati venduti ma solo riutilizzati, riducendo dunque i rischi fiscali. La seconda proposta invece chiede che chi usa materiali rinnovabili e fibre naturali che rispettano gli standard ambientali europei paghi meno contributi oppure riceva agevolazioni.

Per consolidare la filiera, poi, CNMI ha domandato un credito d’imposta del 30% per le imprese che acquisiscono partecipazioni in aziende strategiche del settore, a condizione che produzione e livelli occupazionali restino in Italia per almeno 36 mesi. Inoltre, la CNMI chiede di semplificare i passaggi generazionali e le riorganizzazioni delle imprese familiari dato che oggi, per accedere a un’agevolazione fiscale che evita di pagare subito le tasse sulle quote, ogni familiare viene considerato individualmente. La proposta è di poter sommare le quote di tutti i membri della stessa famiglia, così è più facile ottenere il beneficio. L’obiettivo è evitare che le famiglie, per problemi fiscali, siano costrette a vendere le aziende a soggetti esterni e perdere il controllo italiano.

Infine, si chiede di chiudere in modo agevolato le vecchie controversie sui crediti d’imposta per ricerca e sviluppo del periodo 2015-2019 riaprendo i termini per sanare la situazione, offrire una procedura semplificata e dare un ristoro a chi ha già pagato tutto. Lo scopo è ridurre i contenziosi con il fisco e dare alle imprese maggiore certezza.

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